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Barbie fa ridere, ma Margot Robbie non salva il film

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Barbie è il film sull’iconica bambola Mattel, interpretata da Margot Robbie, con Ryan Gosling nei panni di Ken e Greta Gerwig alla regia.


In principio fu la cellulite. Sì, perché in seguito alla scoperta della cellulite sulle sue cosce perfette – o meglio, quelle perfette di Margot Robbie – e l’incapacità di indossare i tacchi alti, la nostra Barbie capisce che c’è qualcosa che non va.

No, in effetti non è così. A dire il vero arriva prima il pensiero della morte, ma non è nemmeno questo l’inizio vero di Barbie, l’attesissimo film di Greta Gerwig sull’iconica bambola Mattel. Tutto ha inizio con una sequenza che cita apertamente l’Alba dell’Uomo di 2001 – Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, una scena già largamente spoilerata nei trailer. All’inizio dei tempi le bambine giocavano con i bambolotti, finché non arrivò Barbie, raffigurata come il monolite nero di kubrickiana memoria, mentre le bambine, paragonate qui alle scimmie antropomorfe di 2001, spaccano i loro vecchi giocattoli per divertirsi con la nuova arrivata.

Ecco, questo è l’inizio di Barbie. La responsabile di tali eventi è la bambina che, nel mondo reale, sta giocando con la bambola, maturando pensieri quanto meno suicidi. Quindi in seguito alla scoperta di pensieri di morte, dei piedi piatti e la cellulite, la nostra eroina deve raggiungere il Mondo Reale per scovare la bambina. Per far ciò Barbie deve abbandonare il mondo perfetto di Barbieland, dove vive con le altre Barbie, tutte con lo stesso nome, ma tutte diverse, mentre i Ken, tutti monocorde e inespressivi, vivono di luce riflessa, anelando anche solo uno sguardo dalla loro Barbie. Alla sua partenza Ken-Ryan Gosling si nasconde nel portabagagli per accompagnarla nel Mondo Reale.

La satira del nostro mondo al maschile è abbastanza smaccata, se non fosse che quando Barbie arriva nel mondo reale – porte spazio-temporali abbattute, insomma praticamente un altro multiverso ma ormai abbiamo sdoganato tutto tanto che nessuno dei personaggi si pone il problema – scopre che tutto è “al contrario”: comandano gli uomini e una bella ragazza non può camminare per strada senza essere “attaccata” dagli sguardi voraci di chi… di chi vorrebbe… insomma, Barbie è Margot Robbie fate voi, anche se io, sarà perché so maschio, tanta aggressività sessuale per strada non la vedo, ma forse è perché ciò il cazzo, quindi passiamo oltre.

Barbie affronta una teenager incazzata nera contro le bambole e quello che rappresentano, si intrufola nella sede della Mattel e torna indietro a Barbieland insieme alla donna portatrice dei pensieri negativi che hanno fatto venire la cellulite a Margot Robbie. Nel farlo, lascia solo Ken. Il “pupazzo” va in giro per il nostro mondo e scopre il meraviglioso sistema di potere chiamato “Patriarcato” e decide che è la forma di governo più adatta per Barbieland, così Ken torna indietro e decide di cambiare la costituzione e il nome del regno magico e perfetto in Ken-Dom, nazione devota al culo dei cavalli e dei gilet con le frange alla cowboy.

Quando Barbie torna a casa dove combattere il patriarcato, scoprire se stessa, aiutare la sua nuova amica e Ken a ritrovare se stesso.

Ora. Essenzialmente questo Barbie diretto da Greta Gerwig e scritto da lei stessa con il compagno Noah Baumbach è un film che ne contiene diversi al suo interno, non tutti allo stesso livello, non tutti amalgamati bene, non tutti riusciti.

Principalmente il film Barbie è una commedia, una satira del nostro tempo: sono tanti gli oggetti delle sue battute, anche la stessa Mattel – non mancano un paio di bordate alla politica commerciale del colosso – ma soprattutto a certo femminismo vecchia maniera e soprattutto ai maschi e alla società patriarcale. La satira si sviluppa su due livelli: uno meno diretto ed elaborato, che riguarda l’architettura sociale, economica e politica di Barbieland e del mondo reale; praticamente una è il “negativo” dell’altra; poi ci sono le battute, alcune travolgenti e irresistibili su stereotipi, vizi e patriarkatohhhh in genere. Io mi sono divertito e ho riso di gusto. Voto 7,5 direi.

Poi c’è tutta la sezione in cui Greta Gerwig si prende sul serio, cercando di svicolare dai temi grossi della questione femminile – vogliamo dirlo?, il sistema economico, principalmente, e quello culturale – per trasformare Barbie in un film sull’individualismo, la scoperta di se stessi e dei valori veri della vita: stare stesi su un prato a guardare le farfalle, gli affetti, l’amicizia, fare surf. E vogliamo dire che su questi temi ci sono film e autori che hanno fatto meglio, con meno retorica e più poetica? Si riduce tutto a un pistolotto banale con immagini sfocate e a scorrimento veloce su come le cose della vita davvero importanti siano altre. Ok, che palle 4,5. Di stima.

Si prende anche troppo sul serio quando vuole e spiegarci il peso sulle spalle della donna nel mondo di oggi: dover essere bella, ma non troppo bella, brava ma non troppo brava, sexy ma non troppo sexy, mamma ma non troppo mamma e avanti 10 minuti di monologo, bellissimo eh, di America Ferrera (ricordate Ugly Betty?). Ma vogliamo dirlo che sta roba l’abbia letta, sentita, ascoltata non so quante volte e non mi sembra che fare copincolla da qualche altra parte sia da prima della classe cara Greta. Anche qui retorica e pure copincolla, voto 4.

Ora qui vi parlo del finale ed è forse la cosa che da maschio mi è più difficile perché il film termina con 20 minuti di show di Ryan Gosling, numero di ballo e canto, intensa prova sull’uomo spogliato dal suo potere dalla donna che ha preso coscienza. Una lunga sequenza che si conclude con una seduta di psicoterapia delle Barbie a Ken, l’ennesimo maschio che piagne e la donna lì a compatirlo e a spiegargli che deve partire da se stesso e non da una donna che curi le sue insicurezza per essere compiutamente un “uomo”. E sebbene sia tutto vero – è un messaggio contro il femminicidio anche se all’acqua di rose e pure questo banale – io penso: ma come? Il film sulla bambola icona che deve diventare inno al femminismo si chiude con la psicoanalisi di un uomo? Dopo che questo ha cantato e ballato dieci minuti, togliendo la scena a tutte le meravigliose attrici presenti?

Alla fine, dopo aver incontrato il fantasma della sua creatrice, metafora neanche troppo nascosta di un incontro con Dio, la nostra Barbie ha davanti a sé una scelta: diventare un essere umano vero. Ehi Collodi… hai letto? Finale voto 3.

Il giudizio complessivo è vicino al 4,5, che possiamo mitigare con una Margot Robbie stratosferica, costretta a entrare in contatto emotivamente con un pupazzo, a recitare qualcosa che forse si poteva solo leggere in maniera abbastanza basita (“premi f4 Greta” mi sembra di poter sentire durante le riprese), che dopo Babylon si mostra anche grande ballerina; Gosling espressivo, sicuramente più della media in cui siamo abituati a vederlo recitare. Sono contento del “recupero” di Kate McKinnon, che personalmente non vedevo più da un botto di tempo: la sua Barbie Stramba è una delle robe migliori e più divertenti del film. Il suo recupero al mainstream e ai blockbuster dopo Ghostbusters è la cosa più femminista del film.

Ps: c’è Will Ferrell. Fa le sue gag, fa ride, interpreta il Ceo della Mattel che vuole essere chiamato Madre e non vuole fare i soldi con le bambole ma solo rendere felici le bambine di tutto il mondo. Si imbarca nell’inseguimento di Barbie, ma a un certo punto se lo scordano, poi ricompare a sparare due cazzate, esempio di una mano davvero incerta in scrittura e in regia.

matrix valutazione stellette cinema*1/2  Male, signor Anderson. Sono deluso, molto.

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