Vai al contenuto

L’Agente Segreto recensione: paranoia, carnevale e identità perdute


Carnevale, dittatura, desaparecidos. E uno squalo che non smette di tornare. L’Agente Segreto è un film che usa il caos per parlare di identità e memoria collettiva.

Non è un film di spionaggio. È un film che si traveste da spionaggio per parlare di identità, memoria e paranoia.

L’Agente Segreto di Kleber Mendonça Filho sembra uscito da un incrocio tra Pakula e Coppola, ma poi devia, si perde, si moltiplica. È uno, cinque, dieci film nello stesso film. Un oggetto politico, fantastico, storico e insieme intimo. Non ha un genere preciso. E forse è questo il suo punto.

La trama de L’Agente segreto

Marcelo attraversa il Brasile per tornare a Recife e rivedere suo figlio Fernando, che vive con i nonni materni. Sta fuggendo. Vuole portare il ragazzo lontano perché il regime lo ha messo nel mirino. Dietro c’è l’industriale Ghirotti, mandante del suo assassinio, con due sicari talmente infami da essere stati cacciati perfino dall’esercito della dittatura brasiliana degli anni Settanta.

Siamo nel 1977. Un cartello all’inizio ci avvisa che è un’epoca “piena di bizzarrie”.

Pizzetta, biretta e complotto?

È carnevale e Mendonça Filho non risparmia nulla: sotto le maschere ci sono corruzione, violenza, sesso consumato dove capita, incompetenza, disumanità. E cinema. Tantissimo cinema. Dalle case dei rifugiati agli uffici della lenta burocrazia sudamericana, dalle strade ai cinema di quartiere, ci guardano icone degli anni Settanta: Nadia Comaneci, King Kong, Il Presagio, Pasqualino Settebellezze, Lo Squalo. Il film di Spielberg è probabilmente il meno politico dell’era della New Hollywood, il punto più alto del cinema commerciale degli anni Settanta, il primo “blockbuster” e proprio Lo Squalo diventa il punto di raccordo della storia. Fernando ne è ossessionato. Gli provoca incubi. Ridisegna la locandina. Non l’ha mai visto – i nonni non vogliono – ma spera che il padre lo porti al cinema. Marcelo, però, è impegnato a organizzare la fuga e a cercare la carta d’identità della madre, di cui non esistono prove ufficiali di nascita. Un uomo senza documenti. Una madre senza traccia. Uno Stato che cancella.

 

«Ho visto giocare Mimmo Berardi»

La cronaca dietro la finzione cinematografica

All’Istituto di Oceanografia viene portato uno squalo morto con in bocca la gamba mozzata di una persona, probabilmente un desaparecido.

Il commissario Euclides prova a far sparire la storia, ma la gamba riappare misteriosamente in giro per la città, alimentando la stampa scandalistica. Diventa un simbolo, una presenza che prende letteralmente a calci la coscienza collettiva di Pernambuco.

È un fatto realmente accaduto. Mendonça Filho lo conosce bene: Recife è la sua città, il suo terreno politico e artistico. Filho ha una storia di resistenza alla politica e all’autoritarismo, ma questa è un’altra storia. 

Lo Squalo alimenta gli incubi di Fernando e dei cittadini di Recife, alimenta la fantasia dei giornalisti e minaccia la stabilità del regime. Intanto scopriamo che Marcelo è il nome di finzione per proteggere la vera identità di Armando, un ricercatore universitario, proprietario di un brevetto molto importante che potrebbe causare delle perdite economiche all’azienda di Ghirotto. Trova rifugio presso Donna Sebastiana, una anarco- comunista con trascorsi in Italia, a Sassuolo (io ho subito pensato a Mimmo Berardi), con lei ci sono altri rifugiati, gente perseguitata da uno stato straniero, dai genitori, dalla loro diversità.

 

«So più figo di Pedro Pascal»

 

Il nonno di Fernando e suocero di Marcelo/Armando lavora come proiezionista in una sala cinematografica, uno dei pochi luoghi sicuri della resistenza, dove nascondersi e telefonare da una linea sicura e il cinema è dappertutto: Midnight Cowboy, Il Presagio e le reazioni scomposte alla sua proiezione, donne possedute che scappano dal film, le urla degli spettatori.

Poi il film cambia ancora.

Scopriamo che la nostra storia è una capsula del tempo: nastri incisi e ascoltati, nel presente, da ricercatrici universitarie. Così conosciamo il destino di Marcelo/Armando e quello di Fernando, diventato medico in un ambulatorio costruito dove un tempo sorgeva il cinema del nonno.

Il luogo della finzione diventa luogo di cura.

“Quando l’ho visto ho smesso di avere gli incubi”

Dice così Fernando, e forse anche il Brasile deve affrontare il suo squalo per andare avanti e non avere già gli incubi di un regime militare. L’Agente Segreto è un film sull’identità: di uomini e donne, di uno stato, della democrazia. Marcelo cerca la carta di identità di sua madre, per possedere una prova tangibile della sua esistenza in vita; lui stesso ha vissuto due vite: prima, il ricercatore di successo capellone e comunista Armando, poi il rifugiato Marcelo. Fernando anni dopo ha l’opportunità di conoscere suo padre attraverso delle vecchie registrazioni, ma paradossalmente non è interessato.

 

Il cadavere della democrazia

 

Wagner Moura è straordinario nel dare volti, espressioni e personalità a tutti e tre e non sembrare mai lo stesso attore, lo stesso volto, ma uomini con storie diverse anche dentro la stessa vita, un po’ come questo film. In strada giacciono a terra  cadaveri senza nome, monito alla violenza, al carnevale, all’indifferenza umana. Perfino i luoghi perdono identità, il cinema diventa un ambulatorio in una città che cambia aspetto e la stessa gamba che alimenta i servizi sensazionalistici dei giornali non si sa a chi appartiene. Così brancoliamo nel buio cercando noi stessi, incapaci di vedere la strada davanti ma desiderosi di dimenticare la strada che abbiamo percorso. 

bianca nanni moretti pagelle stellette cinema coccinema****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

 

Ecco le migliori frasi e citazioni de L’Agente Segreto


Le migliori frasi e citazioni de L’Agente Segreto

Che ne direbbe di una mancetta di carnevale per la polizia?

Nonno: È vietato ai minori di 14 anni. Altrimenti fai gli incubi.
Fernando: Ma io li faccio già gli incubi nonno.

La cosa più importante è dare il quorum. 
Dare il quorum a cosa?

Sono entrata su raccomandazione. 

Quello è l’essere umano: imperfetto.

L’ho aperto ma non l’ho letto. 
Ma se lo hai aperto perché non lo hai letto?
Io non lo so. 

Elsa: Tutto questo passerà.
Armando: E io sto aspettando che passi.

Nella vita succedono cose brutte ma anche bellissime.

Non fare domani quello che puoi fare dopo domani. 

La verità è che tu sai più cose riguardo a mio padre di me. 

Lascia un commento