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Visioni successive/Argovaffanculo

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Che bello vedere un film senza iPhone e iPad. È in questa scelta che si gioca la carta della bellezza Argo. È abile Ben Affleck a raccontare un altro tempo per spiegarci qualcosa del nostro. Con una introduzione ben giostrata, dipana uno dei tanti fili dell’odio mediorientale verso il Grande Satana statunitense. Rivive un’epoca turbolenta (rivoluzioni, guerre, crisi interne e internazionali e petrolifere) che, a pensarci bene, fa sembrare i nostri anni post 11 settembre una passeggiata. Mette in scena un episodio di un rapporto difficile, mostrando un’America vincente, non con le armi ma con la più grande industria culturale del mondo, una macchina per la finzione e l’inganno come Hollywood (tra l’altro, con la sola inquadratura della grande scritta in rovina negli anni Settanta, spiega più di mille dialoghi o scene la decadenza di quell’epoca); tra l’altro, scopriamo che la CIA si serviva (serve?) regolarmente dei “cinematografari”. Non solo: getta una luce nuova su una presidenza come quella Carter, macchiata dal fallimento dell’Operazione Eagle Claw, ma che è anche il presidente che ha riportato a casa tutti gli ostaggi compresi i sei protagonisti di Argo, questi ultimi (spoiler) tirati fuori dall’Iran scosso dai una violenta rivoluzione facendoli passare per la troupe di un film di fantascienza.
Fu così, come racconta Affleck, che Guerre stellari, la fantascienza, la magia del grande schermo, risolse una crisi internazionale. Punti chiave la scena del bazaar, con il burocrate del ministero della cultura iraniana affascinato dal “finto” regista e più esperto di lui di cinema; o la meravigliosa sequenza in cui alla finta lettura del copione di Argo allestito solo per creare il background della “truffa” sono alternate le immagini della conferenza stampa degli iraniani, anche loro con un copione da recitare di accuse agli americani. La grande illusione salva il Grande Satana, il superfluo che diventa essenziale.
E Argo in tutto questo? Non fu mai girato allora ma lo gira Affleck confezionando un grande allestimento d’epoca. Ricostruisce quei mesi confusi mettendo ordine. Offre un ritmo e uno spettacolo unico, riuscendo a tenere sul filo anche chi sapeva come era andata a finire tutta la storia, commuovendo, intrattenendo ma non rinunciando a dare una sua visione del mondo cosa che, uso una parola grossa, un intellettuale deve fare sempre. Ecco perché dietro Argo ci sono Clooney e Heslov che proprio sui piccoli episodi della storia hanno raccontato La Storia ma anche il presente.
Il cinema che salva il mondo, una splendida fotografia, attori superbi (i sei attori che interpreetano gli “ostaggi” da salvare hanno una chimica unica) e la “giusta” visione politica mettono, secondo me, Argo in prima fila ai prossimi Oscar.

La battuta
Hai paura dell’Ayatollah? Vedrai il sindacato scrittori

americanbeauty***** A volte c’è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettare

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