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Scott Pilgrim di Edgar Wright

pilgrimscott pilgrimOrmai è molto difficile stupirsi di fronte a un film e il vostro affezionatissimo è abbastanza smaliziato. Però, la visione di Scott Pilgrim vs The World di Edgar Wright mi ha sorpreso. E non poco.

Sono rimasto a bocca aperta nel vedere finalmente un film fresco, moderno, frizzante, giovane ma pronto per essere un classico e che paga il suo tributo ai classici che hanno permesso al regista  di mettere in piedi un’operazione di cui sentiremo parlare. Tratto dai sei volumi della graphic novel di Brian Lee O’Malley, Scott Pilgrim vs The World è un gran film perchè riesce a creare una commistione perfetta di linguaggi: dalle sale giochi, al fumetto, dalla tv al cinema, passando senza problemi da scene da interni che sembrano uscire fuori da una sitcom di successo all’azione presa pari pari dai videogiochi. Senza contare la quarta dimensione rappresentata dalla musica, che è poco meno di un altro personaggio del film e che, visti i personaggi che ci sono dietro (il produttore dei Radiohead per dirne solo uno), è di livello assoluto.

Così, sebbene in alcuni momenti certi passaggi sembrano tirati via veloci giusto per arrivare allo snodo successivo e proprio alcuni punti focali appaiono risolti in modo quasi infantilistico (come quando Scott Pilgrim liquida Chris Evans facendolo cadere dallo skate board), tutto il film fila via veloce, divertente e leggero, facendoti riflettere che la rinuncia agli inevitabili rallenti della sceneggiatura per far metabolizzare allo spettatore certi passaggi sia voluta nell’ottica di uno sviluppo diverso del film, lasciandoti anche la sicurezza di aver voluto cercare l’ambizione di parlare con una sintassi semplice di temi importanti come l’abbandono, il tradimento e la crescita che portano con sé: Scott infatti si deve liberare degli ex di Ramona Flowers, la ragazza dei suoi sogni, riuniti in una Lega di supereroi messa in piedi dal cattivo, il settimo ex di Ramona, Gideon, proprio per tenerla legata a sé. Il nostro eroe è un ragazzo di 23 anni che non riesce ad uscire dall’adolescenza, senza un lavoro, che suona in un gruppo che sostanzialmente si esibisce in casa di amici e passa le giornate a giocare con i videogames. Insomma, infondo è un bel modo di liberarsi dei fantasmi del nostro passato e conquistare la ragazza dei nostri sogni prendendo a cazzotti i suoi ex dotati di superpoteri e diventando piano piano coscienti dei nostri… o no? Nel cast, oltre a Michael Cera che per la ventiquattresima volta interpreta il ragazzo che ha paura di crescere, c’è Mary Elizabeth Winstead, una che da quando l’ho vista in Grindhouse–a prova di morte anima i miei sogni notturni… e anche quelli diurni.

bianca 2bianca****&1/2 Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura:magari non serve, ma è sublime. 

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