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Killers of the flower moon: recensione, migliori frasi e citazioni

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Dal minuto 1:07 parliamo di Killers of the Flower Moon

90Lunghissimo, verboso, meraviglioso: con Killers of the flower moon Scorsese consegna agli annali del cinema una rilettura della Storia americana che mette i criminali idioti dei Coen insieme ai suoi mafiosi, ingordi e spietati.


Anni Venti, in Oklahoma, la contea indiana degli Osage ha il reddito pro capite più alto del mondo, perché la loro terra galleggia su un mare di petrolio. I nativi americani sono scarrozzati in giro da autisti bianchi su auto lussuose e sono vestiti come i ricconi di New York; malgrado ciò non sono liberi di disporre del loro denaro, sono dichiarati “incompetenti” e per poter anche semplicemente ritirare i soldi in banca devono essere accompagnati da un tutore bianco e sostanzialmente “chiedere il permesso” al direttore di banca. Ernest Buckhart (Leonardo DiCaprio) è un reduce della Prima guerra mondiale: torna a casa, a Fairfax, per lavorare con suo zio, William Hale (Robert De Niro), il cosiddetto Re delle Osage Hills. È un ricco allevatore di bestiame, ma presto capiamo che la sua autorità si spinge ben al di là, il suo vero business poggia su ben altro: attraverso matrimoni, estorsioni od omicidi deruba gli Osage delle loro concessioni petrolifere.

Convince il nipote Ernest a corteggiare Mollie Kyle (Lily Gladstone), “purosangue” Osage e a riuscire ad accumulare tutte le concessioni della sua famiglia. Il tutto mentre i sicari sterminano gli Osage uno a uno. “Io amo gli Osage, ma scompariranno” ripete De Niro/Hale, personaggio nato all’incrocio tra un predicatore metodista, un padrino malavitoso ante litteram e un benefattore con il coltello ben nascosto dietro la schiena.

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Nel raccontare l’epopea degli omicidi che sconvolsero la vita della contea indiana dell’Oklahoma, Scorsese e lo sceneggiatore Eric Roth, ispirati dal libro Gli assassini della terra rossa di David Grann, si concentrano non tanto sul thriller, quanto sui rapporti tra la banda dei criminali bianchi, spesso imbranati e inetti, e la comunità di Osage. Autori e mandanti sono abbastanza riconoscibili fin dall’inizio, chi vi partecipi più o meno attivamente è svelato con garbo e senza clamore: a Scorsese non interessa chi ha fatto cosa e come, non interessa la narrazione della violenza. Scorsese vuole raccontare la malattia, la brama di denaro e di potere, i suoi sintomi, vuole rivelare come essa si annidi nel più simpatico e dolce degli uomini, esporre le eloquenti parole con cui raggira, imbroglia, convince le persone ad accettare il male e come lentamente gli idioti che usa cadano nel suo tranello morale: far sembrare normale lo sterminio, il genocidio.

Mettendo in scena come si possa partecipare alle feste tradizionali degli Osage e, piano piano, macchinarne il massacro, Killers of the flower moon racconta il clima, che definirei pre mafioso, di associazione a delinquere instaurato tra assassini, truffatori, arrampicatori sociali, medici corrotti, banchieri collusi e tutto il panorama di bianchi affamati e ingordi di denaro che affolla Fairfax da quando è stato scoperto l’oro nero.

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Colpisce il silenzio dentro e fuori la vicenda, in una sequenza di morti ammazzati in maniera tanto goffa quanto ridicola da pensare “vabbè ma questo non se lo possono bere” eppure tutto filò liscio finché una delegazione della comunità chiese aiuto al presidente degli Stati Uniti Coolidge. Arrivò sotto forma di un agente del Bureau of Investigation (l’FBI, che il libro di Grann rappresenta una sorta di storia delle origini): in pochi minuti sullo schermo il personaggio interpretato da Jesse Plemons incarna quel poco di decenza e rispetto per la legge e la verità necessario alla storia per salvare almeno la faccia del sogno americano, anche se ormai i cavalli erano fuggiti dalla stalla e il petrolio quasi tutto rubato.

Killers of the Flower Moon

Scorsese si prende tutto il tempo per raccontarlo, addentrandosi meticolosamente in dettagli come canzoni, balli, feste, cene, vita di tutti i giorni (bella citazione di De Palma con De Niro dal barbiere), corse d’automobili, lasciando lo spettatore respirare un’epoca tanto da far sembrare ridicolo il mantra, tanto di moda del “poteva durare un’ora di meno”: tutto è funzionale al racconto di Scorsese, tutto ha un senso anche se sembra un orpello, ma al tempo stesso tutto molto asciutto, limato a colpi di scalpello del regista.

Killers of the flower moon

L’ultima ora di Killers of the flore moon è di una magniloquenza epocale: gabbie per uomini incatenati dalle loro stesse colpe, incendi come in un teatro delle ombre cinesi, oscurità dei cuori e la legge incerta nel tentativo di fare luce su tanto male. E quando pensi di aver compreso tutto il male, dentro incontri un uomo, Ernest, tanto idiota quanto assetato di denaro, e sua moglie; a un certo punto pensi che sì forse a lei è affezionato davvero e un po’ tutto ciò gli fa orrore. Quell’uomo è interpretato da Leonardo DiCaprio alla migliore performance della sua carriera, un cretino che combatte tra la sua stupidità, la fedeltà allo zio-boss (“puoi chiamarmi Il Re”), l’affetto per la moglie e per un popolo di cui ha anche imparato la lingua e studiato la storia – benché fosse quella scritta dai bianchi -; una performance intensa fatta di impercettibili moti di disgusto, quasi involontari, agli angoli della bocca, una fisicità impacciata e titubante, rivelatori, enigmatica, viva.

In più, quando non te lo aspetti, dopo i nonni col pannolone e pensionati scureggioni, col vecchio Zio Martin De Niro recupera il tocco del maestro, un’interpretazione intensa quanto credibile e unica: il suo William Hale ti fa desiderare a ogni scena di sapere un poco di più, perché quello che ti danno Bob&Marty rivela ogni volta un qualcosa da tenerti affamato. Bravissima anche Lily Gladstone, il cuore spezzato della storia, un fiore delicato che resiste a tutto, perfino alla pioggia nera di petrolio e morte.

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Dentro tutta la magia e il rispetto quasi scientifico per l’epoca, Martin Scorsese ci mette dentro anche cinegiornali d’epoca, trasmissioni radiofoniche in cui il Grande Maestro si ritaglia anche lo spazio di una preziosa apparizione.

Killers of the flower moon sarà nei cinema italiani dal 19 ottobre e poi sarà distribuito in streaming su AppleTv+.

Ma quali sono le migliori frasi e citazioni di Killers of the flower moon? Eccole

Le migliori frasi e citazioni di Killers of the flower moon

  • Di chi è questa terra?
    Mia. È la mia.

Una chiara e una scura. Sembra un’eclissi.

Lascia che lei abbia i suoi segreti. Tu avrai i tuoi.

Hai fatto l’amore con tua moglie malata?
Sì, funziona così.
Deve essere una qualche forma di perversione.

Questa coperta è come un bersaglio sulle spalle.

Ci sono più possibilità di vedere condannato un uomo per aver picchiato un cane piuttosto che per aver ucciso un indiano.

american beauty pagelle voti stelle film***** A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

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