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Vinyl ep. 3 Whispered Secrets Recap

vinyl3

Che cos’è?
Sesso, droga, rock ’n’ roll, anni Settanta, omicidi, mafiosi, dj in ospizio che si esercitano, una tetta di Olivia Wilde, Andy Warhol e Alice Cooper di bianco vestito insieme al suo boa che giocano a golf.

Che è successo?
Tre storie intrise di flashback, sogni, rimorsi e un divertissement che illuminano nuovi angoli delle anime dei personaggi. Richie è alla festa per celebrare la carriera di Maury e il presentatore della serata (interpretato da Ken Marino) cerca di fare lo spiritoso, un piccolo Seinfeld, e rivela quello che, a quanto pare, solo Devon Finestra non sapeva riguardo al signor Richie Finestra (Bobby Cannavale) ovvero che Richie Finestra ha fatto saltare l’affare Polygram. Devon sembra abbastanza incazzata, per essere una ex della Factory di Andy Warhol appare molto attaccata al benessere che i soldi possono dare. Apparentemente sconvolta, la signora Finestra prende un bicchiere di vino bianco da un vassoio e dà una lunga torrida sorsata – ammazza quanto è ingrifante Olivia Wilde che beve alla goccia un bicchiere di vino bianco – e contrariamente a quanto fatto in Yesterday Once More lo ingoia  e non lo sputa.

Richie deve rimettere in sesto la compagnia e decide di tagliare il 70% degli artisti, tenendo solo quelli che macinano più soldi, il suo piano è poi creare una sotto etichetta e scritturare delle band davvero forti e darci dentro col blues. Per questo è andato a trovare Lester Grimes (ed è il flashback che vediamo mentre è in bagno dopo aver detto a Maury di aver ricevuto la visita di un detective); vuole convincerlo a cantare dei vecchi brani registrati in passato, ma Lester ritiene Richie responsabile dei danni alla gola subiti per mano degli scagnozzi di Galasso. Proprio il boss si presenta nello studio di Richie insieme a Maury, vuole sapere cosa sa il detective Voehler della morte del creditore di Maury. Galasso ha saputo che Richie ha delle difficoltà economiche e gli offre un prestito ponte. Sappiamo bene cosa vuol dire, abbiamo visto nel primo episodio come il boss si prende le aziende in difficoltà.

Richie riceve un’altra visita di cui avrebbe fatto volentieri a meno: quella di Corso, il suo complice nel brutale assassinio di Buck Rogers, il quale “garbatamente” lo ricatta proponendogli di far incidere un disco alla sua amante che poi lui promuoverà. E siccome tutti i nodi vengono al pettine (qualunque cosa voglia dire) e prima o poi i cadaveri tornano a galla anche quello di Buck riemerge dallo stagno dove era stato gettato.

L’incontro con Richie ha sconvolto la routine di Lester. Fa il portiere in un condominio di vecchi, fa da manager a qualche band, sceglie i dj per qualche festa, ma quando apre la custodia della sua chitarra i sogni tornano a galla: si siede sul divano, prova a suonare ma è la voce non c’è più, ma lui vola lo stesso con la fantasia fino a immaginarsi circondato dai suoi dischi di platino in un bellissimo salone con una moglie bona dalla cotonatissima pettinatura afro e i suoi figli, ma la realtà è dura per Lester e le ferite dei sogni disillusi che Richie ha scoperchiato possono spingerlo verso la luce o bruciarsi tentando.

Devon non sogna, ma ricorda, ricorda di quando ha ceduto alle insistenze di Richie di crearsi un suo spazio, una sua factory. L’accordo saltato con la Polygram rischia di compromettere il suo progetto di dare un tetto per vivere e per lavorare a un gruppo di artisti esuli da oltre la cortina di ferro. Così Devon torna dal suo amico Andy e gli chiede di firmare la serigrafia che lui realizzò raffigurandola: solo con la firma il quadro acquisisce valore e può venderlo all’asta per ottenere i soldi per far partire il progetto.

Intanto Clark è oggetto dello scherzo di Alice Cooper, il quale finge di essere interessato a una carriera da solista alla American Century per vendicarsi di Richie e di quando sette anni prima gli diede buca a un appuntamento.

Come è stato?
Partiamo proprio da qui. Come Romanek costruisce l’intero scherzo (ah proposito, vi avevo avvisato che l’episodio è diretto da Mark Romanek, tipo il regista di Non lasciarmi e di pacchi di video pluripremiati tra cui anche per l’amico di Mick Jagger, Keith Richards?) è esemplare della struttura di un episodio che si attorciglia alla gola come il boa di Alice alla gola di Clark. Quello con Cooper è sostanzialmente il primo momento in cui uno dei musicisti più carismatici degli anni Settanta entra in Vinyl non come semplice nota di colore, ma con una sequenza significativa e poi il completino all white stile Wimbledon del rocker è una delle chicche della puntata.

Vinyl continua a strisciare di fianco alle esistenze dei suoi personaggi evidenziando la dicotomia tra l’ambizione alto borghese e gli agi della ricchezza con uno stile di vita rockeggiante tutto sregolatezza, esperienze selvagge e bramosia di ingoiare i giorni e i desideri. Richie vuole tornare alle origini della sua passione per la musica e per farlo sta giocando alla roulette il proprio patrimonio. Devon ha rinunciato a Warhol, la factory e le ambizioni artistiche per i soldi, i figli, una villa in Connecticut ed è costretta ora a perdere ciò che rappresentava un pezzo di se stessa, il quadro di Warhol, per realizzare quello che per lei era un giusto compromesso: la sua factory nel Connecticut.

Nello studio, Warhol la riprende mentre le pone delle domande sul perché voglia che lui firmi il quadro e in una scena costruita magnificamente vediamo Devon al centro della scena, a destra la sua immagine nel monitor e a sinistra il quadro prima incartato e poi finalmente visibile ed è come se solo il dipinto sia la Devon veramente a fuoco mentre nel monitor la sua anima si piega e quasi si commuove alle domande dell’artista e suo mentore.

Altra sequenza bellissima è quella in cui Lester suona e prova a cantare e si immagina di nuovo con la sua voce e finalmente i suoi sogni realizzati fino a ritrovarsi di nuovo nel suo squallido soggiorno.

L’episodio si chiude con Richie seduto da solo sul suo letto, dopo aver ricevuto la telefonata di Corso circa il ritrovamento del corpo di Buck Rogers e mentre la voce dell’amante di Corso riempie la stanza (una che lo stesso promoter definisce che “canta come una gazzella e scopa come un delfino”… Ma come scopa un delfino? È soprattutto: cosa ne sa Corso?), la cinepresa allarga sempre più il campo fino a inquadrare il vuoto lasciato sulla parete dal quadro che Devon ha venduto.

WTF
La sequenza dei Nasty Bitz è incredibile. Innanzitutto perché offre la cifra della nuova dimensione spirituale e musicale di Richie che cerca qualcosa di crudo e puro e rifiuta la versione del gruppo preparata per lui da Julie in cui sono orecchiabili e “rispettabili”. Quando il gruppo su stimolo DI Jamie ritorna al suo sound punk, il locale esplode e Richie ritrova un po’ di quella rivelazione provata durante il primo episodio assistendo allo show dei Dolls. Al contrario dei Nasty Bitz che sono un elemento di pura fiction di Vinyl, la canzone che suonano è proprio degli anni Settanta, è intitolata Bored Stiff ed era del gruppo Jack Ruby. Il brano è stato recuperato dal musical supervisor della serie, Randall Poster, uno con due palle così, collaboratore fisso di Wes Anderson, che ha lavorato a Zodiac, Non lasciarmi (proprio il meraviglioso film di Romanek), Una notte da leoni 1 e 2. Il brano poi è stato eseguito da un supergruppo di veri musicisti che appartengono a band come i Sonic Youth ottenendo un risultato devastante.

La considerazione
Dolls rifiutati, Alice Cooper rifiutato, Nasty Bitz quasi. Ma non è che il problema è Julie?

La battuta 

Hai sempre avuto quello sguardo, di uno che sa cose che gli altri ignorano.

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