Vai al contenuto

La Grazia di Paolo Sorrentino spiegata bene (più o meno): potere, simmetrie e metafore facili – Migliori frasi e citazioni

Dal Quirinale ai cavalli: viaggio ironico e critico nel nuovo film di Paolo Sorrentino.


“La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino, torna su uno dei suoi terreni preferiti: la fenomenologia del potere, l’uomo pubblico trasformato in creatura mitologica e un po’ vagamente annoiata, il rallenty come sacramento laico, Roma come anfiteatro dell’anima. Dopo “È stata la mano di Dio”, Sorrentino firma un’opera fatta di simmetrie, parallelismi, metafore lampanti (alcune pure troppo) e momenti di pura ipnosi visiva. Un ritorno alle sue ossessioni più sorrentiniane, tra presidenti, statuarie, cavalli, uomini che cercano leggerezza e domande che sembrano risposte già confezionate. E sì: c’è anche un po’ di Jep Gambardella che non ha voglia di andare a tutte queste cerimonie istituzionali.”

Sorrentino e La Grazia: tutto a ralenti, pure i dubbi morali

Una delle sequenze più ipnotiche del nuovo film di Paolo Sorrentino La Grazia è quando il Presidente del Portogallo scende dall’auto al Quirinale e, puntuale come una tassa, si abbatte il diluvio universale. Ralenti, gocce lattiginose, tappeto rosso che pare la passerella di Cannes senza la gioia. E il presidente cade, inciampando sotto lo sguardo attonito del capo di stato maggiore e il Presidente della Repubblica Toni Servillo. È la solita “sorrentinata”: estetismo che invade, scena che si gonfia, metafora che scalpita come un cavallo pronto a entrare in campo anche quando nessuno l’ha chiamata.

E questo è l’intero film: un’orgia di simmetrie, di rimandi, di parallelismi che urlano “Ho studiato, non mi sono disunito”, un catalogo di déjà-vu sorrentiniani, solo con il Quirinale al posto delle terrazze del Gianicolo.

«Io solo na cosa vojo sapè: Ma tu chi cazzo sei?»

Jep Gambardella Presidente della Repubblica (più o meno)

Il Presidente del film ha quella malinconia da dopocena romano in un quartiere morente come Monteverde, pieno di scrittori fallini e pensionati milionari, le notti che non finiscono mai e la consapevolezza, molto Jep, che “non si può andare avanti così”. Solo che questa volta non è uno scrittore mondano: è il Capo dello Stato.

E allora Sorrentino gli incolla addosso tutte le sue grandi ossessioni:

  • i vecchi che devono lasciare un mondo migliore;
  • le eredità da tramandare (non spirituali: legacy, come direbbero gli americani);
  • il rapporto con un tempo che si riduce, mentre i figli aumentano le domande.

E c’è pure il Papa con le treccine, un confessionale che diventa TED Talk e un Guè Pequeno che si gira in camera e ride, rompendo l’illusione e rivelando la presenza della cinepresa, come se Sorrentino volesse dire: “Aho, perché io so io e voi….”. Insomma avete capito. 

Quirinale non ti disunire

Fenomenologia del potere, capitolo 87

Sorrentino ha costruito un suo piccolo mausoleo del potere: Andreotti, Berlusconi, il Papa vecchio, il Papa giovane e il Papa colle trecce che va in motorino per i giardini vaticani, le rockstar, i numeri 10. Ora anche il Presidente della Repubblica, un salvatore della Patria, uno che ha tirato fuori il Paese dal baratro e risolto brillantemente “sei crisi di governo”. Me cojoni, un Mattarella che ce l’ha fatta, senza secondo mandato però.

Il problema? Che la sua passione per gli uomini enormi – enormi per rango, ego, o acciacchi morali – rischia di diventare un limite: più sono grandi, più è facile sezionarli al microscopio. Ma cosa abbiamo imparato davvero da questa dissezione?

La crisi (piccola) dietro la grandeur (grande)

Dopo È stata la mano di Dio, sembrava che Sorrentino avesse ritrovato un filo narrativo più umano. Invece La Grazia e prima ancora Parthenope sembrano dire il contrario: è tornato quello dell’ornamento, del gesto estetico che, solo a volte, sovrasta l’idea. E stavolta, insieme a tante trovate affascinanti, ci sono anche metafore che scivolano via come bucce di banana sul marmo lucido:

  • il cavallo (telefonatissima)
  • l’assenza di gravità (ancora più telefonata)
  • la scena dell’astronauta che prima piange e poi ride (ok, Paolo…)

Tutto bello, eh, ma un po’ di pigrizia si sente. Come se il film dicesse: “So già dove vado a parare, fatevelo andare bene.”

«Questa campagna è tutta sgarrupata»

Il problema non è la domanda. Sono le risposte

Il film ha uno strano paradosso: vuole parlare della bellezza del dubbio, dell’ambiguità, del non sapere. E invece Sorrentino risponde a tutto, e pure in modo rassicurante:

  • assolve il protagonista;
  • grazia la donna arrogante che non sembrava meritarlo;
  • NON grazia l’uomo umile che non sembrava desiderarlo;
  • firma la legge che forse non voleva firmare;
  • chiude ogni arco con una pacca sulla spalla.

Per farlo lavora con ostinazione a una serie di sequenze simmetriche, degli specchi il cui riflesso ci consegna personaggi alle prese con le loro pauree con ciò che non conoscono. Spesso le due cose coincidono. L’incontro di figlia, prima, e presidente, poi, con i detenuti in attesa di grazia, per fare un esempio. I sogni e i ricordi che si confondono tra sensi di colpa e la ricerca della verità nella cortina fumogena degli individui impenetrabili. Con chi mi ha tradito mia moglie? Di chi mi posso fidare? Scene che solo apparentemente lasciano aperte porte, capiamo. Troppo e troppa grazia, San Paolo.
Io preferivo un po’ di tormento. Preferivo il dubbio. Preferivo farmi un’idea mia. 

E il risultato? Ipnotico, elegante, ma più leggero di quanto creda

L’interpretazione di Toni Servillo è, come sempre, una cosa da mettersi seduti e prendere appunti.
Il film ha momenti visivi magnetici.
Altre sequenze sono così sorrentiniane che io francamente ci godo pure. La Grazia resta un film interessante: fragile, elegante, imperfetto, con un autore che sembra dire “voglio la leggerezza” mentre lo spettatore mormora “Paolo, però qualche dubbio tienilo pure tu”.

star wars pagelle cinema film***½ Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

 

 

Ecco le migliori frasi e citazioni de La Grazia di Paolo Sorrentino.


Le migliori frasi e citazioni de La Grazia di Paolo Sorrentino

-Allora il problema non esiste, è tutto uguale a prima, no?
-No. 

Quando non lavoro mi annoio. Generale

-Il diritto penale è così: una scalata dell’impossibile. 
-Se permette: cosa intende per impossibile?
-Stabilire la Verità. 

Io gli darei fuoco ai musei. Coco

Voi politici intrattenete con la verità un rapporto isterico. Coco

Tesoro questa non era una cena, ma un’ipotesi. Coco

Detesto i ritornelli della musica moderna. Il Presidente Mariano De Santis

Io sono l’argomento più noioso che conosca. Il Presidente Mariano De Santis

Aurora, io quando ti ricordo muoio. Il Presidente Mariano De Santis

Un corazziere deve sapere fare tutto anche  l’agente segreto. 

Il Presidente Mariano De Santis: Quando prego mi addormento. 
Dorotea: E tu non pregare. 

La domanda è una sola: di chi sono i nostri giorni?

La bugie sono per i curati di campagna.

Alla nostra età la libertà non serve a molto. Il Presidente Mariano De Santis

Un giudice rimane giudice per tutta la vita. Dorotea

Oggi mi è capitato di vedere la Verità da vicino e invece il diritto te la mostra sempre da lontano. Il Presidente Mariano De Santis

-La burocrazia, tutti la detestano perché è lenta ma serve proprio a questo. 
-A cosa?
-A non prendere decisioni affrettate. 

Dorotea: Stai cambiando argomento. 
Il Presidente Mariano De Santis: Sì, hai ragione. 


Segretario: È irrituale. 
Il Presidente Mariano De Santis: Sono stanco dei riti. 
Segretario: Di solito questa forma di ribellione si manifesta intorno ai 18 anni. 

Il Presidente Mariano De Santis: Quando prego mi addormento. 
Coco: Beato te, a me servono due sonniferi. 

Un corazziere sa fare tutto. 

Il Papa deve rendere conto a Dio. Io ai miei figli. Il Presidente Mariano De Santis

Lascia un commento