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Sentimental Value recensione: Joachim Trier, il trauma e le signore di Roma Sud

Tre signore all’uscita lo chiamano “mattone”. Io lo chiamo cinema. Una casa inclinata, un padre regista, una figlia ferita e una sceneggiatura che riapre tutto. Sentimental Value è il nuovo film di Joachim Trier, con Renate Reinsve ed Elle Fanning, ed è quel tipo di cinema che non ti chiede di essere colto ma onesto. Se cercate il colpo di scena, avete sbagliato sala. Se cercate un colpo al cuore, accomodatevi. 

La storia inizia in una casa, molte iniziano così, ma questa è speciale: da diverse generazioni ospita la famiglia Borg e la casa ci tiene subito a farci notare che il tempo, le famiglie, i bambini, le guerre, i litigi, gli amori, le hanno piegato le fondamenta. La casa dei Borg è inclinata come la Torre di Pisa – e forse un po’ tutte lo sono – ma la cosa davvero incredibile è che lei parla. È il suo punto di vista che ascoltiamo in apertura di Sentimental Value, il film di Joachim Trier con il sorriso più bello del mondo, quello di Renate Reinsve. 

I superstiti della famiglia Borg sono Nora (Reinsve), sua sorella Agnes (Inga Ibsdotter Lilleeas) e il capofamiglia Gustav (Stellan Skarsgaard), regista un tempo di successo che sta vivendo un momento di recupero cinefilo. 

 

La casa ha vissuto tutto della vita della famiglia Borg. Oggi Nora è un’attrice teatrale di successo, mentre Agnes ha trovato una strada più “borghese”: ricercatrice universitaria, figlio con due cognomi, marito fedele. Non è solo la morte della madre a scatenare la narrazione ma la miccia deflagrante è la nuova sceneggiatura di Gustav, da qualche anno inattivo, scritta “per Nora”. Le chiede di interpretarla. Ferita dalla indifferenza paterna negli anni in cui ne avrebbe avuto più bisogno, la donna rifiuta e continua la sua vita fatta di una solitudine anaffettiva: vive sola, ha una storia di sesso con un collega sposato, che non la informa quando decide di divorziare, preferendo rimanere single. Vabbè è un classico. È una zia fantastica. Ha un’ansia terribile quando deve entrare in scena. Ha una storia problematica alle spalle. Forse un tentato suicidio. Beh, senza forse. La nuova presenza del padre la sconvolge. Il suo equilibrio va sotto sopra. 

Il sorriso più bello del mondo

Agnes si lascia incuriosire dalla storia della nonna morta suicida. Fa quello che le riesce meglio: si chiude in biblioteca e studia i documenti che la riguardano, nell’archivio dedicato ai perseguitati dal nazismo. Anche i norvegesi sono stati nazisti, ebbene sì. Dovevate saperlo e Trier lo vuole far sapere. Non sia mai ci scappi un premio a parlare di antifascismo. 

Intanto Gustav si gode la bella vita e a 70 anni va in giro per festival del cinema e trascorre notti in bianco sbronzandosi sulla spiaggia di Deauville, dove conosce la stellina del cinema americano Rachel Kemp (Elle Fanning), tutta selfie e sorrisi. La giovane attrice vuole fare un giro nel cinema di autore. Così è lei a ottenere la parte pensata e scritta per Nora e Gustav rimedia pure i finanziamenti di Netflix – e Trier non perde occasione di sfotterli un po’ e prendersi gioco anche dei junket coi giornalisti e gli influencer –. Quando scopre che il ruolo scritto per lei dal padre verrà interpretato da un’altra e che addirittura Rachel si è tinta i capelli per assomigliarle, Nora ha un crollo emotivo, scompare, non risponde al telefono, i giovani direbbero “ghosta tutti” e addirittura interrompe le repliche dell’Amleto (“Non interpreto Ofelia, ma il protagonista”, del resto siamo in Norvegia, erano woke e gender quando noi ancora cercavamo di spiegare come si usa il bidet, eppure erano vichinghi e più recentemente nazisti, in quale parte della grande Storia li abbiamo persi di vista?). Anche Agnes ha un crollo, prima travolta dalle sofferenze della nonna, poi dalla richiesta paterna di lasciare che il figlio lavori nel suo film. Come accadde a lei decenni prima. Prima dell’abbandono del padre. In una scena incredibilmente emotiva ha un sincero confronto con la sorella.

«Famose na foto. So famosa»

Insomma quante volte avete riso, pianto o avete iniziato a riflettere su voi stessi dopo aver visto un film? Qui una sceneggiatura causa scompiglio e riporta in superficie traumi, dolori, ferite. Sto cazzo di cinema quanto è profondo. Trier gioca di specchi, mette in scena il dolore, ma lo fa alla maniera nordica, con dignità. Qui non c’è gente che urla, c’è chi va a spasso per Oslo con la faccia che resiste alle lacrime, c’è Skarsgaar che pulisce un tavolo, bagnando un intero rotolo Scottex per rimuovere qualche briciola. Ci sono passaggi attraverso porte e sguardi attraverso porte che nascondo ricordi orribili. I personaggi si guardano intorno e ricordano, noi intuiamo e riempiamo i vuoti, è la cosa più furba da fare. Perché scrivere se lo spettatore può fare tutto da solo a gratisse? 

«So’ amerigana, me diverto co quello che copia Woody Allen che copia Bergman»

 

Il vostro affezionatissimo ha pagato per vedere questo film, in un cinema di Roma Sudde pieno di anziane signore vedove tutte uguali che amano fare le finte intellettuali nel cinema per vecchi di Roma Sudde, con una programmazione tutta strana dove ci sono trauker che al The Space non passano, trailer di film dove dicono “Ricorda Belfast di Kenneth Branagh” come se fosse un complimenti, invece al The Space e in qualsiasi multisala sappiamo che è un insulto. Ma non al cinema per vecchi ma soprattutto vecchie intellettuali di Roma Sudde. Be, fuori dal cinema intellettuale ho sentito questo dopo aver visto Sentimental Value

Tre signore eleganti, cappotto cammello, foulard annodato con rabbia contenuta.

La prima:

«Mah. Un po’ lento».

La seconda:

«Troppo silenzio».

La terza:

«Un mattone».

E io lì, tra il cartellone dei popcorn e la locandina spiegazzata, con gli occhi arrossati, le gambe tremanti per il miracolo a cui avevo assistito, penso: No signore. Il mattone non è il film. Il mattone è chi ve lo ha raccontato.

Strappami il cuore e giocaci a curling

Alla fine il punto è semplice: Sentimental Value non è un film da spiegare, è un film da attraversare. Non ti chiede di dimostrare quanto sei colto, ti chiede solo di restare lì, dentro quelle stanze piene di silenzi, e di riconoscere qualcosa che ti riguarda. Il vero equivoco non è la lentezza, non è il sottotesto, non è il non detto. Il vero equivoco è pensare che per parlarne serva un dizionario di teoria del cinema. No. Serve onestà. Serve ammettere che ti ha fatto male in un punto preciso, che ti ha ricordato qualcuno, che ti ha lasciato addosso una malinconia pulita. Il mattone non è Trier. Il mattone è la pesantezza con cui certi trasformano ogni emozione in una conferenza. Il cinema, anche quando è dolente, può essere leggero nel modo in cui lo racconti. E forse l’unico modo sensato di scriverne è questo: sorridendo un po’, godendo delle cose belle, senza paura di dire che sì, questo film è elegante, è doloroso, è vivo. E quando il cinema è vivo, non è mai un mattone. È una finestra. 

Ci sono diverse scene da ricordare. I regali cinefili di nonno Gustav, tra cui La Pinista “per capire le donne”, le attrici, bravissime grazie a personaggi tondi, completi. La scena del confronto tra le sorelle, ti strappa qualcosa dentro e poi ti fa far pace con te stesso. Skarsgaard è immenso, la casa indimenticabile.

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

Le migliori frasi e citazioni di Sentimental Value

Perché in chiesa? Non avrà mica trovato la fede? Gustav

Va bene che tu sia sposato, così da non far emergere un rapporto che evidenzia quanto io sia messa male. Nora

E la casa si fece più leggera.

Guarda qui Monica Bellucci cavolo. Gustav 

Non scriverai mai l’Ulisse se devi portare i figli al calcio o paragonare le assicurazioni. Gustav

È per tutto questo devo ringraziare Lasse Hallstrom mica te. 

Qualcuno ha detto che pregare non è parlare con Dio, ma ammettere la propria disperazione.

E tu cosa pensi?

Cosa è successo? 15 anni fa avevo 55 anni. Gustav

Non vuoi che questo sembri un film di Hollywood. 

Per favore non pensare a questo come un fallimento. Sei una grande attrice lo penso davvero. Gustav

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