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Revolutionary Road – Le virtù dell’erba pignola

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Controlla cosa hai, controlla di cosa hai bisogno, controlla di cosa puoi fare a meno.

Sam Mendes torna al suo tema preferito o meglio, torna al suo incubo prediletto: la famiglia borghese. Se in American Beauty il tempo era adesso, ora, i nostri anni, in Revolutionary road scava più profondamente nelle radici di questo malessere che sembra attanagliare il cuore degli uomini e delle donne della provincia (ma non solo) statunitense. Parte dalla famiglia dei baby boomers, dei reduci di guerra, gli anni ’50, il tempo della costruzione di una società proiettata verso il futuro, la casa, il mutuo, i figli, il consumo.

I Wheeler sono una giovane coppia che si trasferisce in Connecticut. Non vogliono diventare come i loro genitori o i loro vicini. Loro si sentono speciali, anticonformisti e cercano di tenere vivo questo fuoco, ma combattere la conformità che li circonda rischia di essere un compito troppo grande per loro. Detto dell’argomento – e aggiunto che il film è tratto da un romanzo degli anni Sessanta di Richard Yeats che fece molto scalpore – non resta che la tecnica del racconto, sublime ed elegante come al solito quando si tratta di Mendes, poetico, formale ma devastante: nel ricostruire il “dramma” della quotidianità dell’impiegato, una fiumana di individui tutti uguali che sciama fuori dalle stazioni ferroviarie che dalla periferia portano in città; avvilente quando racconta la fine dei sogni alternando la prima visita dei Wheeler a quella che sarà la loro casa – la casa dei loro sogni – ai momenti di quotidianità che quei sogni faranno appassire fino a farli scomparire dietro una nebbia di immondizia portata fuori, panni raccolti, cene preparate, giardinetti curati; dirompente e drammatico quando incornicia la tragedia finale in una finestra aperta sulla rigogliosa natura della provincia americana; amaro e caustico quando toglie il volume alle speranze di potersi parlare di una coppia ormai ammuffita in Connecticut.

Così, la casa su una collinetta diventa presto una galera, enigmatica e chiusa a guadarla da fuori, mentre i protagonisti perdono i loro sogni; anzi, in verità, non sembra che abbiano le idee molto chiare. Ce l’hanno un sogno? Sanno e possono sfuggire dal loro orrore quotidiano? April (Kate Winslet) si sente incastrata e l’unica soluzione che riesce a trovare è scappare all’estero, per dare un’occasione di riscatto al marito, promette di mantenerlo per dargli il tempo di trovare la sua strada ed il suo talento, non pensa a sé ma resta prigioniera del ruolo di moglie fine in fondo, anche nella ricerca della salvezza.

Frank (Leonardo DiCaprio), allo stesso modo, non si ribella ad un lavoro che lo avvilisce ma perpetua lo stereotipo del marito infelice che cornifica la moglie. Sotto, sotto lo sa di non avere alcun talento.

Il film è interpretato eccellentemente, si sorregge su una serie serrata di conflitti e scontri dialettici tra i protagonisti, con delle inestimabili figure secondarie, rappresentanti di quella borghesia di provincia che pensa solo al giardinetto, alle tendine, al drink ma sotto la cenere, se non dorme il fuoco, giacciono problemi, pulsioni pronte ad esplodere ad un minimo cenno.

Mendes costruisce così un horror urbano, inquietante come Shining, un universo incapace di parlare (“puoi tacere per un minuto?” è una delle frasi che sentiamo più spesso) ma anche completamente impreparato a conoscere se stesso, ad accettare i propri limiti e la fine dei sogni.

 

Little boxes on the hillside, Little boxes made of tickytacky

Little boxes on the hillside, little boxes all the same

There’s a green one and a pink one and a blue one and a yellow one

And they’re all made out of ticky tacky and they all look just the same.

And the people in the houses all went to the university

Where they were put in boxes and they came out all the same,And there’s doctors and there’s lawyers, and business executives

And they’re all made out of ticky tacky and they all look just the same.

And they all play on the golf course and drink their martinis dry,

And they all have pretty children and the children go to schoolAnd the children go to summer camp and then to the university

Where they are put in boxes and they come out all the same.

And the boys go into business and marry and raise a family

In boxes made of ticky tacky and they all look just the same.

 

Little Boxes di Melvina Reynolds mi è spesso venuta in mente durante la proiezione. La popolare canzone folk degli anni Sessanta è diventata qualche anno fa la sigla di Weeds, serie tv che anch’essa prende di mira la provincia, l’omologazione, la fine della gioventù, quando tutto sembra possibile, e l’inizio dell’oblio si sé. Il punto sembra essere: cosa ci tiene in vita? Il mutuo, il consumismo? Di cosa abbiamo bisogno e di cosa possiamo fare a meno? Come alimentare i nostri sogni e soprattutto come fare per averne uno? Sono queste le domande che premono a Mendes mentre ci racconta di April e Frank. Inutile dire che nel racconto qualche spunto di riflessione ce lo offre: negli anni Cinquanta niente raccolta differenziata, vetro e plastica e bucce di banana tutti insieme appassionatamente in un unico bustone, e sigarette a go-go: Leonardo di Caprio ne fuma una decina nella prima ora di film. Eppoi scopriamo le virtù dell’erba pignola, che Kathy Bates regala a Kate Winslet per il giardino.

Erba pignola – da Wikipedia

La Borracina acre (nome scientifico Sedum acre L.) è una piccola pianta carnoso – succulenta di aspetto erbaceo, strisciante, perenne e sempreverde appartenente alla famiglia delle Crassulaceae. La forma biologica è camefita succulenta (Ch succ) : sono piante che frequentano ambienti piuttosto aridi, con gemme perennanti radenti il suolo (disposte ad una altezza non maggiore di 20 cm) e con organi (fusti, foglie e fiori) adatti a conservare l’acqua.

Ecco la sintesi finale: siamo destinati ad abitare ambienti aridi e dobbiamo sviluppare un fusto, foglie e fiori per cercare di trattenere l’acqua.

4 buonoforrst gump****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare
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6 thoughts on “Revolutionary Road – Le virtù dell’erba pignola Lascia un commento

  1. Sto aspettando il 30 gennaio per poter finalmente vedere “Revolutionary Road”. Ho letto il bellissimo libro di Yates e dato che ho amato “American beauty” son curiosa di vedere il nuovo lavoro di Mendes.
    Inoltre, rivedere la coppia Kate/Leo 11 anni dopo Titanic, credo sia da non perdere.Entrambi sono maturati artisticamente, soprattutto DiCaprio che ha accantonato il ragazzino dal caschetto dorato, per diventare un uomo con tutte le sue sfacettature.
    Sono davvero curiosa…

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  2. quando alla direzione della fotografia ci metti Roger Deakins comunque ci azzecchi.

    infatti la fotografia è stupenda (guarda caso).

    però ho notato dei gravi problemi di montaggio che danno poca fluidità allo svolgimento degli intrecci.

    e la trama che poteva essere anche interessante montata così ne fa un film mediocre.

    …il mio modestissimo parere.
    😀

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