Prima visione – Qualcosa su di noi
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Intendiamoci subito prima di iniziare: sono fermamente convinto che Draquilla debba essere fatto vedere a scuola. Anzi, voglio rincarare la dose: dovrebbe essere piratato per farlo vedere a più persone possibile, come mia nonna e mia zia che non andrebbero mai al cinema e figurati se potranno mai vederlo in tv, a meno che Di Pietro non vinca le prossime elezioni politiche insieme a Grillo. Ma anche in questo caso avrei dei dubbi.
Sgombrato il campo dalla mia vicinanza ideologica a Draquilla, vorrei concentrarmi sul suo valore in sè, come film: come la pellicola della Guzzanti ai inserisce nel filone del documentario cinematografico? Sì perché, malgrado sforzi encomiabili, Sabina Guzzanti non è riuscita ad andare oltre a confezionare un’ora e mezza di Anno zero, un puntatone alla Report, mettendoci di suo lo sguardo umano sugli involontari protagonisti della tragedia de L’Aquila ma senza quel tocco di magia, a volte buffonesca altre poetica, che possa distinguere una creazione artistica da un accurato servizio giornalistico.
Se non lo sapete, Draquila indaga sul terremoto dell’aprile 2009 e in particolare sugli affari della Protezione civile, l’abbandono della città vecchia a favore delle new town su cui, presumibilmente in molti, troppi, stanno lucrando. Senza contare i cittadini abbandonati in alberghi e tendopoli, la sospensione dei diritti, l’eclissi delle responsabilità sulla prevenzione del terremoto fino a tre o quattro battute e considerazioni e fatti sullo stato della democrazia italiana.
Al di là del suo valore come documento, mi chiedo che valore abbia come documentario, come film documentario in cui la Guzzanti non mette nulla di suo che non sia il piglio giornalistico, quasi freddo vorrei dire. Umorismo? Niet – anche se come fai a ridere di questa disgrazia nazionale?- ad eccezione di un minuto dedicato a una sede del Pd aquilano desolatamente e perennemente vuota; taglio o sguardo innovativo? Manco; i fatti raccontati sono per lo più noti a un medio lettore de il Fatto quotidiano o addirittura La Repubblica. Certamente Sabina aiuta ad allargare lo sguardo sulla macchia di olio che avvolge l’Italia. Encomiabile, certo, eppoi? Come già scritto la Guzzanti mette del suo nel cercare le facce, guardando il lato oscuro, ovvero quegli uomini e quelle donne ammaliati da Berlusconi, che gridano al miracolo, alla santificazione. E li viene il dubbio: neanche questo Draquilla riuscirà a distogliere il pubblico adulante di B (sintomatico come tutti i passaggi di questo tipo siano accompagnati dalla immancabile tv di contorno sintonizzata su Canale 5) dalla sua idolatria. E la sinistra ancora non riesce a capire: affolliamo blog-social network-bar-giornali delle nostre grida di dolore, della nostra giustificata indignazione ma dall’altra parte non ci ascoltano, non ci credono, non capiscono. Io però ci provo a portare mia nonna a vederlo.
***È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere
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