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The Social Network – Baby you’re a rich man

thesocialnetworkthe social networkAlcune volte il senso ultimo di un film è nella didascalia regalata da una canzone. Quando sui titoli di coda nella sala riecheggiano i Beatles di Baby you’re a rich man mentre cantano “How does it feels to be one of the beautiful people?”, capiamo perfettamente la risposta alla domanda posta da The Social Network. Mark Zuckerberg ha compiuto la sua scalata, si è fatto dare dello stronzo dalla sua (prima?) ex ragazza, ha violato il database di Harvard meritandosi una sospensione accademica di sei mesi, fondato (The) Facebook rubando l’idea a tre colleghi che per diritto di nascita sono “beautiful people” mentre lui era solo un wannabee molto nerd, ha litigato e liquidato (imbrogliandolo) dalla società il suo unico e migliore amico, restando solo nel suo ufficio open space, con bigliettini da visita con scritto “I’m the CEO, bitch”, un computer andato in frantumi, due cause legali concluse con risarcimenti multimilionari, la certezza di non essere (forse) uno stronzo ma di fare di tutto per sembrarlo.

Questa la storia, ispirata al libro di Ben Mezrich Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento, ma cosa è The Social Network? Non è un film sulla creazione di “faccia-libro”, anche se all’argomento sono dedicate numerose scene ma relativamente poche sono quelle in cui si vede gente digitare codici incomprensibili di fronte a un monitor. Non è il racconto di una vicenda legale che ha determinato il destino della più importante piazza virtuale del pianeta.

The Social Network è la storia di ragazzi che vogliono essere vincenti, vogliono le donne, vogliono i soldi, vogliono stordirsi, vogliono primeggiare. È la storia di un ragazzo con evidenti problemi di socializzazione con il prossimo che inventa un sito per mettere in contatto oltre 500 milioni di persone nel mondo, rappresentante di una generazione che chiede amicizia ma non è in grado di relazionarsi emotivamente con essa, collegata online ma scollegata nei luoghi dove la vita si vive veramente, preoccupata dall’esigenza di essere brillanti, di sembrare brillanti e di avere una platea. Marc Zuckerberg è Charles Foster Kane. Tutta un’altra storia, è vero: Citizen Kane i soldi li ha assicurati fin da fanciullo, Zuckerberg diventa da solo il più giovane miliardario della storia dell’umanità. Ma entrambi edificano degli enormi poli di attrazione e costruzione della pubblica opinione, incapaci di costruire la ben che minima relazione umana per loro stessi. La speranza di Zuckerberg è che è ancora abbastanza giovane per evitare di arrivare alla sua “Rosebud” completamente tagliato fuori dagli altri, isolato nella sua torre d’avorio.

Così Fincher vince decisamente e senza dubbi. Prende un fatto che è storia e un marchio globale che crea attenzione, e costruisce una racconto visivo e di parole che evocano la crisi di una generazione, raccontandone la fatuità, i sogni di gloria, le delusioni. Abbiamo le amicizie infrante per inseguire incantatori di serpenti (buono lo Sean Parker di Justin Timberlake, affascinante e ammaliatore, che conquista la fiducia di Zuckerberg con l’aneddoto della vita di Roy Raymond e Victoria’s Secret, e i fumi di una vita dissoluta); i figli della “vecchia” America aristocratica, ricchi per diritto di nascita, affamati di denaro e che divorano con la loro avidità i valori che i loro padri gli hanno insegnato (i gemelli Winklevoss che compiono l’estremo tentativo di affidarsi al codice d’onore degli studenti di Harvard per fermare Zuckerberg e si scontrano con il conservatorismo culturale del Rettore dell’ateneo che manifesta i suoi dubbi che Facebook possa avere un qualche valore economico. Notate bene, questo tipo, Larry Summers è stato segretario al Tesoro nell’amministrazione Clinton e oggi è direttore del National Economic Council del Presidente Obama. Quindi se volete sapere con chi prendervela per il perdurare della crisi economica, un nome Coccinema lo ha fatto); abbiamo le donne usate come oggetto da possedere, come proiezione del proprio ego e bisogno di affermazione personale; abbiamo la ricostruzione della vita dei campus universitari americani che dovrebbero preparare i giovani a prendere il proprio posto nella scala sociale degli Stati Uniti ma servono solo come orgificio; abbiamo una meravigliosa satira della Henley Royal Regatta in Inghilterra, un dissacrante affresco di un mondo morente, quando i Winklevoss scoprono che Zuckerberg e il suo Facebook si stanno espandendo in Gran Bretagna. È in questa situazione volutamente ridicolizzata che i gemelli mettono da parte i loro dubbi etici e fanno causa a Zuckerberg. Abbiamo un buon cast, con Jesse Eisenberg decisamente perfetto e la segnalazione di Rooney Mara che vedremo nell’adattamento di Fincher di Uomini che odiano le donne nel ruolo di Lisbeth Salander.

Eppoi c’è il modo in cui Fincher ricostruisce tutto questo, partendo dall’inizio, dall’ormai leggendario litigio tra Mark e la sua fidanzata che, in un certo senso, diede il via a tutto, seguendo la nascita e le necessità del sito e accompagnandolo con due salti temporali per raccontare le cause legali che hanno opposto Zuckerberg all’ex amico Severin e ai fratelli Winklevoss. Fino a cercare un’ultima sottolineatura, morale del suo Kane, un ragazzo solo con il computer, dei bigliettini da visita, e una schermata di Facebook con il profilo della sua ex fidanzatina, una richiesta di amicizia, e un continuo refresh della pagina nella speranza che dall’altra parte ci sia qualcuno a raccogliere il messaggio.

Rosebud.

How does it feels to be one of the beautiful people?


bianca****&1/2;bianca 2

Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura:magari non serve, ma è sublime.

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