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Te lo do io il recap/Game of Thrones 3×10/Mhysa

Mhysa-3x10-game-of-thrones-34665561-3600-2395Mozione d’ordine
Quelle che seguono sono delle note seguenti alla visione del decimo episodio della terza stagione di Game of thrones. Se avete intenzione di aspettare le puntate in italiano è meglio che non leggiate; se non avete letto il libro forse è meglio che non leggiate.

Cosa è successo?
Si consumano le nozze rosse. Il campo Stark è in fiamme, i soldati massacrati, Arya scappa col Mastino ma fa in tempo a vedere il corpo del fratello decapitato con cucita sul tronco la testa di lupo. Tyrion e Sansa passeggiano nei giardini della Fortezza rossa. Scherzano, parlano di chi li deride perché lui è un nano, lei la figlia di un lord decapitato per tradimento. Ma la realtà irrompe a impedire una normalità per la coppia. Nel Consiglio ristretto arriva la notizia della morte di Robb e Catelyn. Joffrey esprime il suo desiderio di esporre a Sansa la testa del fratello durante il banchetto per le sue nozze, Varys e la madre cercano di distoglierlo, Tyrion lo minaccia apertamente. Tywin zittisce tutti, manda il Re a letto senza cena e fa un discorsetto al folletto sui doveri della famiglia, manco fosse Don Vito Corleone. Solo che ciò che la Mano del Re confessa al figlio non è degno del Don: appena nato lo avrebbe volentieri gettato nelle onde del mare fuori Castel Granito, invece ha deciso di allevarlo “come suo figlio”. Quasi a evidenziare che per lui non lo era.
Saltiamo vicino alla Barriera. Bran si rifugia in uno dei castelli difensivi abbandonati dai Guardiani della notte e racconta un episodio che risolve la querelle sulla famosa questione del pane e del sale che non sarebbe stata spiegata sufficiente bene durante la 3×9: è vero, ma la leggenda che narra Bran richiama quanto accaduto durante le nozze rosse e spiega come l’uccisione di un ospite sotto il proprio tetto è un peccato che gli dei non perdonano. Qui saltiamo da Walder e Bolton: mentre la serva pulisce il sangue dal pavimento i due ridono degli Stark e dei Tully. Roose Bolton spiega qualcosa di Ramsay. Così arriviamo a Theon. Si completa l’annullamento completo del giovane Greyjoy: dopo aver perso la dignità, la virilità, ora perde anche il suo nome. Ramsay riesce a fargli dire di chiamarsi Reek e rinnegare quello che lui è, Theon Greyjoy.
L’unica sbavatura nel montaggio è qua. Benioff e Weiss ci riportano da Bran che incontra Sam, i due si scambiano convenevoli di fratellanza grazie a Jon Snow. Subito dopo ritroviamo Balon Greyjoy (ricordiamo, uno degli usurpatori finiti nella maledizione di Stannis e Melisandre, un riferimento voluto ma forse un po’ appiccicato alla meno peggio con lo sputo): Ramsay Bolton gli ha mandato il membro del figlio; il re delle Isole di ferro resta indifferente ma non Asha che parte in una missione disperata per salvare il fratello.
Ritorniamo da Bran. Sam spiega come ha ucciso l’Estraneo e cosa li aspetta oltre la Barriera. Gli dà coltello e punte per le frecce di ossidiana. Cosi anche Bran si mette in marcia per una missione, come Asha, entrambi riluttanti ma determinati.
Saltiamo al Dragonstone. Anche Gendry e Davos parlano di famiglia. Si raccontano dove abitavano al Fondo delle pulci e sul perché il cavaliere delle cipolle ha accettato di seguire Stannis: per la famiglia, per offrire ai suoi figli un futuro migliore del suo. Parole che echeggiano anche nel confronto fra Shae e Varys sulla nobiltà, su come non saranno mai come i nobili perché non hanno un cognome che è quello che davvero conta a Westeros.
Altri incontri a due: Cersei rivela a Tyrion le gioie della maternità anche se, crescendo, Joffrey è diventato una persona terribile.
Un altro tipo di piacere lo prova Arya quando uccide il soldato Frey che si faceva beffe del fratello e si vantava di aver cucito la testa di lupo sul corpo di Robb.
Ygritte ferisce Jon in un addio che secondo me ci sta. Si spezza una famiglia e se ne forma un’altra sui generis. Sam riesce a convincere il maestro Aemon a ospitare Gilly, perché la barriera è stata costruita per proteggere gli uomini e le donne e non per tenerne alcuni al di là in pasto alla morte. Un concetto che tornerà utile più avanti.
Si torna da Stannis. Saputo che Robb è morto, il re è disposto a concedere Gendry alla sacerdotessa rossa per sacrificarlo. A questo punto Davos decide di agire: libera Gendry, spiegandogli in due parole come arrivare con una barchetta ad Approdo del re. Scoperto che la Mano del re lo ha tradito, Stannis condanna Davos a morte ma l’uomo si salva grazie a un’idea: marciamo a nord per fronteggiare gli Estranei. Così, la missione di Melisandre diventa la salvezza di Davos, in un paradosso che avevamo già evidenziato. Alla fine sembra essere una svolta abbastanza coerente così come Melisandre che rivela sostanzialmente come il vero compito/dovere di Stannis è salvare il regno dall’oscurità, non solo e non solamente prenderne le redini come Re.
Alla strettoia finale due ritorni: Jon al Castello Nero e Jaime ad Approdo del Re. Finiamo con Daenerys che, liberata anche Yunkai e data la libertà agli schiavi sembra definitivamente pronta a marciare su Westeros con la corona della liberatrice.

Come è stato?
Diverso. Mhysa non è il classico finale con il colpo di scena clamoroso che ti lascia col groppo in gola a dirti “No cazzo voglio ora la nuova stagione”. E anche per Game of Thrones è un po’ una novità. Benioff e Weiss ci hanno sempre lasciato rimuginare dieci mesi su un evento soprannaturale o magico: i draghi alla fine della prima, l’armata degli Estranei e dei non morti alla fine della seconda. Nella terza stagione ci regalano un picco emotivo: sempre di più Daenerys è Nata dalla tempesta, Khaleesi, regina di diritto degli Andali e dei primi uomini, liberatrice dalle catene ma soprattutto ora è madre, Mhysa degli uomini e le donne a cui ha offerto la libertà. Daenerys è la madre dei liberati a Yunkai. Un messaggio. La prima serie finiva con la madre dei draghi, qui finisce con la madre che libera gli schiavi. E qui si giocano i destini di Westeros: i Lannister tengono i Sette regni in pugno con l’oro e la spada. Stannis cerca di combattere l’oscurità grazie a R’hillor, la sacerdotessa rossa e lo spirito di iniziativa del Cavaliere delle Cipolle. Si tratta di una liberazione spirituale: Melisandre usa i suoi strumeti, la carne e il sangue (come concordano Davos e Gendry nel loro primo colloquio) ma lo fa perchè la sua sfida non è per conquistare il potere: lei vede l’oscurità che avanza megli occhi degli Estranei, e fa di tutto per contrastarla. Daenerys ha intrapreso un altro percorso, di conquista ma anche di crescita ed evoluzione spirituale, di liberazione dalle sue catene che il ruolo di figlia, sirella e moglie le avevano imposto. Ora completamente libera, è un leader che ha credibilità, ha distrutto le catene dei ruoli del mondo di George RR Martin (qui poi sarà interessante il confronto con la reggente Cersei), ha distrutto le catene degli schiavi, sta creando un esercito ma anche un messaggio da lanciare a tutta Westeros dove in tanto aspettano la liberazione dalle catena delle classi. In questo il dialogo tra Varys e Shae – ma anche altri nel corso della puntata – evidenziano la famiglia, come tribù e nucleo di potere a cui appartenere: solo chi mette la propria tribù, la casa, la famiglia e il suo interesse al di sopra di tutto può sopravvivere, arricchirsi, dominare. Gente come Varys o Shae non hanno una casata, una famiglia, non hanno un cognome e questo mondo non sembra per loro. A meno che non arrivi qualcuno – un dio o una madre – a liberarli. O un folle come Ramsay che toglie a Theon nome e cognome e gliene regala uno nuovo, Reek. O alcuni per i quali avere un titolo o un cognome importante si rivela in una maledizione come nel caso di Gendry e Davos.
Ho iniziato dalla fine perché mai come in un finale so stagione è la conclusione ad avere un ruolo importante ma tutti gli ultimi 20 minuti di quello che è l’episodio più lungo della stagione è un finale che pone i personaggi all’inizio di una sfida: Jon torna al Castello Nero mezzo morto, dovrà convincere i suoi di non essere passato al nemico, difendere la Barriera dai bruti e ricucire il suo cuore spezzato. Un riluttante Bran si avventura verso l’oscurità del nord per combattere la stessa battaglia di Melisandre e dei Guardiani della notte; Stannis progetta come essere re; Arya uccide per la prima volta e nello sguardo che posa su quella gola squarciata c’è la crescita di una bambina che ha visto di tutto ed ora è pronta a passare al lato oscuro. Vedere il corpo del fratello oltraggiato a quel modo è stata la goccia che fa traboccare il suo vaso ed evidenzia come B&W abbiano deciso di non risparmiarci nulla.
Anche Sansa sembra forzata a crescere ancora: il ricordo di Arya che le riempie il letto di sterco porrebbe essere l’ultimo ricordo di una fanciullezza strappata via dalla violenza.
Tornando a Robb e alla testa di lupo cucita sulla sua testa, tutta la scena iniziale vuole conservare la potenza delle nozze rosse: i fuochi del campo Stark, i soldati trucidati, le bandiere date alle fiamme, poi le risate di Walder Frey che si prende gioco di Ned Stark, John Arryn, Hoster Tully. Solo Roose Bolton in un angolo di cuoio del suo volto sembra mostrare di aver capito quello che anche Tyrion sa: per ogni nemico distrutto ce ne saranno altri due pronti a prendere il suo posto.
A livello più interiore, Mhysa è un episodio sull’inevitabilità e la perdita: quella di Arya e Sansa, quella di Jaime che torna ad Approdo del Re e che con mezza battuta e due sguardi al suo moncherino evidenzia la sua nuova condizione:’uno storpio imbelle, anche Cersei lo guarda con occhi nuovi. è cucito tutto bene. La perdita dell’amore o meglio l’impossibilita dell’amore di Ygritte e Jon. L’inevitabilità del destino di Bran che lo spinge dove non vuole andare per fermare un orrore che non conosce ed è lo stesso per Stannis che si lancia in una nuova guerra perché vede il suo destino nelle fiamme.

La battuta
To defend the Lannister, to defend my blood

Tyrion: "Stasera ci guardiamo insieme il finale di Downton Abbey?" Sansa: "Sì, io preparo i popcorn". Shae: "Io porto le manette".
Tyrion: “Stasera ci guardiamo insieme il finale di Downton Abbey?”
Sansa: “Sì, io preparo i popcorn”.
Shae: “Io porto le manette”.

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