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Visioni (di molto) successive – Una smania in ogni mia fibra e poi levarmi il talento

amadeusSpesso, spessissimo nel cinema è la forza di una sequenza a rappresentarne in pieno la qualità di una pellicola. Può una singola scena esplicare la potenza espressiva di un film? Beh, secondo me sì. Per comprendere quanto sia bello l’Amadeus di Milos Forman basta una delle ultime scene, quando Mozart malato è a letto e compone con Salieri la Messa da Requiem che lo sta uccidendo, con cui Salieri lo sta uccidendo. I due scrivono la musica, il primo detta, il secondo scrive, si parlano in un linguaggio quasi incomprensibile (“secondo tempo della prima misura”, “quarto tempo della prima misura”, “primo fagotto e trombone tenore con i tenori”, “trombe in re due la in ottava, vanno con l’armonia”), la cinepresa saltella dall’uno all’altro e intanto le note è come se prendessero forma davanti a noi, Forman le fa baluginare nelle nostre orecchie mentre i due attori sullo schermo “duellano”, il genio di uno, la mediocrità dell’altro che non riesce a stare al passo della creatività di Mozart. Una scena talmente potente da commuovere e al tempo stesso stupire: letteralmente, non si capisce una parola, o il senso che possano avere, ma nel nostro cuore, prende forma, come la musica sullo spartito.

Per il resto Amadeus è un film prezioso: Salieri racconta come ha ucciso il rivale Mozart, e lo fa in uno dei luoghi preferiti da Forman, un manicomio. Il regista ceco non solo mette in scena musica grandiosa, allestendo almeno due o tre opere mozartiane (con l’ausilio dell’Academy of St. Martin in the fields diretta da Marriner, mica pizza e fichi) ma l’epopea – e il conseguente odio – della rivalità tra i mediocri e il genio che Dio instilla nella Terra solo per farli sentire ancora più mediocri. E alla fine, il Padre Eterno uccide il suo pupillo solo per far sentire anche più sciocco e mediocre il povero Salieri. Un cattivo "inespresso" reso impotente da un Dio vendicativo che lo ha dotato di quel minimo talento per comprendere la grandezza di Mozart, un peccaminoso, sconcio, maleducato giovinetto ricolmo di talento, un po’ dell’invidia che Marcello Lippi nutre nei confronti di Francesco Totti.

PS: il film ha vinto 8 premi Oscar, tra cui regia, attore, sceneggiatura non originale, sonoro e costumi, ma soprattutto Salieri non ha mai ucciso Mozart. E anche nel film, in fondo, Salieri voleva uccidere Mozart ma il rivale muore di morte naturale.

5 buono*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…
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2 pensieri riguardo “Visioni (di molto) successive – Una smania in ogni mia fibra e poi levarmi il talento Lascia un commento

  1. Un film bellissimo, potente, che fa percepire in modo sublime la personalità del "Maradona delle note", genio e sregolatezza, schiacciato in realtà dalla sua stessa grandiosità, troppo maestosa per essere limitata nello spazio di un piccolo corpo umano.Eccezionare il doppiaggio italiano dell'attore Tom Hulce, con quella risata…Hulce poi non l'ho più rivisto (F. Murray Abraham gli ha soffiato l'Oscar nel 1985, per lo stesso film, IMHO sarebbe stato meglio un ex-aequo), ma lo ricordo bene in "Animal House" con il mitico Belushi, e (chicca per cinefili) in "Echo Park", film del 1986 de quale consiglio la visione – la prima parte è molto buona (poi si sfilaccia un po').Ciaooooooooooooo!Banjo

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