Train Dreams – Elegia per taglialegna, sogni spezzati e boschi che piangono: recensione, migliori frasi e citazioni
Train Dreams, il film del 2025 diretto da Clint Bentley e disponibile su Netflix, propone un ritratto crudele e poetico dell’America del primo Novecento. Attraverso la vita del taglialegna Joel Edgerton, tra ferrovie, foreste distrutte e perdite atroci, il film racconta la brutalità del progresso e la fragilità dell’anima umana. In questa recensione ecco come Train Dreams esplora intrecci dolore e bellezza, nostalgia e verità
Robert Greinier (Joel Edgerton) ha avuto una vita abbastanza sfigata. Non ha mai conosciuto i suoi genitori e campa di sega, nel senso che per vivere abbatte gli alberi nella ridente industria del disboscamento, utile per alimentare guerre e industrie negli Stati Uniti tra le fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Il disboscamento: la cosa che Hollywood oggi farebbe fare agli attori per farli sembrare “autentici”. Con un coach, un dietologo e un contratto contro le schegge. Non è mai andato troppo lontano da Spokane, nello Stato di Washington, praticamente lo stesso da cui arriva il grunge, ma un secolo prima.
Robert ha la fortuna di conoscere sua moglie, Gladys, fuori dalla chiesa del paese e, pensa che fortuna!, Gladys è Felicity Jones. Io sono rimasto sotto con Felicity Jones dai tempi di Rogue One e a volte penso di non esserne ancora uscito, anche se mi distraggo con le foto di Margot Robbie e Sydney Sweeney. Ma questo non c’entra niente.

La casa nel bosco di Gladys e Robert
Gladys e Robert comprano mezzo ettaro di terra vicino al fiume e dentro un bosco e gli piace campare così: allevare galline, pescare i pesci, trombare, una vita semplice insomma. Se non fosse che ogni tanto poi Robert deve andare ad abbattere gli alberi e qualche altra costruire ferrovie per unire quella grande nazione che erano gli Stati Uniti. Ma lavorare per quelli delle ferrovie non gli piace. La ferrovia avanza come un destino inevitabile, un progresso che non costruisce: schiaccia. Letteralmente. Robert ha conosciuto ogni tipo di persona: indiani, cinesi, vagabondi, filosofi e di alcuni di loro è diventato anche amico. Poi una volta quelli della ferrovia hanno preso un cinese con cui stava segando una trave e lo hanno gettato giù dal ciglio di un burrone. Da allora Robert vede ‘sto cinese dappertutto. Un po’ come io faccio con Felicity, Margot o Sydney. Robert ha delle allucinazioni. Vede più fantasmi lui che i ragazzini di Stranger Things alla fiera del fumetto. Robert vive in un’America che sta smettendo di essere selvaggia e non è ancora civilizzata. È un uomo in un interregno, e in quell’interregno le voci dei morti parlano più forte dei vivi.
Il fuoco del destino
Ve la faccio breve: Robert Greiner ha talmente sfiga che se nel bosco ci fosse stato un unicorno, sarebbe morto pure quello e dopo uno dei suoi viaggi di lavoro, Robert torna e il bosco è tutto bruciato, con sua moglie e sua figlia dentro al bosco. Capisci che se perdi Gladys/Felicity Jones è qualcosa di molto vicino a una tragedia nazionale, non solo personale. Robert non si riprenderà più anche perché a forza di vedere gente morta uno pensa che la sfiga lo stia cercando. Malgrado tutto e con la morte nel cuore Robert si rimette in piedi e ricostruire la casa, nell’esatto punto dove era la prima. Non sia mai che moglie e figlia tornino. E in effetti è così perché lui continua a sentirle le voce di Gladys e la piccola Kate giocare in giardino, guardare una rana, innaffiare le piante, giocare a nascondino. E tutte queste cose già la metà bastano a spezzarvi il cuore anche solo a guardarle, pensate a viverle dentro quel mondo meraviglioso di boschi, vento, pioggia e crudeltà a caso.

L’America delle opportunità
Poi un giorno Robert incontra una ex infermiera che aveva prestato servizio nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, e tu pensi che magri Robert avrebbe diritto a un pezzetto di felicità e magari innamorarsi, un soffio di amore. Ma no, non va così. L’America delle opportunità è spietata: colpisce, ma non dà. Un giorno Robert va su un aereo e guarda il mondo dall’alto. Il giorno dopo muore, senza eredi, senza una tomba, nella sua casa e nessuno lo ricorda, praticamente come tutti i personaggi di Netflix che non finiscono nei top 10. Se non fosse per lo scrittore Denis Johnson e ora il regista Clint Bentley, che a quattro mani con Greg Kwedar ha scritto il film. I due insieme erano stati nominati per la migliore sceneggiatura non originale per Sing Sing.
E benché la voce narrante di Will Patton accompagni e sottolinei, Train Dreams non abdica il suo ruolo di narrare con le immagini. Natura e opera dell’uomo passano sopra la vita di Robert, la stritolano, la masticano, la sputano, ma regalano anche momenti di indicibile bellezza. Lo ripagano? Forse no. Forse Robert non vorrebbe sognare tutte le notti il modo orribile in cui moglie e figlia sono morte. Lui sceglie di sperare fino al giorno della sua scomparsa.
Train Dreams e il cinema di oggi
Train Dreams mostra come il dolore non sia un evento, ma una condizione geologica: come un fiume, come un tronco che cade, come una casa che brucia senza perché. Bentley ha imparato la lezione di Malick, non è impossibile sentire gli echi del grande regista statunitense, usa la natura come fosse un personaggio muto, un’entità che giudica senza parlare, ma anche rimandi a Kelly Reichardt (First Cow) e una citazione fordiana quando la porta di casa Greinier si apre sul futuro, ma il suo protagonista sembra un autoescludersi.
Notevole Joel Edgerton: una recitazione trattenuta la sua, silenzi che parlano più di un monologo, fisicità da working class e barba pensosa. Su Netflix.
****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.
Ecco le migliori frasi e citazioni di Train Dreams
Le migliori frasi e citazioni di Train Dreams
Lo stupiva la semplicità della violenza.
Gladys: A cosa stai pensando?
Robert: Pensavo che dovremmo sposarci.
Bene, vediamo se regge.
Questo mondo è cucito insieme in modo intricato. Ogni filo che tiriamo non sappiamo come influisca sul disegno generale. Siamo solo bambini su questa Terra. Togliamo bulloni alla ruota panoramica credendoci dei.
Il mondo è un posto antico, è facile che abbia visto di tutto ormai. Claire
Nella foresta, anche la cosa più piccola conta. È tutto intrecciato insieme così che se guardi bene non distingui più dove finisce una cosa inizia l’altra. Anche gli insetti che non riusciamo a vedere contano tanto quanto un fiume. Un albero morto importante quanto uno vivo. Ci sarà pure qualcosa da imparare da tutto questo. Claire
Al mondo serve un’eremita nei boschi, quanto un predicatore dal pulpito. Claire.
Robert Granier morì nel sonno un giorno di novembre del 1968, la sua vita si concluse in silenzio così come era iniziata. Non aveva mai comprato un’arma da fuoco, non aveva mai parlato al telefono. Non aveva idea di chi fossero i suoi genitori, e non lasciò nessun erede. Ma quel giorno di primavera, mentre perdeva il senso dell’alto e del basso, si sentì finalmente parte del tutto.
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