Jay Kelly – Manuale di sopravvivenza per attori inutili: recensione, migliori frasi e citazioni
Jay Kelly ovvero il manuale di sopravvivenza per attori inutili sbarca su Netflix e Noah Baumbach ci regala l’ennesima crisi esistenziale travestita da commedia. Questa volta tocca a George Clooney interpretare un attore egocentrico, svuotato e convinto che il mondo debba inginocchiarsi ai suoi capricci, mentre Adam Sandler prova a tenerlo a galla con la sua sempre più convincente vena drammatica. Il film è una satira compassionevole del sistema Hollywood, tra amori mancati, nostalgia anni Sessanta e il fantasma di Federico Fellini e Woody Allen che osservano da lontano, mentre BoJack Horseman si fa una ricca risata.
C’è un momento nella vita di ogni attore hollywoodiano, solitamente tra l’ultima battuta recitata e il primo giorno in cui nessuno lo chiama “genio”, in cui il mondo smette di essere un set e diventa una rogna. Per Jay Kelly, questo momento è adesso: due settimane libere – una tragedia per qualunque maschio adulto che ha sempre evitato la vita vera – e l’improvvisa scoperta che il mondo non ruota attorno ai suoi bisogni, ai suoi capricci, mentre le sue figlie stranamente hanno altre cose da fare che non siano adorarlo.
Chiamiamolo esaurimento nervoso, chiamiamolo “patriarcato che si sgretola come pane Pema scaduto”, ma la verità è più semplice: Jay Kelly è un bambinone viziato abituato ad avere tutto. Ora, invece, deve avere sé stesso. E non gli piace.
Sorpresa!
Baumbach – che nella sua carriera ha costruito un impero sulle crisi esistenziali della borghesia intellettuale – stavolta si diverte a mettere mano a un personaggio che sembra uscito da un mix tra il Ben Stiller di Greenberg e il Jeff Daniels de Il calamaro e la balena , ma senza l’attenuante del trauma: Jay è proprio fatto così.
E questo è già un problema per lui. E per noi.
Hollywood secondo Baumbach & Co.: gente che crede di “fare l’arte” e invece fa… cinema
Il film, scritto a quattro mani con Emily Mortimer, gioca a fare la satira del circo hollywoodiano, quel luogo dove tutti si sentono essenziali mentre girano spot per profumi e documentari sulle foche monache.
Una critica?
Sì, ma non abbastanza cattiva.
Perché, diciamolo: Baumbach è troppo innamorato dei suoi personaggi per prenderli davvero a schiaffi.
E Jay Kelly è proprio il tipo di figuro che Baumbach finisce sempre per perdonare: un povero egocentrico che si crede un poeta del set, mentre il mondo attorno a lui mangia, soffre, ama, cerca cibo strano da provare… e va avanti lo stesso.
Con meno profondità, il film sembra anche fare l’occhiolino a Stardust Memories di Woody Allen: la star in declino, il riflesso della fama che evapora, la malinconia del “forse ho sbagliato tutto, ma ormai la frittata è fatta”. Sì, ok, prima ancora c’era stato 8 e mezzo mentre più recentemente BoJack Horseman ha portato alla generazione dello streaming le crisi esistenziali di ricconi dello showbiz di cui ci dovrebbe fregare qualcosa.

Vecchia Hollywood, nuova Hollywood: tutte colpevoli
C’è nostalgia per un cinema che non esiste più (e forse non è mai esistito), compreso un ritratto dell’Italia talmente fermo agli anni ’60 che pare girato in collaborazione col ministero dei trasporti di “Pane, Amore e Fantasia”. La battute della sezione con Alba Rohrwacher sono una delle robe più cringe viste sul piccolo e il grande schermo da Mangia, prega, ama.
C’è disprezzo per la nuova Hollywood, quella delle star che fingono di avere una vita mentre si fanno fotografare davanti ai frigoriferi Smeg.
E poi c’è l’angoscia:
quando la fama sfuma e resti solo con le tue scelte sbagliate… chi ti salva?

Il cast: Clooney gioca a Clooney, Sandler invece recita
George Clooney fa quello che fa George Clooney: faccette, sorrisetti, quel suo gigioneggiare elegante che a un certo punto sembra quasi un test da sforzo (“Regà, oh, respira, non te mette a corre che qua te parte la sciatica”). Ho temuto davvero che gli venisse un infarto. Il cuore del film, però, è Adam Sandler.
Da anni costruisce, pezzo dopo pezzo, il suo percorso da attore drammatico e padre imperfetto ma tenero, e qui mette un’ennesima tessera nel mosaico. È lui che dà peso al film, è lui che ci ricorda cosa succede davvero quando smettono le luci del set.

La domanda finale: se un ricco famoso soffre… noi che dovremmo fare?
E come sempre, Baumbach arriva al punto solo per farti una carezza quando vorresti lo schiaffo: se una star planetaria – con soldi, bellezza, fama, Clooney nel speed dial – sente il peso del tempo e delle scelte…
Cosa dovrebbe fare un impiegato qualunque, seduto 12 ore al giorno a far arricchire i padroni, la prostata che protesta, la panza che aumenta e una moglie che ti guarda come si guarda l’umidità sul soffitto?
Ammazzarsi?
Baumbach non risponde.
Per fortuna.
Perché se iniziassimo a prendere sul serio i problemi dei miliardari, sarebbe la fine del cinema.
E, onestamente, anche la fine del divertimento.
Ecco le migliori frasi e citazioni di Jay Kelly
Le migliori frasi e citazioni di Jay Kelly
I film sono questo per noi: pezzi di tempo.
C’era così tanta magia in quel film… mi ha viziato, pensi sia sempre così ma non lo è. Jay
La morte è sempre così sorprendente, soprattutto ad LA.
La tragedia dei genitori: sappiamo di aver avuto successo solo quando diventiamo irrievanti. Tim
50 giorni dopo Pasqua è una festa molto importante per i francesi.
Come posso interpretare le persone se non vedo le persone, se non tocco le persone. Jay
-Quello è sangue?
-No è la bolognese.
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