Vai al contenuto

Visioni (di molto) successive – Carnegie delicatessen restaurant

broadwaydannyroseBroadway Danny Rose è la pulsione repressa di Woody Allen di essere Vittorio De Sica. Soprattutto, se Woody Allen avesse visto i film di Christian De Sica, non avrebbe adottato tutti quei bambini e bambine vietnamiti e non sarebbe scappato con una di queste quando era minorenne, un po’ come fa in Manhattan, con il rischio che la sua prole si metta a realizzare filmacci pieni di volgarità e venga invitato in tutte le trasmissioni televisive italiane e cantare in musical squallidi al Sistina di Roma. Ma questa è un’altra storia, forse. Forse. Tant’è che l’arte dovrebbe somigliare alla vita ma quando si tratta dei film di Woody Allen non si sa mai se è un trucco o qualche bizzarro scherzo del destino. Poi, se come scrive Dostoevski la bellezza salverà il mondo, speriamo che quel giorno l’Angelo sterminatore non capiti nei pressi di casa Allen.
Finite le divagazioni.
Danny Rose è un manager sfigato che gestisce artisti sfigati e per una serie di sfigatissimi eventi rischia di restarci secco per colpa di Mia Farrow. Più o meno quello che gli è capitato nella realtà (scusate, avevo promesso, la faccio finita). Broadway Danny Rose è il tributo di Allen al cinema italiano – un po’ come Interiors fu per quello svedese e Io & Annie una nemesi per tutta la costa occidentale degli States ed il cibo macrobiotico – una commedia che cerca di travalicare i confini di genere, incastonandola dentro un tributo voluto a un particolare tipo di cinema: il nostro, le nostre commedie anni ‘50 e ‘60, quelle insomma che io odio, quasi tutte. Tutto nel film trasuda italianità: dai gangster alle facce fino ai nomi visti sui titoli di coda. Però non manca New York, ancora angoli da scoprire della Capitale dell’Impero, con la parata, i ristorantini dove gli attori si ritrovano a notte fonda a mangiare, bere e chiacchierare, e tante esistenze ai margini, dei quasi falliti, ma di successo. Su questo tono è uno dei lavori meglio riusciti di Allen anche se io, appassionato alleniano della prima ora, preferirei rivedermi Zelig, Io & Annie o Stardust Memories, piuttosto che pensarlo a crescere un futuro Christian De Sica.
 
4 buono****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: