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Cosa resterà dell’Oscar 2016 – Il Miglior Film negli ultimi 15 anni, dal più brutto al più bello 

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2014 12 anni schiavo
Cocciquote: “12 anni schiavo di Steve McQueen è una lunga e descrittiva vicenda che, per quanto raccapricciante e avvilente circa la natura dell’uomo, non salva il film. Il tema non è sufficiente a farmelo piacere, ma a quanto pare è stato sufficiente a prendere la statuetta più preziosa scippandola a una autentica metafora della condizione umana, tecnicamente superba e poeticamente difficile da eguagliare”.
All’epoca mi riferivo a Gravity, ma a pensarci bene anche Dallas Buyers Club, The Wolf of Wall Street ed Her erano dei film decisamente migliori. E oggi c’è chi cerca visibilità con #OscarSoWhite.

2009 The Millionaire
Bella la musica, bella la regia, bello il montaggio, Danny Boyle vince l’Oscar in una cinquina obiettivamente scarsa con Milk (il migliore), The Reader, Benjamin Button e Frost/Nixon. Fu il primo film a vincere l’Oscar per il Miglior Film a essere girato quasi interamente in digitale e non su pellicola Kodac, nonché il primo dopo L’ultimo imperatore a vincere essendo praticamente un film straniero.

2006 Crash – Contatto fisico
Onore al Matt Dillon attore vero almeno per una volta, con una sceneggiatura densa su un mondo globale che cerca il proprio equilibrio. A pensare che nella cinquina c’erano Munich e I segreti di Brokeback Mountain, i dubbi sulla necessità di premiare il film di Haggis restano. Curiosità: con un budget di “solo” 6 milioni, Haggis ha dovuto tagliare i costi usando casa sua e la sua automobile per le riprese di alcune scene.

2002 A beautiful mind
Altro anno contraddistinto dalla povertà dei film selezionati. Ron Howard vince perché Il signore degli Anelli- La compagnia anello non avrebbe mai potuto essendo il primo capitolo annunciato di una monumentale trilogia e Moulin Rouge… Sinceramente non so perché non ha vinto Moulin Rouge.

2003 Chicago
Musical, bellissimi numeri musicali e tre grandi protagonisti. Lo stesso anno candidati Le due torri e The Hours, quest’ultimo un film assolutamente superiore.

2011 Il discorso del re
Dei dieci candidati, forse questo non era il peggiore ma poco ci manca. 127 ore, I ragazzi stanno bene… Già su Il Grinta sono indeciso. Se poi ragionate sul fatto che quell’anno c’erano anche Il cigno nero, The Social Network, Toy Story 3, Un gelido inverno e soprattutto Inception capite come dell’Acadeny bisogna avere fondamentalmente paura. Curiosità: Guy Pearce interpreta il fratello maggiore del personaggio di Firth, ma Colin è 7 anni più grande di Pearce.

2001 Il Gladiatore
Il film ha il suo fascino, ma ha fatto incazzare gli storici e i puristi per tutta una serie di… vogliamo chiamarle inesattezze? Russell Crowe tornerà cosi in forma nel 2005 per Cinderella Man, poi si è dedicato al trash food. Il film di Ridley Scott vince in mezzo a una cinquina così così, La tigre e il dragone e Traffic nettamente superiori.

2016 Spotlight
A più di due settimane di distanza dall’assegnazione del premio, avendo visto quasi tutti i candidati, l’Oscar a Spotlight sembra più che altro una scelta politica, un riconoscimento a un’inchiesta importante con un peso e un’influenza nella vita di tante persone, incastrata nella struttura di un convenzionale film di inchiesta rimasto fermo agli anni di Tutti gli uomini del presidente. Tra i candidati, invece c’era questo Revenant, stilisticamente avventuroso, un’autentica Odissea tecnica. Room era probabilmente il film migliore, con Il ponte delle spie, minimalista, forse, ma grandi interpretazioni (sì, perfino il ragazzino) e un testo capace di lavorare su tanti livelli e lasciarti pensare. E vince Spotlight. La gente (e l’Academy) è di destra e a volte nemmeno lo sa.

2012 The Artist 
Un messaggio anche la vittoria di The Artist nel 2012, un tributo al cinema muto e a un tempo che non c’è più. Curioso sia lo stesso viaggio intrapreso da Martin Scorsese e il suo Hugo Cabret, candidato anch’esso per il Miglior Film, alla ricerca di Melies e dei tempi eroici del cinema. Rispetto ad Hazanavicius, Martin parte da un punto completamente opposto: l’innovazione tecnologica, gli effetti speciali, il 3d, riuscendo a mettere su un film straordinario in cui la magia e i trucchi sono al servizio della storia, in un risultato talmente eccitante come non era mai accaduto prima nella storia del cinema. Tra i candidati anche The tree of life.

2015 Birdman
I film davvero belli non avevano possibilità alcuna – Grand Budapest Hotel e Whiplash – così divenne una corsa a due tra il Boyhood (girato lungo dodici anni perché Linklater non aveva voglia di usare un po’ di trucco e un bambino che interpretasse il suo protagonista da piccolo) e il virtuosismo di Inarritu. Guardando indietro appare evidente che lo sforzo di Inarritu non poteva passare inosservato – tutto il film girato come un lungo piano sequenza – soprattutto senza un riconoscimento.

2007 The Departed
Un tributo a uno dei Maestri di Hollywood che fino al 2007 non aveva mai vinto un Oscar. Il film a me piace molto e devo dire che tiene duro anche nel confronto con il tempo che passa. DiCaprio già allora era da Oscar. Lo stesso anno candidati anche Letters from Iwo Jima, Sunshine, The Queen.

2013 Argo
Argo vaffanculo è stata la parola d’ordine degli Oscar 2013. Vince il migliore. Cocciquote: Guerre stellari e la fantascienza risolve una crisi internazionale. Il cinema che salva il mondo. Che volete di più?

2005 Millior dollar baby
La poesia di Clint Eastwood alla vita e alla boxe. Se non piangete quando Clint rivela a Maggie il significato del soprannome che le ha dato, mo chuisle, in gaelico “mio sangue, mio tesoro” siete davvero delle brutte persone. Curiosità: avrebbe dovuto dirigere Paul Haggis con Clint solo attore, ma quando Eastwood espresse il desiderio di essere lui il regista, Haggis si ritirò. D’altra parte, quando Sandra Bullock era la candidata principale per il ruolo di Maggie spinse affinché fosse diretto da Shekhar Kapur.

2008 Non è un paese per vecchi 
Uno dei capolavori del XXI secolo, un western del nostro tempo, sul tempo che passa e sul potere della parola e delle immagini di scolpire sentimenti.
Cocciquote: Il vero scontro altro non è che un riflesso, un’ombra, perché il duello è tra lo sceriffo in crisi esistenziale che fatica ad accettare ancora la sua professione e la violenza – espressa ed inespressa – insita nel mondo che lo circonda e lo psicopatico che uccide per il piacere di farlo rispondendo solo ad un suo malato codice etico ed alla legge del caos. Lo stesso anno candidato Il petroliere.

2010 The Hurt Locker
Cocciquote: Così, The Hurt Locker diventa un lento avvicinarsi al detonatore, staccando fili e sfidando il tempo che rimane prima della deflagrazione. Per un lavoro così, bisogna amare il pericolo, l’adrenalina, quella droga che ti porta al limite, per chiudere la caccia. Dal punto di vista visivo The Hurt Locker è un’esperienza. La Bigelow rinuncia a soffocarci con il montaggio ma lo fa con la polvere, il caldo, il pericolo strisciante, con un continuo allargare l’occhio della cinepresa e poi scendere di nuovo nel dettaglio, il particolare, il tutto visto da molteplici angolature. Da questo punto di vista la sequenza iniziale è preziosa e magistrale, un momento che è difficile dimenticare. Come lo è, del resto, l’interpretazione di Jeremy Renner, candidato all’Oscar, un lavoro sul personaggio e l’espressione talmente essenziale che passa quasi inosservato. Quasi.

2004 Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re
La trilogia del nostro tempo, la saga delle nostra vita o almeno di questa stagione della nostra vita dove gli orchi e le lunghe ombre di Mordor ci chiamano al confronto ogni giorno, ogni momento, dal telegiornale fino a quando accompagni tua figlia a scuola, dal semplice scrivere un post su un social… Odio, ostacoli, stupidità: ogni giorno siamo a Mordor e ogni giorno cerchiamo di portare il nostro anello dentro il Monte Fato. Con tutto il rispetto per Guerre Stellari e simili, ma nessuno è riuscito come è riuscito Peter Jackson a raggiungere spettacolarità, poesia e a toccare l’essenza profonda dell’Uomo in un mondo abitato da elfi, nani, hobbit, troll, orchi, orchetti, mostri, magia, mistero in una confezione perfetta – affondando le mani in un materiale letterario di altissimo profilo. Capisco Jackson che ancora oggi non riesce a discostarsi da quel materiale e perdono volentieri gli ettolitri di noia de Lo Hobbit. Siamo tutti Frodo, Sam, Meriadoc e Peregrino Tuc, anche se ci guardiamo allo specchio e vogliamo essere tutti Aragorn sotto le mura di Mordor, voltarci verso i nostri conpagni e gridare quasi sottovoce “Per Frodo”.

Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re

 

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