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Bugonia, salviamo il pianeta, non gli uomini – recensione, migliori frasi e citazioni

Fuori dal cinema, Roma sud, ore 18:47. Tre signore con permanente resistente alla storia contemporanea discutono animate davanti al cartellone di Bugonia. Una tiene la borsetta come se dentro ci fosse la Costituzione del ’48, l’altra mastica caramelle alla menta con sospetto sistemico, la terza guarda tutti come se avesse già capito tutto nel ’92.

«Io te lo dico, è tutto vero» dice la prima. «Il deep state esiste. L’ha detto pure mio nipote che fa informatica.»

«Ma quale deep state, quello è cinema d’autore!» ribatte la seconda. «È una metafora.»

La terza sospira: «A me basta che non aumentino le bollette.»

Ecco, Bugonia funziona esattamente così: è un film che riesce a far litigare le vecchie, gli intellettuali e i gruppi Telegram nello stesso identico momento storico.

«Gira la Ruota»

La trama di Bugonia

Michelle (Emma Stone) è una grintosa e tenace amministratrice delegata di un’azienda farmaceutica. Un giorno viene prelevata da due tizi con le maschere di Rachel di Friends e imprigionata nella fattoria dei due. 

Teddy (Jesse Plemons) e Don sono due giovani ossessionati dalle teorie del complotto; sono convinti che gli andromediani – abitanti di Andromeda – si stiano infiltrando sul nostro pianeta per distruggere il genere umano e prendere possesso della Terra. I due sono convinti che Michelle sia un’esponente andromediana di alto profilo e il rapimento ha come obiettivo poter avere un incontro con l’imperatore di Andromeda per negoziare una pace e il ritiro degli alieni dal nostro pianeta. 

Bugonia è il remake di Save the green planet, un film sudcoreano dei primi anni del 2000, e l’ultimo di Yorghos Lanthimos è  anche il nuovo tassello della collaborazione del regista greco con la sua prod-attrice Emma Stone. Un rapporto fertilissimo: la donna ha interpretato per Lanthimos alcuni dei ruoli migliori della fin qui già ricchissima carriera (La Favorita e Povere Creature per dirne due), aumentando il proprio coinvolgimento a livello produttivo e creativo. 

Maledetti ciclisti, sono sanno stare in fila indiana e sono convinti di aver scoperto un complotto intergalattico

Temi attualissimi come l’ecologia, la preservazione del pianeta, lo strapotere delle corporazioni e il complottismo sono incasellati in una struttura dove l’apocalissi di fondo incontra il nichilismo ironico di Lanthimos, lasciando spazio a traumi personali e collettivi. Il piccolo e il grande si incontrano. Forse sei complottista perché qualcuno ti ha fatto violenza, una società farmaceutica ha usato tua madre come cavia, forse sei complottista perché hai acciaccato una cacca o hai un lavoro di merda. Teddy è disposto a tutto per compiere la sua missione e, nascosto dietro le buone intenzioni di salvare il pianeta, castra il cugino con evidenti problemi intellettivi (è “neurodivergente”, ma il sorprendente attore esordiente  Aidan Delbis preferisce definirsi autistico, speriamo ad Hollywood lo perdonino), tortura una donna, compie ogni tipo di atto violento. Malgrado Teddy abbia una storia penosa alle spalle – molestie, una situazione familiare disastrata, un lavoro ripetitivo – Lanthimos non lo presenta creando empatia con lui, come invece accadeva con il film sudcoreano di Jang Joon-hwan. A proposito, er poro Jang Joon-hwan è arrivato prima dell’invasione coreana, di Park chan-wook, Bong Joon-ho, quando arrivare dalla penisola asiatica era diventato figo, Jang invece è sparito. Vabbè. 

Poi vai a vedere che a sto matto, a Teddy, Lanthimos dà ragione, dà ragione a uno di quelli che prendiamo per il culo suo social, i no-vax, i grillini, i terrapiattisti e i terrapiuttosto. Perchè? Una briciola. Una crepa. Un dettaglio che torna.

E in sala succede il disastro cognitivo.

La prima vecchia: «Hai visto? Avevo ragione!»

La seconda: «No, è ironia! È postmoderno!»

La terza: «Io ho capito solo che nessuno è innocente.»

Il bello (o il male) di Bugonia è questo: non è un film contro il complottismo. È un film sulla seduzione del complotto. Ti mostra quanto sia narrativamente più soddisfacente pensare che esista un piano, piuttosto che accettare il caos.

Perché il caos è brutto. Non ha colonna sonora.

Il complotto invece sì: ha un cattivo, ha un disegno, ha un senso.

Perché Bugonia non prende in giro il complottista. Prende in giro il bisogno umano di sicurezza, di certezza, di un ordine precostituito. Di razionalità. Chi controlla la storia controlla la percezione.

Intanto fuori dal cinema la discussione degenera.

«Io comunque ho tolto Facebook» dice la seconda.

«Io ho tolto il glutine» risponde la prima.

La terza conclude: «Io ho partecipato al televoto del Festival di Sanremo.»

E forse è questa la recensione definitiva: Bugonia è un film che non ti lascia con una risposta, ma con un sospetto. Non sai se hai assistito alla smascherata di un delirio o alla conferma che qualcosa non torna.

E nel dubbio, controlli il telefono. 

*** È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

Le migliori frasi e citazioni di Bugonia

Sei libero di andare. Michelle

Hai ottenuto da me una vera reazione umana malgrado la tua composizione. Teddy

Che ne dici? Ho spacchettato abbastanza? Teddy

C’è un codice andromediano nel tuo Instagram. Teddy

Con tutto il rispetto, noi non siamo un movimento. Teddy

Non puoi battermi perché tu sei un perdente e io una vincente. È così che va la vita. Michelle

-Tu fai onore alla tua specie.
-Cerco di dare una mano. 

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