Un finale perfetto per una serie imperfetta: la nostra recensione di Stranger Things “Il Mondo Reale”
Dopo dieci anni, Stranger Things chiude la sua storia con un finale emotivo, coerente e sorprendentemente adulto. Ecco cosa funziona e perché.
Dopo quasi dieci anni, Stranger Things chiude il cerchio. Era partita come una marachella nerd anni ’80, un omaggio giocoso a Spielberg, King, Carpenter e a tutti i poster che tenevamo in camera convinti che avremmo sconfitto un demogorgone prima di compiere 18 anni. E invece, eccoci: cresciuti noi, cresciuti loro, e con una quinta stagione che — diciamolo — ha avuto la consistenza di una crema catalana senza la crosticina sopra: troppi spiegoni, troppi wormhole, troppa fisica quantistica per un gruppo che una volta risolveva tutto con una torcia e una BMX.
Però il finale… il finale è cinema. È la lettera d’amore che non ti aspetti più dal partner dopo dieci anni di relazione turbolenta. Un colpo di coda che rimette in ordine gli errori, spazza via le lentezze, spinge fuori la nostalgia tossica e lascia solo quella buona, quella che ti si infila sotto pelle come Heroes di Bowie quando parte al momento giusto. O Purple Rain, perché qui i Duffer Brothers hanno aperto la cassetta e tirato fuori solo i vinili migliori.
Hawkins e la lasagna di mamma
In questo epilogo c’è tutto ciò che avevamo perso per strada: l’amicizia che regge il mondo, il dolore che non si cancella ma ti aiuta a crescere e porti con te, il coming-of-age definitivo che ti ricorda che l’ultima campagna di Dungeons & Dragons la giochi prima di diventare adulto. E che c’è sempre una madre — Joyce o la nostra — che arriva con tempismo perfetto a dire: “È pronta la lasagna”, proprio quando finisce l’avventura.
Ci sono anche i momenti assurdi: l’esercito americano hackerato dal prof di fisica del liceo, Hopper che fa la guardia a una cisterna come se proteggesse l’Arca dell’Alleanza, Joyce che decapita Vecna perché l’ha presa sul personale. Un mosaico di follia che funziona solo se ti sei arreso all’idea che Stranger Things non è realistica, ma coerente con se stessa. E questa coerenza è l’unica cosa che conta.
Un epico confronto con se stessi
La battaglia finale non è uno scontro di potere: è la resa dei conti emotiva. Undici combatte contro la sua ombra e finalmente capisce che la forza non è il sangue dal naso, ma il dolore che accetti di portarti dietro. Will torna al centro della storia, Dustin fa Dustin e regge il gruppo col cuore gigante, Mike continua motivare tutti e a narrare storie come un Dungeon Master, Holly trova la sua voce, e Hopper… Hopper smette di essere la caricatura del padre ferito e diventa semplicemente un uomo, con le sue paure e il suo desiderio di vivere. E sì, alla fine “ha preso la vecchia”: Joyce. È la scelta più normale e quindi la più rivoluzionaria. Anche perché le belle ragazze a Hawkins scarseggiano. Diciamolo.
Finale in due parti
Il finale in due atti è un colpo di classe: prima lo spettacolo, poi l’addio. Undici che si sacrifica è un pugno nello stomaco. Il momento in cui “muore” è così pulito e necessario che per un istante pensi davvero che la serie chiuderà con il coraggio della tragedia. E avrebbe funzionato. Ma i Duffer Brothers non fanno mai la scelta edgy: fanno la scelta giusta. E ti portano in Islanda, in un epilogo dolce e malinconico, dove Undici — forse viva, forse mito — torna a essere una ragazza intera, libera, che cammina verso una vita non scelta da altri.
E mentre Hawkins prova a ricucire la sua facciata, noi capiamo che Stranger Things è finita nel modo più onesto possibile: con la possibilità. Con il passaggio del testimone. Con la consapevolezza che siamo cresciuti insieme ai suoi personaggi, che abbiamo pianto come ragazzini alle due di notte e di nuovo la mattina dopo, e che ora è tempo di andare avanti.
Chiudono tutte le storie i Duffer, sono cresciuti tutti: quelli che si diplomano e quelli un po’ più grandi, già alle prese con la “vita” vera, con il lavoro, con i sogni, con la realtà. Un’epoca finisce qui: quella della nostalgia anni ’80 ricostruita al millimetro, della serialità dominata da Netflix, dei ragazzini di Hawkins che non sono più ragazzini. È stato un prodotto derivativo Stranger Things, forse troppo: tanti copiato, ma molto sentito, capace di scavarsi un pubblico a mani nude dando loro quanto c’è di rassicurante: la ripetizione. Ecco perché il finale dove “si risolve tutto” era l’unica opzione. Non poteva esserci un bagno di sangue, non poteva morire nessuno dei protagonisti perché noi e i Duffer ci siamo troppo affezionati a loro. Ma cavolo, che viaggio è stato. Imperfetto, sbilanciato, a volte irritante. Ma indimenticabile.
Come tutte le cose che contano.
Ecco le migliori frasi e citazioni dell’episodio finale di Stranger Things.
Le migliori frasi e citazioni dell’episodio finale di Stranger Things
Un’ultima battaglia e questo incubo sarà finito. Finalmente finito. Mike
Nnon siamo a lezione di scienze. In questa situazione le parolacce ci vogliono. Erica
Avevo preventivato di farlo con negligenza, ma hai ragione Jim, un po’ di prudenza ci vuole. Murray
Amici? No grazie. Migliori amici. Mike
Nancy: Siamo ufficialmente viaggiatori spaziali.
Mike: Spaziali interdimensionali.
Lucas: Alla faccia di Armstrong.
Non ti biasimo se non mi sopporti. Sono un coglione se mi ci metto. Steve
Lotta per i giorni felici che verranno, lotta per i giorni lontana da Hawkins, lotta per una figlia tua e le darai la vita che non hai avuto tu, lotta per quando litigherai con tua figlia perché lei e il suo ragazzo non tengono la porta aperta di 10 centimetri. Lo so non credi che avrai tutto questo, ma troveremo un modo per cui tutto questo sia possibile. Hopper
Tu mi hai accolto, mi hai dato protezione. Sei diventato mio padre. Ma non sono più una bambina. Io non sono Sara. Lei non hai scelto. Ma io sì e ho bisogno che tu abbia fiducia nella scelta che farò. Ho bisogno che tu abbia fiducia in me. Undi
Henry/Vecna: Mi ha mostrato che questo mondo è marcio. Che l’umanità è marcia.
Will: Non dargli ascolto lui ti sta dominando.
Henry/Vecna: Non è vero, non mi ha mai dominato né io ho dominato lui. Non ci arrivi William? Avrei potuto resistergli, ma ho scelto di unirmi a lui. Ha bisogno di me. E io di lui. Noi siamo uno.
Dustin: Questo è per Eddie figlio di p****na.
Steve: Per Eddie.
Non ho più paura. Non abbiamo più paura ormai. Will
Fanculo. Hai sbagliato famiglia. Joyce
Hopper: Mi serve un pisolino e una sigaretta.
Murray: Ma avevi smesso.
Hopper: Sì e infatti sarà una goduria.
Ho cercato di fare una roba alla Belushi ma dentro un film di Hughes. Dustin
Tu devi parlare con gli altri, li devi ringraziare di essere stati buoni con me e di avermi insegnato cosa è l’amicizia. Undi
Steve: A ciò che non ci separerà mai.
Robin: Fidanzati e fidanzate invadenti compresi.
Nancy: La scuola.
Jonathan: Figli.
Volevo solo un’infanzia normale, ma quell’infanzia mi è stata rubata. Ci è stata rubata e nell’ultimo anno, se volete saperlo, per questa cosa mi sono incazzato parecchio. Ma poi ho ripensato agli ultimi sei anni e ho capito che anche se c’è stato molto male c’è stato anche del bene. Il gioco che amo di più si chiama Dungeons & Dragons. E in questo gioco ci sono due tipi di caos distinti: il caos buono e il caos cattivo. Il caos cattivo porta anarchia, distruzione, guerra. Ma il caos buono può portare innovazione, cambiamento e a questa scuola francamente serviva cambiare perché eravamo molto divisi: gli sportivi, i secchioni, gli svitati. Ma nel caos i muri intorno a noi sono crollati. Ho trovato nuovi amici. Amici che non avrei mai pensato di avere e questa cosa è successa anche a molti altri. Quando conosci persone diverse da te, inizi a imparare di più su te stesso. Inizi a cambiare. Cresci. Sono una persona migliore, adesso. Sono una persona migliore grazie a loro. Perché ho gli amici che ho. Quindi io non sono più incazzato. Ma sono preoccupato. Preoccupato perché ora che il caos è finito, il preside Higgins e tutti i repressi come lui si prodigheranno per rimettere tutto in ordine. E non voglio l’ordine. Il fatto che io indossi questa roba è una cosa da ipocriti. Siamo davvero ridicoli. Dai, sembriamo senatori romani. Non mi rappresenta affatto. E credo che non rappresenti nessuno di noi. Sapete che c’è? Fanculo. Fanculo la scuola, fanculo il sistema, fanculo il conformismo, fanculo chiunque o qualunque cosa vogliano dividerci perché questo è il nostro anno. Dustin
Senti… Non è tua la colpa. Non è successo per colpa tua. Undi ha fatto la sua scelta. Ora è tempo che tu faccia la tua. E per come la vedo, hai due strade davanti a te. Se imbocchi la prima, continui a sentirti in colpa per quello che è successo, ti tormenti pensando a cosa avresti potuto fare di diverso. Respingi le persone e soffri perché è questo che pensi di meritare. E poi c’è l’altra strada. Cioè accetti in qualche modo quello che è successo, in qualche modo accetti la sua scelta. Non vuol dire che ti piaccia né che tu lo capisca. O che tu smetti di pensarci. La accetti e basta. E vivi la tua vita al meglio che puoi. Io avevo imboccato la prima strada e non la consiglio. Riguardo a Undi, sai bene cosa avrebbe voluto per te. Hopper
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