The Smashing Machine – Il solito pugno nello stomaco (ma senza KO)
C’è sempre un momento, nel cinema sportivo, in cui il protagonista sale sul ring, guarda il pubblico, si sente solo, e tu spettatore pensi: “Questa l’ho già vista.”
Ecco, The Smashing Machine è quel momento lungo due ore.
La storia è quella (vera) di Mark Kerr, pioniere della MMA, quando il “mixed martial arts” non era ancora una macchina da soldi ma un’arena di scemi coraggiosi che si menavano per qualche dollaro e molta gloria, combattendo in alberghi e ritrovandosi nelle cucine mentre cercano il ring. Il film racconta l’ascesa, la caduta, le botte prese e quelle date. Tutto secondo il manuale del “campione distrutto che lotta con i suoi demoni interiori”, con tanto di compagna isterica, droga, sudore e la consueta fotografia color livido.

Dwayne Johnson, nel ruolo di Mark Kerr, fa… Dwayne Johnson. Muscoli, mascella e quella faccia da “ho capito tutto anche se non ho capito niente”. Fa se stesso, come sempre. E non è un insulto: è che lui è il suo stesso genere cinematografico. Potresti metterlo a interpretare Anna Karenina e comunque troveresti un modo per fargli dare un headbutt a Vronskij.
La sorpresa, quella vera, è Emily Blunt. Magnifica. Interpreta la donna americana da manuale: truccata anche per dormire, vestita come se dovesse sempre andare a un matrimonio in Texas, iper-presente e iper-tossica, un mix di amore, colpa e rossetto indelebile. È il personaggio più vivo del film, un turbine di isteria e tenerezza, una vera rompicoglioni. La vedi e pensi: “Ecco perché gli uomini vanno a combattere”.

In un’altra vita, Emily Blunt ti serve una birra in un diner di Tulsa, ti guarda negli occhi e ti rovina l’esistenza — ma con classe.
Il film, per il resto, è un Rocky che ha perso il biglietto per Philadelphia. Manca la mitologia, manca il pathos dell’allenamento con la colonna sonora che pompa; qui ci sono solo fatica, dipendenza da oppiacei e antidolorifici e silenzi sudati. E in fondo va anche bene così, perché la regia di Benny Safdie (firmata come un documentario sporco, intimo, a tratti quasi voyeuristico) è l’unica cosa davvero interessante: ti fa sentire dentro la palestra, dentro la casa scrostata, dentro il ring del combattenti.

Peccato che tutto il resto tu lo abbia già visto — e in film migliori.
In sintesi: The Smashing Machine è un pugno già tirato, ma almeno ha il merito di farti sentire la botta.
In Italia The Smashing Machine arriva il 19 novembre 2025.
💪🥊 Emily Blunt 9, The Rock 6, Regia 7, Originalità in sciopero.
Voto Coccinema: 5,5
Reaction per l’ufficio stampa: The Copy-Pasting Machine.
**½ Non sei andato malissimo ma neanche troppo bene… come il Tottenham
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