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Serial&Co(cci)/In the flesh

20130411-230150.jpgCos’è?
Serie di tre episodi andata in onda su BBC 3. Probabilmente avremo una seconda stagione perchè la prima ha mostrato delle potenzialità e degli aspetti nell’universo immaginato da Doninic Mitchell che vale la pena di approfondire.
In un prossimo futuro i morti si risvegliano e faranno quello che devono per sopravvivere. Ma i sopravvissuti trovano una cura, riescono a inibire la voglia di mangiare cervello umano somministrando una medicina che stimola la riproduzione delle cellule cerebrali. Così, truccati e curati, i non-morti possono essere reinseriti nelle loro comunità, dove li aspettano i loro (per lo più) amorevoli genitori, ma anche coloro che non sono pronti ad accettare la loro condizione o scendere a patti con i lutti e i dolori che loro hanno causato.
Seguiamo le vicende di Keiran, che torna in una famiglia in cui padre e madre sono ancora sconvolti dagli accadimenti e la sorellina è entrata a far parte di una milizia che ha l’autoassegnato compito di proteggere la piccola comunita dagli zombie sopravvissuti. Integrati o meno.

Come è?
La premessa è molto interessante. Gli zombie sono dei malati e, dopo quella che sembra sia stata una fase iniziale di lotta molto cruenta, possono essere recuperati, può essere data loro una seconda possibilita di farsi una vita o di avere una prima non vita. Come reagiscono i vivi? Qui si fa interessante. Se in The Walking Dead il punto è la società che verra a crearsi dopo che tutte le strutture sociali e politiche sono crollate, in In the flesh vediamo le reazioni, dei singoli e collettive, al dolore che i non morti hanno causato e il loro reinserirsi.
Anche le reazioni collettive sono importanti perché la maggior parte dei cittadini della piccola comunità dissimula, conformandosi all’odio generale verso i non morti in pubblico salvo poi tenere in casa i cari “tornati” dalla malattia.
In tutto questo si inserisce il tema nuovo, il disagio esistenziale adolescenziale e la storia d’amore tra Kieran e Rick, amico di infanzia morto in Afghanistan e le difficoltà familiari e sociali che ciò comporta. Ancora una volta la condizione dello zombie è metafora di qualcos’altro, anzi: in In the flesh è la metafora la sola forza trainante della serie in quanto non c’è l’horror, non c’è lo splatter, non c’è l’apocalisse zombie che abbiamo visto in tante produzioni. Non solo: ma con il suo carico di dolore sepolto ed emozioni mai svelate o raccontate è un prodotto molto, molto inglese, difficilmente replicabile da un’altra parte.

Cosa manca?
In the flesh lascia tanti spunti accennati e non approfonditi, per la natura di piccola trilogia o sostanzialmente un film di tre ore trasmesso in tre puntate. Ad esempio c’è il discorso del guru o liberatore degli zombie, una specie di Grillo il quale predica attraverso un sito web e che può avere un ruolo nell’eventuale seconda stagione.

Tutto qua?
Manca la fica. Non è poco.

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