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Serial&Co(cci)/House of cards

house-of-cardsChe cosa è?
Siamo nel ventre del sistema politico americano. Il deputato del Congresso Frank Underwood è il responsabile della tenuta del gruppo democratico: ovvero quando si vota, lui assicura che tutti i deputati democratici votino come deciso (una cosa che sarebbe utilissima per il partito democratico italiano). All’indomani delle elezioni presidenziali in cui ha sostenuto il candidato eletto – un senatore della California – il neopresidente gli rifiuta il promesso incarico di Segretario di Stato. Underwood giura vendetta. Per farlo si avvarrà del fido Doug – assistente che fa il lavoro sporco – di una giovane giornalista bona (Zoe Barnes) e di un deputato della Pennaylvania.

Prodotta e distribuita da Netflix è stata trasmessa in streaming, rendendo immediatamente disponibili tutti gli episodi della prima stagione. Non solo: Netflix ha commissionato subito le prime due stagioni. La seconda sarà scaricabile dal prossimo 14 febbraio 2014.
Tra i produttori della serie ci sono David Fincher (che ha diretto i primi due episodi) e Kevin Spacey che interpreta Frank Underwood; entrambi si sono mostrati entusiasti proprio del sistema di distribuzione di House of cards, raccontando come tanti loro conoscenti e amici siano soliti chiudersi in casa per il weekend e guardare serie tv una puntata dopo l’altra. Una strategia pensata da Netflix studiando le abitudini dei propri abbonati, invece del tradizionale sistema dell’episodio pilota. Fincher ha anche spiegato come fosse da sempre interessato a lavorare per la televisione: una serie permette di approfondire e caratterizzare i personaggi in maniera molto più approfondita rispetto alla tv.

House of cards è ispirata a una miniserie inglese che fu trasmessa in tre differenti stagioni e tratta dal libro di Michael Dobbs, politico appartenuto al Partito Conservatore. La serie inglese fu adattata da Andrew Davis.
La versione americana è stata affidata a Beau Willimon, scrittore e sceneggiatore, che ha firmato la pièce teatrale Farragut North da cui è stato tratto Le idi di marzo di George Clooney, con lo stesso Clooney e Ryan Gosling. Willimon ha lavorato a lungo come volontario alle campagne elettorale di alcuni politici a stelle e strisce come Howard Dean.

Come è?
La prima cosa che colpisce è la recitazione e la qualità complessiva dell’impianto. Kevin Spacey ingrossa la pattuglia di attoroni che scelgono di lavorare sul piccolo schermo. Colpisce che lo abbia fatto lui che negli ultimi anni aveva mostrato di essere più interessato a rilanciare il teatro Old Vic a Londra. Fincher ha detto che proprio una delle ultime fatiche teatrali di Spacey, il Riccardo III, è stato di enorme aiuto nel preparare il personaggio di Frank Underwood. Non c’è solo Spacey. Robin Wright interpreta la moglie di Underwood, Claire. Fincher ha proposto alla Wright di prendere parte a House of cards durante le riprese di Millenium, mentre la sorella di Rooney Mara, Kate, ha messo una buona parola per farle ottenere la parte di Zoe Barnes.

Con questa qualità – confermata anche dietro alla macchina da presa – ad House of cards basta poco per essere al di sopra della media. Gli intrighi di potere mi hanno lasciato sempre freddo – nessuno potrà mai eguagliare Jr Ewing – e così House of cards mi lascia freddo. Poi, trattadosi soprattutto di intrighi di potere, finisce che i personaggi si esprimano soprattutto attraverso la trama e alla fine me ne frega davvero poco di ciascuno di loro. Finiranno sotto un autobus? Anche sti cazzi.
House of cards mette in scena tutto il cinismo della politica. Non penso che quella americana faccia eccezione ed essendo tratto da una serie inglese mi sembra un buon suggerimento farlo vedere agli elettori 5 stelle che pensano che lo schifo politico italiano sia così peculiarmente italiano.

Alcune cose sono interessanti: Frank Underwood rompe spesso la quarta parete per parlare con il pubblico, si rilassa giocando ai videogame e si ammazza di cotolette di maiale in un posticino che conosce (Freddy’s BBQ se capitate a Washington).

Vale la pena seguirlo per 13 puntate (26 se contiamo anche la seconda stagione)?
Ragazzi, seguitemi: è senz’altro meglio di mettere il pisello in un nido di vespe e passare del tempo con Kevin Spacey è senz’altro una buona idea. Però, se devo dire una cosa, al confronto con Boss, la serie con Kelsey Grammer vince su tutta la
linea come ritmo e per la capacità di fari veramente affezionare ai personaggi.

I registi
Il tocco in più è stato dato dietro la macchina da presa. David Fincher, James Foley e Joel Schumacher sono inprimi tre che hanno diretto le prime 6 puntate. Poi è arrivato il momento di sicuri mestieranti della tv come Charles McDougal (Desperate housewives, Sex and the city, The Tudors, The good wife) e Carl Franklyn (homeland e newsroom ma da giovane ha lavorato moltissimo in tv come attore, era il capitano Crane in A-Team)

C’è la fica?
Rachel Brosnahan è Rachel Posner, la prostituta che rovina Peter Russo. Mi ha ricordato la Evan Rachel Wood di Le Idi di marzo – così capite quanto è morbosa.
Kate Mara è uno schianto inutile girarci intorno mentre Robin Wright è ancora una bionda da sballo.
Kristen Connolly è il vero tocco di fi… classe della serie. Lei è l’amante-segretaria del deputato Russo e dà davvero un nuovo significato alla parola segretariagnocca. Tra l’altro la ricordiamo ne La casa nel bosco… ah se la ricordiamo.

Kristen Connolly, la donna che ha dato un nuovo senso alle parole senza reggiseno
Kristen Connolly, la donna che ha dato un nuovo senso alle parole senza reggiseno

La battuta
Non dare mai uno schiaffo a un uomo che mastica tabacco

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