The Last of Us 2: Recensione tra psicologi, funghi e gente che non si lava – Con le migliori frasi e citazioni
Fedeltà o non fedeltà questo il dilemma… e non stiamo parlando di corna e storie sentimentali ma della seconda stagione di The Last of Us che a quanto pare ha sconvolto i fan del videogioco. E come sapete benissimo a noi non ce ne frega niente. Perché un titolo che fu elogiato per le sue qualità narrative e “cinematografiche” torna letteralmente a casa, la tivvù, la serialità, lo “streaming” nel formato serie tv, senza però la sua caratteristica peculiare: l’interattività. Nel videogioco spari-fuggi-ammazzi-muori-ripeti Invece qui ti trovi ad aspettare un’intera settimana per scoprire cosa si inventeranno Neil Drunkmann e Craig Mazin e devi sorbire tutto passivamente e niente al mondo potrà restituirti quelle sensazioni, perché la tivvù è tivvù, e showrunner, attori e tutto il cast tecnico deve operare delle scelte adatte al medium. Si chiama per l’appunto adattamento. E non ti resta che lamentarti sui social.
Prima contro seconda stagione
Sgombriamo il campo: la seconda stagione di The Last of Us mi è piaciuta un sacco, più della prima. Se quella era standard e tirata per le lunghe, con poca azione per la necessità di creare le premesse del link emotivo padre-figlia, essenziale al finale, con alcuni episodi francamente inutili e menando il can per l’aia, nella seconda stagione, più corta e più coesa (solo 7 episodi), si va veloci, dritti al punto, con tanta tensione non solo grazie ai Cordyceps, ma anche e soprattutto gli umani. E se la deriva The Walking Dead è dietro l’angolo – una Beautiful con gli zombi e un gruppo di attori che entrano ed escono a cazzo di cane – la seconda stagione di The Last of Us punta dritto all’essenziale, lavorando sulle sfumature di narrazione e di interpretazione, così da prenderti al cuore e alle palle.

La vendetta va di moda
Perché l’inizio è una bomba, fin da quando vediamo un gruppo di tizi intorno a delle croci, e ti chiedi “ma questi li ho già visti nella prima stagione?” e intanto giurano vendetta per qualcosa che non sei sicuro di ricordare bene. Sì perché, problema mio, sapete… l’età, io ricordavo cosa aveva combinato Joel, ma non ricordavo “esattamente” cosa aveva combinato chi e come aveva ammazzato. Ricordo la promessa, la bugia e poco altro. “Ma sta Abby chi è? L’ho già vista?”. E dopo i dubbi, arriva il Fight Club. Siamo a Jackson, 5 anni dopo, ed Ellie ha voglia di crescere in fretta e di buttarsi dentro ai guai, ammazzare Thomas e Samantha Cordyceps, prendere lezioni di tiro al fungo, gare di corpo a corpo con lo zombie e andare in pattuglia nei boschi a succhiare tutto il midollo della vita. Ehi non pensate male.

Psicanalisi, adolescenti e funghetti
Intanto Joel capisce che ha a che fare con un’adolescente a cui è stato tolto tutto e va da una psicologa a chiedere consiglio e la psicologa Gail Lynden è Catherine O’Hara e, mio dio, dove sei stata Catherine tutti questi anni, sei ancora un bocconcino e poi ironica, devastante, la psicoterapeuta migliore del mondo, “ehi hai visto il cartello consigli psichiatrici gratuiti come nei Peanuts?”, passa come un treno sopra Joel e non si pente e no, lei ha le sue ragioni.
Poi succede quella cosa lì. La puntata 2 è assolutamente strepitosa, con il montaggio alternato tra ciò che accade a Joel, Ellie e Abby nel rifugio e l’attacco degli “zombie” in città. Poi quell’ultimo sguardo tra i due, con Joel morente, il barlume di speranza di Ellie, ma francamente, vista la situazione sanitaria del luogo peggio dell’anno 900 dopo Cristo, il colpo finale era davvero superfluo. La puntatona 2 ha la mano ferma di un maestro come Mark Mylod – Succession, Il Trono di Spade, The Menu – dirigendo Joel e Abby mentre fanno a botte con la grammatica del trauma ed Ellie lancia occhiatacce che gridano “Emmy, subito”.

Cast, interpretazioni e tutto il resto
Tutta la costruzione narrativa seguente punta forte sulla necessità della vendetta, il viaggio a Seattle e un’altra puntata altamente significativa, la sesta, dove il rapporto “padre-figlia” è raccontato romanticamente lungo una serie di compleanni in cui Joel prepara tante piccole sorprese ad Ellie, nel tentativo del genitore di non ripetere errori già commessi, subiti sulla proprio pelle – bellissimo il flashback incentrato sul giovane Joel e suo padre – e il progressivo distacco che arriva con la maturità della prole. E poi il disvelamento dei segreti tra i due, le confessioni, i contrasti, tutto sempre sostenuto da interpretazioni incredibili. Bella Ramsay conferma quanto di buono visto nei Il Trono di Spade: oggi è un’attrice di spessore, capace con un movimento di un muscolo del viso di rivelare un mondo, come nella sequenza della sua dismissione dall’ospedale, in una carrellata a seguire di emozioni, drammi e pesi nell’anima. Stesso discorso per Pedro Pascal: anche lui ha lavorato sui dettagli, su minuscoli movimenti, sulle posture. Eccellenti anche i personaggi secondari, forse sacrificati sotto l’eccessivo peso sulla serie di Joel ed Ellie: come Abby (Kaitlyn Dever, dovremmo dire qualcosa anche su di lei), che grazie a interpretazioni solide restano tutti impressi. Abbiamo detto di Catherine O’Hara. Ma poi Gabriel Luna (Tommy) e sua moglie, la “sindaca” Rutina Wesley; Tati Gabrielle (Nora Harris), Ariela Barer (Mel) ma soprattutto Dina interpretata da Isabela Merced forse il personaggio più umano di tutta la serie, forse l’unica davvero figa, e una chimica costruita benissimo con Ellie/Ramsay in cui è lei il “cervello” della coppia, capace di mitigare gli istinti di Ellie.

Magliette, denti e zainetti
Le cronache di gente che non si lava, ma con traumi bellissimi ha anche dei difetti. Trovo strepitoso che nel mondo post apocalittico tutti abbiano perfette dentature e lo dico da padre che ha immolato diverse mensilità alle cure ortodontiche di sua figlia. Poi che ci siano vestiti, zaini e libri ben conservati, io ho tenuto due anni dei libri in una cantina e si sono ammuffiti tutti, invece nel mondo devastato di The Last of Us tutta sta roba si trovi in buone condizione, le magliette sono senza strappi né lise, gli zaini portano carichi di munizioni e armi eppure non cedono da due decenni. Misteri della fiction. Le magliette sono perfette, i denti bianchissimi… post-apocalisse o fashion week a Milano Est? Alla fine, se c’è una cosa che The Last of Us ci insegna è che anche in un mondo devastato, le sopracciglia restano sempre on point.
Ecco le migliori frasi e citazioni di The Last of Us 2.
Le migliori frasi e citazioni di The Last of Us 2
Ah dicono che è bello.
Quando lo uccideremo, lo faremo lentamente. Abby
Bu, pezzo di merda.
Sindaca: Fuggono tutti da insediamenti caduti, dagli infetti. Dovremmo lasciarli là fuori?
Joel: Se la scialuppa è stracolma sì li lasciamo là fuori.
Joel, ti sei rifugiato qui anche tu.
Non puoi curare qualcosa di cui non hai il coraggio di parlare ad alta voce. Ho paura però, ho paura a dirlo, ecco perché devo farlo. Gail Lynden
Preferisci siano gli uomini a eliminarli? Ellie
Dina: Odio queste feste
Ellie: Non dirlo a me, per venire qui mi sono dovuta sbronzare.
Ho sepolto i caduti 10 miglia a sud, se vuoi andare a trovarlo.
Branco di maledette vittime.
Certe persone… certe persone non si possono salvare. Gail Lynden
Se ami una persona puoi vedere sempre la sua faccia. Joel
Sì io la amo, ma non come la ami tu. Jesse
Mi è stato insegnato a dare priorità agli altri. Jesse
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se vuoi gustarti una O’Hara in formissima in una serie tv, ti consiglio Schitt’s Creek 🙂
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