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Welcome to Derry: quando il Male bussa e noi stiamo guardando Facebook

Welcome to Derry è il prequel di IT più atteso dell’anno, una serie horror che torna nell’universo creato da Stephen King per raccontare le origini del male che infesta la cittadina di Derry. Con un comparto visivo di alto livello, atmosfere anni ’60 ricostruite con precisione maniacale e il ritorno del Pennywise di Bill Skarsgård, la serie firmata da Andy e Barbara Muschietti punta a espandere il mito di uno dei villain più iconici dell’horror moderno. Ma tra ambizioni narrative irrisolte, sottotrame sfilacciate e un mostro che rischia di perdere parte del suo mistero, Welcome to Derry si rivela un prodotto affascinante e imperfetto: tecnicamente solido, emotivamente discontinuo, e destinato a dividere pubblico e critica.


La serie prequel di It firmata Muschietti punta in alto con un comparto tecnico straordinario e un Pennywise iconico, ma inciampa in una narrazione sfilacciata che trasforma il mostro più temuto della cultura pop in una creatura fin troppo domestica. Un viaggio nell’orrore… mentre l’acqua bolle.

Welcome to Derry: il male che cresce quando non guardiamo

Nell’anno in cui l’intrattenimento televisivo sembra essersi specializzato nel “rilanciare franchise” come fossero volantini del supermercato, Welcome to Derry era una delle poche serie che aspettavamo davvero. Perché tornare nell’universo di It significa affrontare il Male con la M maiuscola, quello che Stephen King aveva soffiato nella pagina trasformando un clown in un trauma collettivo.
E invece, eccoci nei boschi del Maine, 1960 e rotti, a chiederci: cosa succede quando il Male ritorna e noi… stiamo guardando altrove?

SPOILER: succede che ci perdiamo pezzi. E li mangia Pennywise.

Atmosfera e produzione: dove la serie è veramente mostruosa

Partiamo dai meriti, perché ce ne sono.
L’impianto visivo è straordinario:

  • la ricostruzione degli anni ’60 è maniacale,
  • la fotografia è un pastello incupito,
  • la sigla iniziale è un gioiellino che ad ogni visione rivela qualcosa di nuovo e spaventoso,
  • l’horror funziona,
  • e in alcune scene senti proprio quello schiocco secco sulla schiena, come quando King voleva davvero spaventarti.

Gli ultimi episodi, poi, hanno quel ritmo e quello sguardo registico che ricordano perché c’è Muschietti dietro la cinepresa e la messa in scena si fa poderosa, tensione fisica, e il ritorno del clown che risolleva la baracca come fosse il capo cantiere del terrore.

Il tema più forte: il fallimento della genitorialità

Se togli le luci sporche, le cantine umide e le biciclette che ormai abbiamo visto in tutte le dimensioni del multiverso, Welcome to Derry parla soprattutto di questo: genitori che non ascoltano, non guardano, non proteggono.

Adulti distratti, inadeguati, assenti.
E Pennywise non è altro che il parassita perfetto: si insinua nei vuoti educativi, negli errori tramandati, nelle colpe nascoste sotto il tappeto.
Derry non è solo una cittadina infestata: è una comunità che abdica al proprio ruolo mentre il Male cresce indisturbato.

Il problema vero: la narrazione che si sfila come un maglione preso al mercato:

-Troppi personaggi.
-Troppe sottotrame.
-Troppa voglia di dire tutto senza dire niente.

Al punto che ti ritrovi a compilare elenchi come questo:

“Cose che ho fatto mentre guardavo Welcome to Derry – episodio 2”

  • Mi sono lavato i denti
  • Ho scrollato Facebook
  • Ho parlato con mia figlia dei primi 5 minuti di Stranger Things 5
  • Ho letto le audizioni di Ranucci e Vespa i fronte alla Commissione di Vigilanza Rai
  • Ho riletto il bugiardino dell’Enterogermina
  • Ho guardato l’acqua bollire
    Conclusione: se una serie perde contro una pentola che sobbolle… forse un problema c’è.

L’elefante nella stanza: “Ma quanto ce lo fate sospirare sto Pennywise?”

La serie prequel di It parla di tutto… tranne che di It.
Pennywise arriva tardi, pochissimo, e quasi in modalità influencer o rock star: “Apparirò quando me pare, raga”.

Il rischio? Trasformare la paura in marketing countdown. E non è mai una buona idea.

Quando poi finalmente appare, Bill Skarsgård è incredibile, come sempre. Ma il suo impatto è diluito dall’attesa infinita e da un contorno narrativo che sembra dire: “Poi arriva il clown. Intanto guardate gli altri annaspare.”

Pillole, alieni e complotti: quando l’horror diventa X-Files scritto alle 4 di mattina

• L’esercito americano che vuole diffondere gli alieni invece di combatterli.
• Gli psicofarmaci della madre che diventano arma anti-Pennywise.
• Gli indiani guardiani del male che prendono subito il primo proiettile.

È tutto molto interessante… se non ci pensi troppo.

C’è una metafora sociale? Assolutamente sì.
Funziona nella trama? Ehm.

Pennywise tra Gollum, Scooby-Doo e Galactus

Ci sono momenti in cui Pennywise sembra:

  • Gollum (“il mio tessssoro!”),
  • un villain di Scooby-Doo,
  • Galactus che dichiara di essere un “divoratore di mondi”.

Che poi, fratè, se sei il divoratore dei mondi e ti fai fregare tre volte da ragazzini di 13 anni… forse un ripassino al CV serve. La serie prova ad elevarlo cosmologicamente, ma il risultato è che il clown più terrificante della storia rischia di diventare “uno dei tanti mostri” da streaming horror.
E It dovrebbe essere tutto tranne che “uno dei tanti”.

Il finale: Muschietti tira su la baracca

Gli ultimi due episodi sono oggettivamente i migliori:
✔️ tensione vera
✔️ Pennywise iconico
✔️ regia potente
✔️ qualche momentaccio di paura old-school

Non basta però a salvare tutto:
Welcome to Derry è tecnicamente eccellente, narrativamente insufficiente.

È intrattenimento solido, sì.
Ma non all’altezza del mito che porta sulle spalle.

Il vero monito: il Male cresce quando non guardiamo

Alla fine, la serie dice una cosa molto contemporanea:

Il Male arriva quando siamo distratti.
Quando stiamo scrollando.
Quando stiamo cucinando.
Quando stiamo vivendo in modalità “ci penserà qualcun altro”.

Derry non è infestata dal clown.
È infestata dall’indifferenza.

E questo, di tutto, è il colpo più riuscito della serie.

Conclusione

Welcome to Derry non è da buttare: è figlia della sua epoca.
Alta produzione, mostro leggendario, ambizione dichiarata.
Ma poca sostanza, troppa dispersione, troppa paura di guardare negli occhi l’orrore vero.

Il clown entra in scena e ruba tutto.
Il resto… si perde per strada come i ragazzini in bicicletta (che basta, vi prego).

È una serie che intrattiene, a tratti colpisce, mai davvero lascia il segno.
Ma almeno ci ricorda questo:

Il Male non arriva all’improvviso.
Arriva quando non guardiamo.

Ecco le migliori frasi e citazioni di Welcome to Derry.


Le migliori frasi e citazioni di Welcome to Derry

Mio padre diceva che quel che c’è di sbagliato bel nostro paese si pio risolvere con il meglio che c’è dentro di noi. Hanson

Questa non è l’America. Questa è Derry.

Mio padre diceva che la vita è un viaggio, ma secondo me conta con chi fai il viaggio. 

L’amore ti fa fare cose assurde. 

I morti tornano sempre dove sono morti. Halloran

Sai cosa dicono di Derry mia cara? Nessuno che muoia qui muore davvero. 

Beh? Che c’è ? Ho della faccia sulla mia faccia? Pennywise

Ha ragione: sono cotti. 

La paura si deposita sulle persone come una nebbia. 

-Chi è?
-Non lo voglio sapere. 

Voglio ucciderlo quel fottuto clown. 

Il problema non è avere un occhio solo, ma le buche. Marge

Forse non esistono i buoni amici o i cattivi amici, ma solo persone con cui vuoi stare e che mettono casa nel tuo cuore. 

La mano che sentite sulle vostre spalle è vostro figlio. Lui ci sara sempre. Halloran

-Lei chi è signore?
-Ci sto ancora lavorando su questo. 

La buona notizia è che mi sono fatto dei nuovi amici. 

7 pensieri riguardo “Welcome to Derry: quando il Male bussa e noi stiamo guardando Facebook Lascia un commento

  1. La cosa assurda è che per certi versi è anche migliore dei due film. Il primo film mi era anche piaciuto e divertito, ma il secondo era tremendo e in generale entrambi non riuscivano per niente a catturare la profondità e complessità del libro di King. Questa serie televisiva, per quanto abbia gli stessi difetti, mostra meglio certi elementi e ha più coraggio in certi punti.

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