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Il Grinta non è un western (ovvero come l’America è nata nel West tra i vaccari)

grintail grintaProlusione – una volta uno su Facebook ha scritto che True Grit era il remake di un film con John Wayne. Io ho fatto notare che si tratta di un film tratto dallo stesso romanzo ma non è un remake del film interpretato da Il Duca (credo scrisse che lo aveva anche diretto ma non sono sicuro). Lui ha risposto che non era vero e per confermarlo scrisse che era uguale “fotogramma per fotogramma”. Beh, spero che tu adesso stia bruciando tra le fiamme prodotte dai gas intestinali di Bondi e Apicella e cosciente delle cazzate che scrivi.

Svolgimento – Lo so che ora mi insulterete, ma Il Grinta non è un film western. Cioè. Non lo è nella misura in cui lo era Non è un paese per vecchi. Ovvero. Il film ambientato nei giorni nostri è un western, quello nel 1890 non lo è. Quello con i personaggi che indossano cappelloni da vaccaro, con le colt e i fucili, non è in verità un western. L’altro, quello con uno spagnolo con i capelli tagliati con la scodella, lo è.

Il Grinta dei fratelli Coen è una definitiva allegoria del nostro tempo. La giovane Mattie cerca di far valere le proprie ragioni in mondo di uomini con la pistola e lo fa semplicemente con la sua grinta, la sua parlantina, e quel poco di diritto che conosce. Ma la giovane Mattie vuole vendetta e per ottenerla si affida a un vecchio ubriacone sanguinario e un giovane ranger pallone-gonfiato-spara-frottole. È evidente che il primo è George W Bush e il secondo è Tony Blair. Mattie è la Statua della Libertà. Nella loro caccia a Tom Chaney (chiaro riferimento a Osama Bin Laden) ci vanno di mezzo alcuni criminali, qualche pazzo, alcuni sprovveduti (e qui parliamo dei civili, di qualche governo corrotto e di militari finiti nel fuoco incrociato delle guerre in Iraq e Afghanistan). Ora venitemi a dire che è un western.

Conclusioni – Il Grinta è un film meraviglioso, superbamente girato e scritto in maniera eccellente, sulle sete di giustizia, sull’amore e il timore di Dio, sulla violenza, e una vigorosa rappresentazione di un bestiario umano incredibile: pazzi, assassini, criminali, sperduti nella nebbia del mattina mentre cercano di tirare avanti, vendere cadaveri, abbeverare i cavalli a una fonte, schivare pallottole, rapinare banche, ubriacarsi.
Un viaggio dentro una terra giovane, con una storia controversa e sopra la propria testa un cielo stellato, dentro di sé la legge di Dio. Cosa poi abbia portato, è sotto gli occhi di tutti.
Eccellenti gli interpreti, con Jeff Bridges in forma Oscar, Brolin ormai una presenza di qualità costante e anche la giovane Heile Stainfeld si è dimostrata una scelta straordinaria. I Coen sono riusciti a fare un film quasi dotto sul selvaggio west, scritto da dio e fedele, fedelissimo al romanzo di cui è un adattamento.

Nota personale – Nel voto finale, mezzo punto in meno perchè ci sono delle cose solo accennate ma che avrei voluto vedere, come quando Mattie trascorre la notte nel magazzino del becchino, dormendo in una bara accanto ai cadaveri di tre impiccati. Io quella scena avrei voluto vederla.

La citazione
Io non credo alle favole né ai sermoni né alle promesse sui soldi.

 bianca
****½
Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura:magari non serve, ma è sublime.

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2 thoughts on “Il Grinta non è un western (ovvero come l’America è nata nel West tra i vaccari) Lascia un commento

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