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Marty Supreme, recensione: Timothée Chalamet tra ping pong, ambizione e nostalgia anni ’80


Marty Supreme è il nuovo film con Timothée Chalamet che racconta l’ascesa ossessiva di un aspirante campione di tennis tavolo disposto a tutto pur di dominare il mondo del ping pong. Ambientato nel 1952 ma accompagnato dalle hit dei Tears for Fears e di tanta altra grande musica degli anni Ottanta, il film mescola ambizione, narcisismo e linguaggio da social in un racconto visivamente elegante e montato come un reel infinito. Ma funziona davvero o è solo un videoclip di due ore e mezza sulla presunzione generazionale?

Colonna sonora di Marty Supreme: perché i Tears for Fears cambiano il senso del film

Diciamolo subito: quando un film parte con “Change” dei Tears for Fears io mi preparo a due cose. O a un coming of age con i capelli cotonati e le VHS impolverate, oppure a un’operazione nostalgia che mi farà rimpiangere pure il Commodore 64.

Poi appare il cartello: 1952.

E lì il vostro affezionatissimo ha avuto un piccolo collasso temporale.

La colonna sonora insiste. “Forever Young”. Ancora tanta musica anni Ottanta. E si chiude con “Everybody Wants to Rule the World”. Che non è solo una canzone: è il manifesto ideologico di Marty Mouser, aspirante campione di tennis tavolo e futuro imperatore del nulla.

«Ferro azzurro ama Anacott Acciaio»

Trama di Marty Supreme: il sogno ossessivo di dominare il ping pong

Il film racconta la sua ascesa (o presunta tale): commesso nel negozio di scarpe dello zio, fame cronica di successo, biglietto per Londra pagato con spiccioli e piccoli imbrogli, sogno ossessivo di vincere il British Open di ping pong.

Non vuole solo giocare. Vuole dominare.

Vuole alberghi eleganti, donne bellissime, luce addosso. Vuole la copertina prima ancora della vittoria. Vuole l’hashtag prima della gloria.

Il problema? È disposto a tutto.

Umiliare. Umiliarsi. Imbrogliare. Rubare. Sopravvivere di mezzucci. E noi spettatori passiamo due ore e mezza a chiederci:

“Qual è la prossima scelta stupida che farà Marty?”

E lui non ci delude mai.

Make Ping Pong Great Again

Regia, montaggio e fotografia: il cinema formato reel con Darius Khondji

La regia di Josh Safdie è funzionale. Il montaggio è una centrifuga da social network: episodi brevi, scelte impulsive, micro-sconfitte, micro-trionfi, micro-vergogne. Tutto veloce, tutto compulsivo.

È cinema che scorre come una timeline.

La fotografia è firmata da Darius Khondji (sì, proprio quello di Seven), e infatti ogni tanto il film sembra più bello di quello che è. Luci eleganti, ombre dense, un gusto visivo altissimo applicato… al ping pong esistenziale di un egocentrico.

Nel cast spuntano chicche cinefile: Abel Ferrara in un cameo intenso come una bestemmia sussurrata, Fran Drescher che si toglie i panni istituzionali e torna a fare l’attrice con gusto, e poi una marea di volti, professionisti e non, circa un centinaio, come se il film fosse un grande torneo di facce.

Ce credi che sto con Kylie Jenner, me la porto in giro e la faccio vestire di arancione?

Timothée Chalamet in Marty Supreme: talento, ego e presunzione generazionale

E lui, Timothée Chalamet?

Bravissimo. Davvero. Ha quella faccia da genio convinto di essere stato scelto dal destino cinque minuti prima di essere asfaltato.

Finale e significato di Marty Supreme: ambizione, umiliazione e generazione social

C’è una scena chiave: Marty arriva a Londra convinto di vincere tutto. E viene demolito da un giapponese che fino a pochi giorni prima non poteva nemmeno viaggiare per il blocco internazionale imposto ai cittadini del Sol Levante. Lo umilia sul tavolo da ping pong come si umilia un influencer quando gli cade il filtro.

È il momento in cui il film potrebbe diventare grande. Potrebbe raccontare la fragilità del talento presunto. Il narcisismo della nostra epoca. L’illusione meritocratica.

Lo fa?

Sì. Ma sempre con quell’aria da videoclip lungo.

Mi è piaciuto? Ni.

Marty Supreme è fatto bene. È elegante. È moderno. Parla forte al presente. È un film che i giovani ameranno perché racconta l’ossessione per il “top”, la convinzione di essere speciali, la presunzione di essere destinati alla grandezza. È il cinema dell’epoca in cui tutti vogliono dominare il mondo. Anche se giocano a ping pong.

Io però – forse vecchio, forse nostalgico, forse semplicemente allergico ai reel da due ore e mezza – non l’ho amato.

Non è il mio film della vita.

È un film figlio del suo tempo.

E come tutti i figli del suo tempo, corre. Corre tantissimo.

Peccato che a volte dimentichi di fermarsi a respirare.

E magari a piangere davvero davanti a quel figlio che Marty ha schifato per tutta la durata del film.

Perché sì, Everybody wants to rule the world.

Ma qualcuno, prima o poi, dovrebbe anche imparare a perdere.

fight club stellette cinema** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

 

 

Ecco le migliori frasi e citazioni di Marty Supreme


Le migliori frasi e citazioni di Marty Supreme

È una pallina Marty Supreme non una pallina Marty normale. Marty

Questo sport riempie gli stadi all’estero e presto avverrà anche qui, le farò l’occhiolino da una scatola di cereali. Marty

Sono qui, sono al top, Sono la dimostrazione vivente della sconfitta di Hitler. Marty

Ha ingaggiato Agatha Christie per firmare i suoi libri. Kay

Punto Endo. 

Ti stacco quel monociglio da quella cazzo di fronte. 

La mia vita sta cadendo a pezzi ma c’è la farò. 

Kay: Come paghi l’affitto?
Marty: Non lo pago. 

Come farai se questo sogno non dovesse realizzarsi?

Lo vedi come sono calmo? Be non durerà. 

Marty non ci sono seconde occasioni nella vita. Rockwell

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