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Ammazzare Stanca: Vicari firma l’album di famiglia che l’Italia non vuole vedere

Ammazzare stanca” di Daniele Vicari è uno dei film italiani più discussi del 2025. Ispirato all’autobiografia di Antonio Zagari, il film ricostruisce la nascita e l’espansione della ‘ndrangheta negli anni ’70, tra Nord e Sud, mischiando politica, malavita e lotte sociali. Una storia vera, ruvida e ingombrante, che qui analizziamo con la grazia di chi ha già litigato con metà dei film italiani dell’ultimo decennio.


Ammazzare stanca è il film in cui Daniele Vicari torna a fare quello che gli riesce meglio: ricordarci che l’Italia, anche quando pensa di essere un Paese normale, in realtà è un episodio bonus di Gomorra scritto da uno storico marxista in pausa pranzo.

Siamo negli anni ’70: carta da parati che ti guarda con ostilità, fabbriche che sembrano girate da Ken Loach con l’influenza, poliziotti che menano con la stessa gentilezza di oggi – certe cose non cambiano mai. E poi c’è la ‘ndrangheta, trapiantata al Nord come quei parenti che “vengono solo per qualche settimana” e dopo quarant’anni stanno ancora lì a comandare.

Il film segue la parabola di Antonio Zagari, interpretato con nervi e silenzi da Gabriel Montesi, uno che ormai dovrebbe avere una targa fuori dagli studi di Cinecittà: “Qui passa spesso un attore bravo”. Antonio è un ragazzo nato nella malavita e cresciuto nell’idea che l’unica via d’uscita sia… scrivere. Che, per uno come lui, è già rivoluzionario: altro che autodifesa, qui la penna è davvero più affilata della pistola.

Vicari mette in scena il classico triangolo dell’Italia che non impara mai: mala società, mala politica e mala polizia, tutti insieme appassionatamente a comporre un puzzle in cui non manca un pezzo. Spoiler: quello mancante siamo noi.

«Sempre forza Catanzaro»

Il cast è un piacere. Vinicio Marchioni è un padre-boss che parla in dialetto calabrese e in sguardi che ti fanno venire voglia di confessare reati mai commessi.

Papaleo compare quanto basta per ricordarci che quando ci mette il veleno sa essere inquietante più di certi pranzi di Natale.

Selene Caramazza è la donna-argine, quella che prova a tenere insieme etica e affetti mentre il resto del mondo preferisce buttarsi nel burrone.

Vicari azzecca le scene madri:

– il sangue sulla carne a tavola, simbolismo livello “non c’è bisogno di Freud”;

– Antonio che esce di prigione vestito da cowboy col baffo da contrabbandiere messicano: Fellini avrebbe applaudito;

– il dialogo tra Antonio e Don Peppino, luce luciferina, rughe di potere stanche… quando il cinema mostra e non spiega, ecco, lì Vicari dà il meglio.

Difetti?

Oh sì.

Un po’ di ridondanza, qualche scena “teatrino RAI anni ’90”, una messa in scena che a volte pare dire: “Lo so, vorrei essere più realistico, ma il budget era quello”.

Ammiro la vastità del cazzo che me ne frega

Eppure Ammazzare stanca resta un film che conta. Un film che ricorda quanto siamo stati (e in parte siamo ancora) fragili, violenti, complici, meschini e disperati. Un film che racconta come questa malavita di “seconda generazione” dovesse trovarsi un lavoro “vero” e scontrarsi con la realtà delle proteste che sconquassavano l’Italia degli anni Settanta. Poi le donne: Angela, la fidanzata-moglie di Antonio, onesta “che non vuole essere povera” ma che resta legata al suo uomo anche quando deve correre a nascondersi nel cuore della notte perché la polizia lo cerca. Poi c’è la madre di Antonio, che delle stile di vita della Ndrangheta crede e aderisce, senza fare domande anche quando muore suo figlio. 

Ammazzare stanca sgomita e si guadagna un posto nella lista dei film importanti che raccontano storie di malavita, in una costante tensione morale, senza ramanzine, senza illusioni, concreta come una fuga nella notte. 

Un film che, per una volta, non vuole redimere l’Italia.

Vuole solo mostrarla.

Ed è già tanto.

**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

 

 

Ecco le migliori frasi e citazioni di Ammazzare Stanca

Le migliori frasi e citazioni di Ammazzare Stanca
 

Di essere calabresi non vi dovete vergognare. Giacomo

Noi possiamo fare carriera, ma senza darlo vedere a nessuno. Per fare carriera dobbiamo ammazzare ammazzare.  Antonio

La Sicilia è lontana, è dall’altra parte del mare. Paolo

-Tre giorni di ferie io me li giocherei in Spagna.
-Sapete come siamo noi calabresi, gente semplice. 

Si carezza e poi tocchi. Le arance te lo dicono loro se sono buone. Paolo

Si dice sempre “povera ma onesta”. Io voglio essere onesta, ma non voglio essere povera. Angela

Più si drogano i giovani e meno rompono i coglioni a chi comanda.

La verità è che tu l’eroina non la capisci. Antonio

Prima… dopo la guerra. Chi se lo ricorda, tanto il passato è passato. Paolo

-I secondini sono amici miei, ti faccio mettere nelle cucine.

-No, le cucine puzzano. Senti, la biblioteca? Non si fa un cazzo. 

Per le femmine che vogliono stare senza il marito serve la lupara. Giacomo

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