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Prima visione – Ho fatto il tifo affinché i giapponesi radessero al suolo l’Australia (attenzione spoiler)

locandina australiaVorrei rassicurare i miei lettori su alcune cose riguardanti il film Australia:

  • Hugh Jackman fa il mandriano (ovvero cowboy ma siamo in Australia, quindi mandriano, e conduce le vacche da un posto all’altro) e più cavalca più il ciuffo è in ordine ma allo stesso tempo ribelle;

  • Hugh Jackman si fa una doccia gelida durante l’accampamento presso un fiumiciattolo australiano, si insapona e, languido come Edwige Fenech, si sciacqua via la schiuma;
  • Vorrei informare soprattutto il pubblico femminile che Hugh Jackman indossa per tutta la durata del film dei jeans da cowboy molto, molto stretti, in particolare all’altezza del cavallo;
  • Hugh non manca di deliziare le sue/suoi fans con una apparizione in abito elegante e sbarbato;
  • Il 90% della cavalcate di Hugh sono al rallentatore, più di quante ne vedreste in Baywatch dedicate a Pamela Anderson (già albeggiano nei miei occhi i versi aulici dei critici da quotidiano: “ah, l’inneffabile l’amore del regista per la cultura popolare”);
  • Finalmente è arrivata la pubertà per Nicole Kidman: le sono cresciute le tette;
  • La pubertà di Hugh Jackman invece è arrivata da un pezzo: è pieno di peli e non fa nulla per nasconderlo;
  • C’è un lento lungo bacio tra i due bei protagonisti;
  • Si parla spesso di una cavalla, che si chiama Capricornia. Concordo sul fatto che sia un nome del cazzo. Ci tengo ad informarvi che è una metafora della patatina della Kidman. Il film è pieno di doppi sensi su una cavalla purosangue che deve essere domata e fatta accoppiare con un cavallo selvatico. È evidente che si tratta di Nicole/Sara e Hugh/Drover, e che si parla dei loro accoppiamenti;
  • La battuta migliore del film è: “Saltano, ma guarda come saltano, che bello saltano”. Rumore fuori scena: “BANG”;
  • Nessun canguro è stato ferito durante le riprese del film;
  • La responsabilità finale di questo polpettone intitolato Australia è di Oliver Stone. Il suo Alexander bruciò un analogo progetto di Luhrmann sul grande condottiero. Il regista, per riprendersi dalla delusione, vira su Australia, purtroppo. Risultato: il pianeta è stato ammorbato per due volte con le orride puzze onanistiche di due registi forse troppo ambiziosi; un po’ come Bush che per prendersi il petrolio fa la guerra all’Iraq e il prezzo della benzina schizza a 150 dollari. A pensarci bene potrebbe essere un piano della CIA per screditare il regista che con “W” voleva screditare Bush! No, non è possibile;
  • In soldoni, il film di Luhrmann (il genio di Moulin Rouge, per intenderci) sul continente più giovane del pianeta nasce come un film anni Trenta pensato come un Via col Vento, senza considerare assolutamente che non siamo più negli anni Trenta almeno da sette decenni. Mi rifiuto di considerare l’eventualità che oggi qualcuno possa commuoversi per degli equivoci puerili su chi è morto e chi è vivo sotto un bombardamento, sperare che un bambino ritrovi una mamma, coltivare nel cuore la speranza che i due protagonisti trovino l’amore quando è evidente che avverrà fin dal loro primo incontro, fare il tifo per qualcuno che conduce una mandria di vacche. Ho smesso di farlo dopo aver visto “Scappo dalla città”;
  • L’unico tifo che io sono riuscito a fare in due ore e quaranta di proiezione (sì 2 ore e 40 minuti, attenzione a voi maschi che vorrete portare le vostre femmine a vedere Hugh) è per i giapponesi, nella speranza che i loro aerei arrivassero presto a bombardare la sequenza stucchevole di sorrisi melliflui di Nicole, i primi piani languidi di Hugh e soprattutto la chiacchiera sgrammaticata del bambino aborigeno che probabilmente non imparerà mai l’inglese;
  • Trovo sordidamente ironico che un film dedicato al continente più giovane del nostro pianeta sia stato pensato in maniera antiquata, con la fanciullesca idea di far scoprire la cultura indigena ad una altezzosa nobile inglese: avanguardia pura!!!
  • L’unica cosa riuscita sono i toni della commedia, da sempre una delle caratteristiche di Luhrmann: il regista ha empatia per i suoi personaggi, li ama malgrado i loro limiti ed anzi riesce a giocarci per strappare un sorriso;
  • Se volete trascorrere due ore e quaranta di proiezione (sì 2 ore e 40 minuti, attenzione a voi maschi che vorrete portare le vostre femmine a vedere Hugh) con una voce fuori campo sgrammaticata e con una inflessione degna di Mammy di Via col Vento, Australia è il film che fa per voi.

     

2**

Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

5 pensieri riguardo “Prima visione – Ho fatto il tifo affinché i giapponesi radessero al suolo l’Australia (attenzione spoiler) Lascia un commento

  1. mannaggia la pupazza, ecco un altro film che non vedrò per non competere con la tua recensione (va detto che di voglia ne avevo ben poca pure prima….) Ma Hugh Jackman non li tira mai fuori gli artigli?

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  2. ma alla fine copulano o no?

    e cmq, ho capito che è meglio se mi riguardo tutta la storia a cartoni animati di Georgie e i suoi fratelli…

    Sbaglio o alla Nicole post cruise oltre alle tette sono cresciute anche le labbra a forma di canotto???

    "Mi piace"

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