Black Bag – Doppio Gioco: Fassbender agente segreto, marito devoto, anfitrione impeccabile
Black Bag – Doppio Gioco è la spy story firmata Steven Soderbergh con Cate Blanchett e Michael Fassbender tra bugie coniugali, software segreti e cene stile Cluedo nelle sale italiane dal 30 aprile: ecco la recensione di un film dove la verità si nasconde tra un brindisi e un interrogatorio.
Il Martini è scosso, ma il matrimonio è in forse
Steven Soderbergh prende il classico spy movie, ci soffia sopra come fosse polvere su una prima edizione di Agatha Christie, e ce lo serve con l’eleganza assassina di un invito a cena con delitto. Solo che qui, invece di chiedere “chi ha ucciso?”, chiediamo: “Chi ha tradito? Chi ha venduto il software segreto? E chi ha finito il pinot nero?”
Il cuore della faccenda pulsa tra George Woodhouse (Michael Fassbender, iceberg con licenza di spiare) e Kathryn (Cate Blanchett, regina delle sopracciglia alzate e delle risposte taglienti), bellissima coppia sposata e anche spie dell’intelligence britannica. Una situazione che sarebbe già abbastanza complicata se non fosse che lui deve indagare su traditore e lei è tra i sospettati.
E come affronti una cosa del genere? Con una bella cena, ovviamente. George non prende decisioni, organizza tavolate. Miss Marple e Hercule Poirot ringraziano e chiedono il bis.
Il film è un piccolo miracolo: solo 93 minuti, due cene, una tesa sequenza di inseguimento e caccia all’uomo (o la donna? o la spiona?). In tempi dove ogni thriller sembra un episodio esteso di Un giorno in Pretura diretto da Christopher Nolan in overdose da montaggio, Soderbergh fa economia di mezzi e massimizza il veleno.
I nostri personaggi trascorrono metà del tempo a osservare comportamenti umani (che è tipo il Sudoku delle spie), complottare per incastrare il collega, l’altra metà a fare cose eccitanti come compilare moduli, guardare feed video e raccontare alla psicologa che una volta ha visto mamma e papà fare sesso. Diciamo che se Bond è un bar con fuochi d’artificio, George è una saletta riservata dell’INPS col fascino di una bomba a orologeria.
Tutti mentono, ma qualcuno cucina
Soderbergh si diverte a camuffare un’indagine sul tradimento (personale e istituzionale) dentro un whodunit dove i coltelli volano ma le parole fanno più male. Ogni personaggio ha un’agenda nascosta, un segreto da proteggere e un guardaroba che urla: “Sono colpevole, ma quanto cazzo sono figo”.
Nel mentre, Fassbender scolpisce il ghiaccio con lo sguardo, Blanchett lo scioglie con un solo sorriso ambiguo e Brosnan… beh, Brosnan è lì per ricordarci che James Bond ha una pensione e un conto aperto al ristorante.

Il gioco del potere non ammette affetti
Dietro le buone maniere e le sale da pranzo in legno massello, Black Bag ci dice che la vita di una spia è fatta di bugie, doveri, tradimenti (dove sono finiti i videotape mister Soderbergh) – e neanche un giorno libero. In cima alla piramide del potere, tutto è sacrificabile: agenti, civili, relazioni. Basta che il sistema non crolli. O che almeno lo faccia silenziosamente.
E mentre noi ci perdiamo tra le linee di dialogo affilate e le inquadrature chirurgiche, Soderbergh ci ricorda che nel cinema – come nella spia – la verità non è mai dove guardi, ma dove non ti aspetti.
La verità è nella borsa nera
Ah, giusto. Il titolo. Black Bag non è una marca di valigeria da spie fashion, ma il nome in codice per “operazione sotto copertura, possibilmente illegale e sicuramente fastidiosa da spiegare alla moglie”. È anche la risposta automatica di Kathryn quando George chiede dove stia andando. E questo, signori, è amore con l’articolo 007.
****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.
Categorie



