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Visioni (di molto) successive – Dio mio quanto parlate

rachelDemme, signore della magniloquenza espressiva di cui ho perso alcuni passaggi biografici e cinematografici (del resto, dopo Il silenzio degli Innocenti e Philadelphia un minimo di delirio di onnipotenza è comprensibile), si getta in una sorta di documentario su una famiglia borghese e anche un po’ riccona, tra gelosie filiali e vite sbandate.
Demme segue i due giorni di libertà di una tossica dal centro di disintossicazione  di una  incredibilmente credibile Anne Hathaway per il matrimonio di Rachel, sua sorella. Torna per rivendicare i propri affetti, la propria posizione nella famiglia, riprendere insomma la propria vita. Camera digitale in spalla, Demme non ci risparmia nulla: lunghissime – e a volte imbarazzanti per la loro ingenuità – dichiarazioni di affetto verso gli sposi durante la prova generale del matrimonio, la manicure delle due ragazze, gare a chi mette più piatti nella lavastoviglie o la noiosissima disposizione degli ospiti a tavola per il pranzo di matrimonio. Come in ogni famiglia, ogni momento è buono per l'esplosione di una crisi, un litigio che divampa all’improvviso dopo essere rimasto sopito sotto le ceneri. Demme sembra essere stranamente interessato a trascorrere due ore in compagnia di questa famiglia: aperta, multietnica, hippie, in cui la musica ha una parte molto importante. Tutti suonano, in continuazione, compreso un violinista che non sembra fare altro per tutto il film, invadendo ogni momento privato. Così una casa strapiena di ospiti per le imminenti nozze diventa la metafora di questo documentario: il privato non c'è, tutta la famiglia condivide le pene e si sorrisi di ogni suo componente. Altro che famiglia allargata, qui c’è un plotone di amore.
E la vicenda in sé, poi, è abbastanza banale se non fosse per come è raccontata: Kim si droga perché sua mamma non le vuole bene, e una sera ha un incidente con l’automobile quando strafatta badava al suo fratellino Ethan. Il bambino muore. Da alcuni dettagli capiamo che la famiglia implode e solo il grande cuore di un padre completamente devoto alle due figlie riesce a tenerla in piedi. Demme ce lo racconta con sincerità, coraggio, forza e stomaco nel non risparmiarci nulla, facendoci sentire dolore e pena i suoi personaggi, imbarazzo, tenerezza e lacrime. Se non è grande cinema questo.
 
La citazione
Ehi ma non eri nel reality sui drogati?

 

5 buono*****
A volte c'è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

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