Vai al contenuto
Annunci

Che-L’argentino di Steven Soderbergh

chelargentinoche l'argentinoDifficile portare sullo schermo una vita ammantata di leggenda come quella di Ernesto Guevara. Il rischio è di mettere in piedi una serie di episodi, curiosità, aneddoti e infarcire il tutto con le citazioni, tanto per far vedere che si è studiata bene la Storia. Aggiungo che – e chi frequenta questo sito o semplicemente mi conosce e quindi spesso è sottoposto ai miei monologhi di cinema dopo la visione di un film – generalmente mi importa poco o nulla della trasposizione in sé (“è stato fedele al libro/al fumetto/al videogioco/al videoclip, fino alla degenerazione finale, il trailer?”) quanto se funziona o meno come film in sé. 

Così Soderbergh, trovatosi di fronte all’immensità dell’impresa, ha preferito raddoppiare, preparando due film sulla vita del Comandante: Che L’Argentino – che ripercorre le vicende che portarono alla liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista – e Che Guerrilla, che invece si concentrerà sul post-rivoluzione e sul come da un posto sicuro al ministero Guevara si sia ritrovato a cercare di fuggire la morte nelle foreste boliviane.

Il primo film sembra funzionare abbastanza bene. Le scelte stilistiche di Soderbergh – e quelle attoriali di Benicio Del Toro – ripagano in pieno. In tutto e per tutto delle scelte minimali, nel tentativo di squarciare la cortina del Mito, ed entrare nella vita di un uomo che lotta nella giungla contro un nemico spesso invisibile, cercando di portare alla luce la tenerezza di chi fronteggia la dittatura ma anche l’ignoranza, la mancanza di disciplina, la povertà e la malattia con lo stesso vigore e afflato con cui spara colpi di mitragliatrice ai nemici.

Il racconto si svolge su diversi piani. Mentre il combattente Guevara è ripreso nella giungla, in povere capanne, sempre in esterni e seguendo i personaggi passo passo, con il fischio dei proiettili e dei colpi di tosse delle crisi di asma del Che, oppure nelle semplici chiacchierate tra commilitoni mentre si passano le sigarette, l’inserto del celebre discorso di Guevara alle Nazioni Unite e di un’intervista rilasciata alla televisione statunitense danno la misura del personaggio pubblico, dell’idealista, del politico. Le scelte di luce, inquadratura e fotografia sono fondanti: proprio negli inserti, il bianco e nero, e la grana grossa dell’immagine pongono quasi fuori dal tempo il personaggio, caratterizzando la preferenza di far risuonare le sue parole inquadrandolo sempre di taglio, magari in un dettaglio (la barba o il celebre sigaro) lasciando alle parole stesse la forza di raccontare l’uomo e farcene immaginare il volto.

Ciò che è veramente grande nel film di Soderbergh è il respiro generale dell’opera. Sono i momenti “morti” che fanno percepire appieno il tempo, i pensieri e le idee dei personaggi, dei loro motivi alla lotta e delle loro debolezze: le visite mediche nella foresta a povere donne che non avevano mai visto un medico; le chiacchierate dopo la battaglia tra commilitoni che hanno visto spargere il sangue degli amici ma trovano il coraggio di raccontarsi episodi divertenti, esaltazione della vita sopra la morte; le lezioni di aritmetica ai propri soldati; il fermarsi un attimo durante il cammino per leggere un libro o appuntare qualcosa sul diario; le trattative per conquistare una caserma senza sparare un colpo; il ricevimento a New York in cui, mentre Guevara dà mostra del suo spirito battagliero anche in un’occasione mondana, la sua guardia del corpo cubana si ingozza senza ritegno; sono tutte istantanee che consentono di respirare un attimo e sentire l’atmosfera del tempo, del pericolo, del furore di quei momenti, soprattutto grazie a anche a scelte di montaggio – analogico come direbbe Fantozzi – veramente efficaci e a volte non convenzionali.

Non mancano i limiti: uno su tutti la difficoltà di Soderbergh nel ricreare la battaglia casa per casa per la conquista di Santa Clara, sconfitto nell’impresa di restituire al pubblico il vibrante orrore di una lotta corpo a corpo tra schieramenti.

Nel suo Guevara Del Toro è iconico ma più della barba incolta e a zolle, a somigliare veramente è la profondità e la tenerezza dello sguardo a raccontare più di mille gesti.

starwarz ***½3 e mezzo buono Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

Annunci

6 pensieri riguardo “Che-L’argentino di Steven Soderbergh Lascia un commento

  1. Concordo. Un film dovrebbe essere analizzato prima di tutto nell sua cinematograficità. E spesso in Italia non si sa perché escono sempre fuori queste letture sociologiche/politiche, come se la materia di un film fosse l’unica cosa importante e la sua marca stilistica, cinematografica passasse in secondo piano.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: