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Il Cavaliere Oscuro – Voglio mandare un messaggio: tutto brucia

il cavaliere oscuroNon so da dove cominciare. Potrei dire che è il film più bello su un supereroe che abbia mai visto, che il Joker pensato da Nolan e Goyer e interpretato da Heath Ledger è il più grande Cattivo (con la maiuscola perchè si tratta di male allo stato puro) della storia del cinema, che Christopher Nolan è un maestro nel raccontare storie e che non fa differenza se si tratta di maghi, smemorati o vigilantes in maschera che affrontano criminali a cui manca qualche rotella. In effetti l’unica cosa che riesco a pensare è “lo voglio rivedere, lo voglio rivedere, lo voglio rivedere”. Quello che vorrei dire è che questo Il Cavaliere Oscuro è un po’ Il Padrino del mio tempo, di questo mio 2008, un film in cui si è andati al di là del concetto di sequel, prequel, dopoquel e doppioquel: lascia senza respiro, ti trasporta in lande desolate dove il caos regna sovrano e in cui l’unica alternativa all’arrendersi al male è una continua escalation dell’azione, del delitto, della perversione, della tragedia, del terrorismo e della sete di giustizia – in bilico con quella di vendetta – che si accompagna ad esse. Come il film di Coppola raccontava il lato oscuro dell’America per far cadere la maschera alla “versione ufficiale” del sogno americano, in una misura che non mi è ancora possibile metabolizzare c’è più sui nostri tempi in 5 minuti de Il Cavaliere Oscuro di quanto si possa trovare in un telegiornale (Dio ce ne scampi e liberi), in un quotidiano, in un periodico patinato che vorrebbe fare inchiesta ma sotto – sotto sogna di tornare a mettere le tette in copertina e ancor di più di tanta arte, cinematografica e non, che incontriamo in giro. C’è l’Iraq, c’è Obama, c’è Alemanno e ci sono i rom.

La scelta di campo è stata determinante fin da Batman Begins: un film vero, senza gli eccessi, i florilegi, i parossismi, le iperboli, le concessioni al kitch che di solito si affollano in pellicole di questo genere. Gotham non c’è sulla carta geografica del mondo ma, invece, Gotham Esiste: è Roma, New York, Londra, Parigi, Hong Kong. Gotham è dentro di noi. Il supereroe è un tizio, molto ricco, che si mette una maschera e, per lo più a mani nude, combatte il crimine: non si arrampica sui muri, non è fatto di fuoco o roccia; i suoi rivali non sono dei pazzi con dei superpoteri o tentacoli d’acciaio ma altri uomini la cui mente è annientata o quanto meno offuscata dal male, dai soldi, dal potere, dalla vendetta. Il realismo entra in gioco e dio sa quanto sia difficile tenere su un crinale di credibilità un film su un uomo pipistrello che si lancia da un palazzo, entra dalla finestra del grattacielo accanto, stende 15 cinesi incazzati e poi prende al volo un aereo che passava di lì.

Al di là delle intenzioni e delle scelte estetiche, il risultato è senza precedenti: Nolan non ti lascia il tempo di fiatare, lo guardi a bocca aperta mentre ti sbatte di qua e di là, ti fa saltare sulla sedia, anzi è la sedia che salta con te, però, allo stesso tempo, trova il modo di far “parlare” i suoi personaggi, di dargli profondità, obiettivi morali e “politici”. Soprattutto, parla al nostro tempo del nostro tempo, in cui il timore per noi stessi e i nostri cari, la paura dell’altro e del diverso attanaglia i nostri cuori, le nostre menti e, soprattutto, le nostre palle. Qui entrano in gioco valori e credenze etiche, morali e politiche, forse maneggiate grossolamente ma è pur sempre grana preziosa. Una escalation continua, in una città accerchiata dalla mafia e dalla criminalità, e ad ogni colpo inferto ne segue un altro di eguale se non superiore potenza. E quello che c’è sullo schermo non è più la sicurezza di tutti i giorni ma i valori in cui crediamo e la sottile linea (rossa di sangue) che passa tra giustizia e caos, democrazia e fascismo, tra equità e vendetta. È facile pensare di essere dalla parte del Cavaliere Oscuro ma anche il cuore e lo spirito di Wayne/Batman traballano, la solitudine del potere fa di lui, ma anche di Gordon, dei personaggi quasi shakespieriani, impossibilitati a fidarsi di alcuno perchè è in gioco la vita di tutti e a loro spetterà di decidere del loro destino. Il caos è dentro di loro mentre cercano di combattere la personificazione del caos, il Joker.

Poi le interpretazioni: se Christian Bale mantiene il suo aplomb da duro tormentato e Maggie Gyllenhaal cerca di sculettare il suo sedere secco ad ogni occasione (anche se continua a farmi sesso da paura), i veri dominatori della scena sono Gordon/Oldman (Gary è veramente ritornato il grande attore che è stato e che prometteva di essere), Dent/Eckhart (convincente con la sua faccia da “figlio della colazione da campioni”, ottimista e idealista, e assolutamente credibile nella sua discesa agli inferi) ma soprattutto Ledger/Joker. Il rischio nel commento alla sua interpretazione è di essere trasportati dalla prematura scomparsa dell’attore. Non esito ad affermare che siamo di fronte al più grande, o quanto meno uno dei più grandi cattivi della storia del cinema ed il merito va innanzitutto a chi ha scritto questo personaggio. È l’idea di Joker ad essere grandiosa: un’artista del terrore, un uomo ispirato solo dal male, che non ha obiettivi, non ha piani (anche se in effetti non è così), vuole solo veder bruciare il mondo. Nessuno sta dalla sua parte perchè lui non sta da nessuna parte: è il caos che lo domina, e grazie al caos pretende di ottenere il suo sacrificio, Batman, l’uomo a cui far perdere l’ultima barriera che lo separa dai pazzi furiosi come lui: il codice d’onore e di giustizia. Ma poi, chi ha dato voce, carne e soprattutto quella ferita sul volto che si trasforma in un ghigno, chi ha dato la camminata ingobbita, incerta e malefica è Ledger, assolutamente demoniaco, male puro.

PS: come per il primo, non aspettatevi niente dopo i titoli di coda ma restate sempre a vedere i titoli di coda, sono bellissimi.

PPS: merita una visione in lingua originale.

americanbeauty***** A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…
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5 thoughts on “Il Cavaliere Oscuro – Voglio mandare un messaggio: tutto brucia Lascia un commento

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