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Visioni successive – il signor Vincent mi ha chiesto di parlarvi della purezza

teeth-poster-bigA me Denti è piaciuto. Superato lo shock apocalittico causato dall’esplicito (ah, non avete idea di quanto sia esplicito!) assalto ai piselli di noi maschietti, credo di poter dire che il film mi è piaciuto. Soprattutto ho apprezzato il tono che certamente non è quello che il trailer lascia furbescamente intendere ovvero una commediola su di una vagina dentata come la bocca di uno squalo. Denti è un film complesso e soprattutto non è solo un film su una ragazza che morde la virilità maschile. L’approccio è da thriller anni Settanta con qualche puntatina nell’horror: quando c’è da far vedere uccelli mozzati e spruzzi di sangue, il regista Mitchell Lichtenstein (figlio dell’artista pop Roy) non si tira indietro. Però Denti non è solo questo: in alcuni momenti sembra anche procedere come un teen movie, ricalcando le ansie, le paure, le battute e le curiosità degli adolescenti nei riguardi del proprio corpo, e l’influenza che la scuola o associazioni para – religiose possono avere sulle loro menti ancora in formazione. Allo stesso tempo Denti lavora su più livelli di testo e sottotesto come una feroce critica ad alcune ossessioni del nostro tempo, soprattutto negli States: i personaggi si muovono con sullo sfondo l’inquietante ombra di una centrale nucleare, simbolo dell’Uomo che interviene sulla natura violentandola con la forza dell’ingegno e dell’industria mentre la natura sembra prendersi la sua rivincita cercando di castrarlo; l’ossessione per il sesso, compresi due genitori usciti dagli anni Sessanta pentiti dei loro eccessi giovanili; i traumi infantili come spiegazione causa – effetto delle turbe dell’età adulta; la solitudine di fronte alla nostra diversità come individui; la curiosità verso il proprio corpo che fatica a trovare delle risposte in una società in cui sui libri di scuola si censura la vagina femminile per evitare ai giovani di perdersi nella sua complessità, mentre il fallo maschile è esplicitamente mostrato; il conflitto tra scienza e religione, tra ragione e fede, con le pulsioni anti – evoluzioniste e anti – darwiniane che, spinte proprio dai gruppi religiosi più estremisti, stanno conquistando sempre più spazio negli Stati Uniti e che proprio in chi rifiuta il rapporto con il proprio corpo attraverso l’astensione dal sesso sembra trovare una sponda su cui poggiare; l’idea di donna tenuta forzatamente lontana dal mistero del proprio corpo e che quando ne prende coscienza diventa improvvisamente potente. Così la sua protagonista (una strepitosa Jess Weixler, una rosa delicata e che nasconde le sue spine), timida e spaventata vergine, conoscendo il sesso ed il proprio corpo prende finalmente coscienza del proprio potere, fino all’inquietante conclusione.

3 buono***

È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

6 pensieri riguardo “Visioni successive – il signor Vincent mi ha chiesto di parlarvi della purezza Lascia un commento

  1. Mi dispiace ma ‘sta volta non sono affatto d’accordo. Ok ci sono tutti i richiami che hai citato nell’articolo, ma il tutto mi è sembrato impapocchiato, un po’ troppo all’acqua di rose, oltretutto queste tematiche sono ormai vecchie e stravecchie, le si trova in qualunque telefilm dagli anni 80 a oggi, l’unico tema non toccato è quello delle rane squartate alla lezione di scienze e il nostro eroe che si ribella al sistema scolastico made in usa. I personaggi sono molto stereotipati, non c’è un colpo di scena che sia uno, ad esclusione ovviamente delle varie decapitazioni dei maschi del film (sottolineo il termine decapitazione in quanto gli uomini in questo film, ad eccezione del padre della protagonista, sono tutti un po’ teste di….). Il tutto rasenta il ridicolo, a volte anche voluto lo ammetto, ma proprio in quel momento cade nel patetico.
    Ho trovato questo film di una inutilità assoluta, tanto che non mi ha nemmeno provocato il tanto temuto timore di incontrare il mitico personaggio di Tuttapatata che a suon di morsi decapiti pure me

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  2. Sostanzialmente sono d’accordo, ho amato molto la messa in scena (soprattutto delle scene delle decapitazioni, anche se devo ammettere che più che fare ribrezzo mi facevano sbellicare dalle risate, un mix che credo sia stato voluto e preventivato) e quella sottile critica al puritanesimo americano, puritanesimo religioso, sociale e sessuale. Quello che mi è garbato di meno è il femminismo che dilagava come una macchia d’olio: tutti gli uomini sono dei bastardi che non pensano ad altro se non a scopare e quindi si meritano che il loro pisello venga tranciato (persino il ginecologo è un pezzo di merda). Vabè, per il resto cercherò di scrivere più approfonditamente e meno “volgarmente” nella mia recensione ^^

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  3. giuste le tue considerazioni. Io aggiungerei anche che è un film sulla condivisione del piacere, sul fatto che non è un “io lo ficco vengo e tu ti arrangi” ma “io cerco l’orgasmo della mia compagna”.
    Infatti lei quando il ragazzo si occupa del suo piacere lei non glielo taglia. Quando dopo come un cretino si vanta con l’amichetto facendogli sentire come se la sta facendo ecco che.. zac!
    Direi che questo è un dato aggiuntivo da non trascurare.
    In un mondo di maschi stronzi purtroppo il destino della nostra Dawn è quello di essere una Lady Vendetta.
    Altra cosa curiosa è che siano solo i registi omosessuali a volere indagare la sessualità al di là di battute da caserma (vedi Cameron Mitchell in Shortbus e Bill Condon in Kinsey). Un saluto.

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  4. giuste anche le tue di argomenti e di spunti. Ci si potrebbe ragionare su ed in effetti non mi sovvengono esempi per ribattere. Bisognerebbe tornare sulla cosa e, in uma nuova rubrica ché ho in mente si potrebbe farlo

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