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Nemico Pubblico – I cavalieri oscuri

Ogni volta che esce un film di Michael Mann, il web, i social e i media brulicano eccitati come se fossimo di fronte a un evento. Se per evento pensate al nuovo film di Miley Cirus, non è così; se intendete qualcosa della serie “esce il nuovo di Kubrick”, è così.

Nemico pubblico è la storia di uno dei criminali più temuti della storia degli Stati Uniti, John Dillinger: rapinatore di banche gentiluomo, circondato da un pugno di sociopatici e un amico fedele, inseguito, imprigionato, evaso, preso di nuovo, evaso di nuovo e di come fu fermato o, meglio, giustiziato dalla nascente FBI di Hoover.

Johnny Depp è un Dillinger freddo e superficiale, Batman/Bale/Purvis è il cavaliere che imbratta la sua camicia con un sugo molto denso e maledettamente simile al sangue per raggiungere gli obiettivi chiesti da Crudrup/Dottor Manhattan/J.Edgar Hoover. Mann decide di rifare The Untouchables, senza la forza carismatica di un cast messo di fronte all’occhio cinematografico di De Palma in vena di scavare immagini nella mente dello spettatore. Inoltre, Mann nella prima ora, forse ora e venti, sceglie la chiave del gangster che affascina. Così, cade nel tranello di tanti momenti già visti nella vasta epica del fuorilegge: il gangster gentiluomo, il gangster rubacuori, il gangster eroe acclamato dalla folla, il gangster glamour, il gangster gangster che salta con un balzo il bancone della banca per rapinare la cassa. La frase “-Tu cosa vuoi? -Tutto”. Visto, sentito, digerito. Da un pezzo. Un paio di volte il vostro affezionatissimo ha rischiato di slogarsi la mascella a forza di sbadigliare.

Poi, accade qualcosa. I “nemici pubblici” abbandonano Depp/Dillinger: il gangster resta solo, la banda sgominata, i buoni piano piano diventano cattivi, smettono i guanti bianchi e si sporcano a nude mani del sangue dei loro rivali. I toni scuri e oscuri esaltati dalla camera digitale in alta definizione scrutano la notte alla ricerca di ombre nelle anime. Le immagini prendono improvvisamente forza mentre ci raccontano l’accerchiamento della banda e i metodi spicci utilizzati per stanarli. L’occhio di Mann diventa il vero protagonista e parla, racconta, emoziona. Intanto, sempre nel buio del cuore e della legge, cambia un’era: le pistole possono diventare quasi superflue se con una telefonata si possono fare più soldi che con una rapina. Dillinger, da una parte, e il suo cacciatore, dall’altra, diventano personaggi di un’epoca ormai agli sgoccioli, alla ricerca di una loro dignità, che si battono per mantenere la loro morale. Ma sullo sfondo della Grande Depressione, il mondo marcia, gli amici di un tempo ti voltano le spalle e l’oscurità avvolge tutto, ingoia i volti, resta solo il rumore dei mitra.

La seconda parte di Public enemies è sconvolgente e commuovente e spacca i timpani con un paio di scene d’azione indimenticabili. L’atto finale è con un Depp finalmente vivido: Mann cerca, non detto, di togliere il velo sugli ultimi pensieri di questo gangster-eroe. Sappiamo dove era, sappiamo cosa faceva, sappiamo chi e cosa vedeva Dillinger nei suoi ultimi momenti: ucciso all’uscita di un cinema, lo vediamo mentre guarda sullo schermo un suo alter ego dell’epoca (Clark Cable in “Manhattan melodrama”) e ci domandiamo: cosa ha pensato? Cosa ha provato guardando quelle scene? Lo immaginiamo, e possiamo immaginare tutto. La sua è una morte da grande cattivo della storia del cinema, con il mistero sulle fatidiche ultime parole – qui, finalmente un momento che poteva mostrare la corda, consumato da tante storie raccontate nel passato, e che, invece, commuove grazie alla maestria di Mann.

Detto di Depp/Dillinger che muore mentre consumava la sua passione per i film, Mann, nella sua ricostruzione maniacale dell’epoca – con una colonna sonora perfetta, come gli allestimenti e le location – porta continuamente il cinema dentro la vita dei suoi personaggi: il compare di Dillinger, Nelson, regala un ultimo respiro degno di James Cagney; poche scene prima la banda è sorpresa mentre un cinegiornale rivela i suoi volti al pubblico presente, lo stesso Cable gioca a fare lo specchio con Dillinger nella citata conclusione. La sensazione finale è che Mann abbia sfiorato la realizzazione del film dell’anno ma che sia riuscito solo passo dopo passo a focalizzare la sua storia e i suoi personaggi e ad affrancarsi dalla letteratura di genere.

***1/2;
Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?


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5 pensieri riguardo “Nemico Pubblico – I cavalieri oscuri Lascia un commento

  1. Bè, recensione fra il desolato e l’entusiasta. Mi fa piacere in finale. Attendo di vedere questo nuovo film di Mann. E spero di assistere ad un gran bello spettacolo (e magari ad uno dei migliori film di Mann).

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  2. Considera, AlDirektor, che il giudizio finale è una media tra le due stelle alla prima ora, e le 5 alla "seconda" ora.
    Ed ho dimenticato di parlare di una Cotillard bella come… non ci sono metafore

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  3. Scusami per l’OT (mica poi tanto OT). Non è che potresti aggiungere il link al mio post su Nemico Pubblico nella Connection? Te lo chiedo perché immagino che essendo passato ormai un po’ di tempo dall’uscita nelle sale, magari (e giustamente) non controlli se ci sono nuovi commenti.
    Grazie e scusami ancora.

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