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Visioni successive – Come eravamo

borotalco

Prima di finire trafitto dall’ennesima proiezione dell’ennesimo sabato pomeriggio su Canale 5 dell’ennesimo film verdoniano, mi sono consegnato al nemico, acquistato il dvd di Borotalco e ho proceduto ad una proiezione tra amici.

L’ora e mezzo di Verdone e Giorgi ha riportato alla mente ricordi dei tempi andati, che stridono un po’ con la realtà dei giorni nostri e ti fanno venire una immancabile nostalgia. La storia è nota – e molto spesso anche le battute ad essa collegate, che alcuni ripetono a mo’ di mantra nelle calde notti estive quando non c’è niente da fare e ormai ci si è detti un po’ tutto quello che c’era da dire: è il classico triangolo – anzi quadrangolo – tra due giovani che non sanno cosa vogliono dall’amore e non hanno ancora trovato la loro dimensione nella vita.

Ecco l’elenco di situazioni, parole, abitudini di un tempo che non c’è più:

  • Le vecchie alimentari in cui trovavi tutto – pure le olive greche (“come so? So’ greche”) – ed un burbero proprietario irretiva le clienti con un vocione che può essere “un pugno o una piuma” (sì, è un altro film, ma è lo stesso) e che magari le conosceva da anni, sostituite ormai da impersonali supermercati in cui nessuno ti conosce e le vecchiette sono costrette a parlare con i muti scaffali;
  • Le code ai botteghini per comprare un biglietto di un concerto (e magari quello davanti a te ne comprava 50 e tu restavi a bocca asciutta), sostituite dalle file telematiche su ticketone e l’immancabile pagina “impossibile visualizzare la pagina” quando troppi contratti intrippano il sito;
  • La vecchia Galleria Sordi che all’epoca non era nemmeno la Galleria Sordi – il buon Alberto ancora faceva film, con Andreotti nei panni del cliente del suo tassì – e ci si andava a pattinare. Oggi con i pattini non ti puoi avvicinare, potresti disturbare lo shopping di qualche turista;
  • Il Sangue di Bacco a 1900 lire a bottiglia – al cambio attuale manco un euro, pensa un po’;
  • Le cabine telefoniche (neanche lo faccio lo sproloquio contro i telefonini o, meglio, contro coloro che abusano del telefonino e magari si oppongono se qualcuno vuole installare l’antenna sul tetto di casa loro, e ti dicono “fa male”)
  • La moglie a casa e il marito a lavoro – con immancabile cliché della casalinga insoddisfatta che irretisce il venditore porta a porta. Adesso a lavorare moglie e marito, a meno che uno dei due non è avvocato o “piccolo (im)prenditore”, allora…
  • A proposito, di porta a porta c’è rimasta solo quella di Bruno Vespa, il vero simbolo che “mala tempora occurrunt”.
  • La bellezza ormai persa di Eleonora Giorgi che, sì sarà stata pure “cagna” all’epoca, ma ammazza quanto era bona.

Le cose che non sono cambiate:

  • Precari allora, precari oggi;
  • Quando Verdone lascerà Rossella per mettersi con la Giorgi, alla moglie non passerà neanche una lira di alimenti in quanto libero professionista e per questo evasore delle tasse;
  • Christian De Sica non sapeva cantare allora e non sa cantare oggi.

 

3 buono***

È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

7 pensieri riguardo “Visioni successive – Come eravamo Lascia un commento

  1. Cristian DeSica non sa cantare ma quella scena (e quella maglietta) sono da antologia…sfido chunque a dire di non averla MAI imitata….

    Giovanni

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  2. la scena del balletto di Verdone & DeSica è strepitosa… io mi riferivo alla scena dell’ave maria, anche se in effetti, secondo me, l’obiettivo era proprio il non saper cantare

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  3. parole sante, anzi, santissime, tutte. Tranne su C. De sica: essere figli di suo padre deve essere difficilissimo, però, gli fanno fare solo cazzate…secondo me potrebbe rendere di più se si sganciasse da vanzina & C.

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