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Prima visione – Hai mai la sensazione di essere in un film triste?

thingdSe pensate che una pellicola che affronti la morte di una persona cara sia una perdita di tempo perchè tanto è stato detto, scritto e girato su questo argomento, “Things we lost in the fire” non è il film per voi. Se vi aspettate un’opera di respiro europeo solo perché la regista è danese e ha fatto parte del “Dogma” di von Trier, “Things we lost in the fire” non è il film per voi . Se, d’altra parte, proprio per la carta d’identità di Susanne Bier vi aspettate che si sia venduta l’anima al diavolo solo per aver girato un film con Halle Berry e Benicio Del Toro, “Things we lost in the fire” non è il film per voi.

Buon ultimo, solo in ordine di tempo, tra i titoli rovinati nel passaggio all’italiano – qui mi rifiuterò di citare il titolo italiano che, come direbbe Stanis La Rochelle “è molto italiano” e pensato solo per dare l’impressione di essere l’ennesima romanticheria da piagnoni innamorati dell’amore – d’ora in poi mi riferirò a  “Things we lost in the fire” solo come  “Things we lost in the fire” oppure “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” oppure “Il film con quella gran gnocca di Halle Berry”.

Per l’appunto “Il film con quella gran gnocca di Halle Berry” non è affatto solo un film con quella gran gnocca di Halle Berry  ma è un eccelso lavoro di anima e di cuore, che si basa su gesti e parole che con una inquadratura o uno sguardo sono capaci di spezzarti il cuore. È un film vero e sincero, recitato in modo vero e sincero da due protagonisti che danno evidentemente il meglio di sé quando affrontano il dramma dell’esistenza: la Berry è una donna resa algida e rigida dalla morte di Brian, l’amato marito; Del Toro è un tossicodipendente, miglior amico del marito di Halle. I due cercheranno insieme di uscire dalle rispettive dipendenze: quella dall’amore per Brian e quella dalle droghe.

L’elaborazione del lutto e l’accettazione delle proprie debolezze avviene attraverso tanti piccoli gesti, sguardi, incubi, deliri, parole, frasi. Il tutto è raccontato, almeno all’inizio, in un modo apparentemente disordinato, mescolando passato e presente, ieri ed oggi, fino alla fatale coincidenza che porterà alla morte di Brian. Una tecnica alquanto abusata da qualche anno a questa parte ma che in “Things we lost in the fire” non sembra una forzatura o una scelta modaiola, proprio per la sincerità e la capacità di toccare corde recondite, almeno nell’animo di chi scrive.

Se le conclusioni possono sembrare banali – “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” sono appunto oggetti andati distrutti in un incendio, perdita accettata con filosofia da Brian e con rabbia da Audrey/Berry e che si trasformerà nell’ultimo e definitivo insegnamento a chi gli sopravvive da parte di un uomo che non c’è più e che è morto come un eroe ma è anche vissuto come un eroe, non avendo mai voluto rinunciare all’amicizia con il compagno di infanzia e di bevute Jerry/Del Toro anche quando chiunque si sarebbe arreso, anche Audrey – il modo a cui si arriva a queste conclusioni fa veramente la differenza, graffiandoci l’anima e scuotendoci i nervi.

Una nota per i due personaggi principali, nonché i loro interpreti. Sono raccontati con una cifra musicale peculiare: il Jerry/Del Toro tossicomane ed instabile passa in base all’umore dal rock al country, al massimo volume e con le cuffie; i gesti di Audrey/Berry sono accompagnati dalla chitarra di Gustavo Santaolalla e grazie al quale, il richiamo a “Babel” e “Brokeback Mountain” non appare più troppo scontato.

Infine, è incredibile come Halle Berry riesca ad essere sexy ed accattivante anche quando è depressa e sciatta. Il motivo sarà anche che, in ogni film, sembra chiedere una apposita scena in costume da bagno, come sempre da applausi.

Del Toro invece dimostra che il tempo passato a sbronzarsi e drogarsi non sempre è mal speso…

3 e mezzo buono

***½

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7 pensieri riguardo “Prima visione – Hai mai la sensazione di essere in un film triste? Lascia un commento

  1. @micol1974: non ha i risvolti violenti di 21 grammi e neanche il forte intraccio narrativo. è una storia più lineare ed anche più minimale rispetto a quella di Inarritu che aveva delle implicazioni molto ambiziose

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  2. Bella recensione, però non sono d’accordo che il film sia “sincero”.

    Anzi, secondo me la sua pecca è che risulta proprio falso…come se volesse colpire a tutti i costi.
    L’ho trovato quasi ricattatorio nei confronti dello spettatore!

    E poi l’idea dei dettagli è bella, ma dopo il quarantesimo occhio della Berry sullo schermo mi è sceso il latte alle ginocchia!

    Cmq bel blog, ti ho aggiunto nella lista dei miei blog amici!

    Ciaoooo!

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  3. mi è piaciuta – e sottoscrivo a pieno – tutta la filippica ironica contro il titolo italiano (anche io mi rifiuto di citarli molti degli ultimi obbrobbri titolistici nostrani). Ma sul film temo che divergiamo. L’ho trovato deboluccio, e troppo lungo, per scoprire in fondo l’acqua calda.

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