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Visioni successive – C'era una volta Ridley Scott

robinhoodC’era una volta un regista britannico… c’era una volta e oggi non c’è più. Ridley Scott è legato indissolubilmente alla mia formazione cinematografica, tanto che Blade runner è uno dei miei film preferiti di sempre, uno di quelli che non mi stanco mai di guardare e riguardare anche se ormai ho perso il conto delle “director’s cut” che sono state date alle stampe negli anni. Tanto affezionato a Ridley Scott che non esito a definire Black hawk down e Le crociate due film eccellenti. E se per diversi motivi non ho visto A good year e American Gangster non so perchè non ho saputo resistere al richiamo di Robin Hood.

I primi venti minuti lasciano senza fiato, un ritmo vorticoso di assedi e di re colti da dubbi shakespiriani alla vigilia della battaglia. Ridley sembra al meglio della forma, stiloso e perfezionista come ai bei tempi. Quando un morente Loxley chiede a Robin/Russell Crowe di passargli la spada e riportarla al padre con cui si era lasciato a male parole, ero pronto alla lacrima.

Poi, il film finisce, e inizia una fiction di un’ora e un quarto sulle vicissitudini dell’Inghilterra del XII secolo, girata come manco le docu-fiction di History Channel, con dei primi piani zoommati che manco Renè Ferretti per gli Occhi del cuore, con l’utilizzo di cartelli che manco Minoli per Mixer, mancava il plastico di Cogne.

L’obiettivo di un Braveheart in chiave inglese cozza con l’assoluta mancanza di un minimo di ritmo della pellicola salvata dall’eccellente inizio di cui sopra, una parte centrale sostenuta a fatica dagli interpreti (e sospendo il giudizio sui primi piani già accennati solo perchè probabilmente Scott è stato rapito dal bellissimo volto di Cate Blanchett a cui chiedo di non toccare mai le sue rughe di un fascino incredibile) e la battaglia finale che, i soliti bene informati annunciavano essere uno sbarco a Omaha Beach di spielberghiana memoria in salsa medioevale e si rivela essere una gita al mare da vecchio mestierante, montato da Pietro Scalia, almeno alla fine, da par suo. Vatti a fidare dei bene informati. Segnalo però un magnifico cattivo, Re Giovanni, così stronzo da pretendere di essere amato per la sua insulsaggine. Fantastico.

Se per qualche insano motivo qualcuno di voi fosse particolarmente ispirato dalla vicenda di Robin Hood, sappiate che qui siamo di fronte a quello che possiamo definire un prequel, ovvero le vicende (assolutamente romanzate visto che quella del bandito che rubava ai ricchi per dare ai poveri è una mera leggenda) che portarono un arciere dell’esercito di Riccardo Cuor di Leone a diventare il leggendario Robin Hood, scegliendo la clandestinità. Si potrebbe anche fare qualche considerazione sulle somiglianze con Il gladiatore a partire da alcune location (le scene di apertura sono state girate a 5 chilometri dai luoghi dove furono fatte le riprese delle scene di apertura de Il gladiatore), il rapporto tra il protagonista e il suo mentore, o alcuni riferimenti che io ho colto a Blade runner ma forse sono solo malato di mio (l’unicorno sulla collina dove si incontrano i ribelli, scena a pensarci bene che mi ha ricordato un’altra in Le crociate). E se di quando in quando un brivido vi dovesse smuovere pensando alla frase “ribellarsi e ribellarsi ancora” domatelo subito riflettendo sul conto in banca di Crowe e di Scott.

2**
Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

3 pensieri riguardo “Visioni successive – C'era una volta Ridley Scott Lascia un commento

  1. Anche io sono delusissimo. Per quanto consideri anche io un capolavoro assoluto Blade Runner (concordo, uno dei 10 film più belli di sempre) le altre opere di Scott, ad eccezione di Alien, mi hanno tutte deluso moltissimo. Second me, un regista tremendamente sopravvalutato.

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  2. "con dei primi piani zoommati che manco Renè Ferretti per gli Occhi del cuore, con l'utilizzo di cartelli che manco Minoli per Mixer, mancava il plastico di Cogne."Mamma mia…giuro ho riso come una scema per queste cose durante la visione. A parte questo l'avrò gradito un pelino di più di te, ma stiamo lì direi…

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