Weapons: horror, commedia, disastro. In quest’ordine
Con Weapons Zach Cregger torna dopo Barbarian e fa un film che vorrebbe essere Kubrick e finisce Massimo Boldi. E c’è pure Wong. Woke.
Cinema, film, serie tv, recensioni e tante altre cazzate
Con Weapons Zach Cregger torna dopo Barbarian e fa un film che vorrebbe essere Kubrick e finisce Massimo Boldi. E c’è pure Wong. Woke.
Una questione di punti di vista. Anzi, il punto di vista: quello dello spirito che infesta casa Payne. Presence non è un film sulla casa infestata — è la casa infestata da un film. Un film d’interni, dove attraverso gli occhi (o i non-occhi?) della “presenza” ficchiamo il naso nella vita da catalogo di Domus (edizione americana ovviamente) della upper middle class americana, un misto di repressione WASP e ansia da prestazione sociale.
Belli i vestiti, bella la tecnologia, bella la Kirby, bello pure Johnny Storm, bella l’estetica anni ’60 stile I pronipoti di Hanna & Barbera, bella la cassapanca, bella la boiserie, ma la trama de I Fantastici 4 – Gli Inizi non è pervenuta: è così piatta che pare una serata su Rai Premium. La sceneggiatura sembra scritta col generatore automatico “cose-che-succedono-F4-basito”. Gli eventi si susseguono senza tensione né un vero scontro tra eroi e villain: succedono “cose” e i buoni vincono in modo fin troppo facile, senza nemmeno un autentico dubbio morale (non vorrei ora tirare fuori Il Cavaliere Oscuro o Logan, quando la lotta è etica, morale, di visione del mondo, non basta l’ossessiva ripetizione della canzone “We Are a Family”).
Si chiude con la protagonista che tuffa il viso dentro una torta di tofu bianco Lady Vendetta, a chiosare nel grottesco le montagne russe di visioni, inquadrature tra sogno, delirio e cambi di registro stilistico dei suoi 115 minuti. Uscito in patria il 29 luglio 2005, è il capitolo conclusivo della trilogia della vendetta firmata da Park Chan-wook.
ronheart è la nuova serie tv Marvel sbarcata su Disney+ a fine giugno, con tutta la grazia di un sequel non richiesto di Black Panther: Wakanda Forever – ma che comunque ti guardi perché ormai abbiamo la FOMo di perderci qualcosa del MCU e perderci un riferimento a qualche personaggio secondario nel prossimo film che ci pentiremo di aver visto –.
Paul Verhoeven non gira film, gira colpi di frusta. Basic Instinct nel 1992 non solo ha fatto sbancare i botteghini (a fronte di un budget di 49 milioni, il film ha incassato 352 milioni di dollari, praticamente un condominio di Las Vegas in contanti), ma ha anche inventato una nuova categoria di thriller: quello in cui non guardi il killer, ma le gambe di Sharon Stone.
Quattro amici, un tavolo da gioco, l’atmosfera da briscola del sabato sera e poi puff: tutto si spegne. Luci, telefoni, radio. Fuori, la gente cade a terra come se avessero appena annunciato l’ennesimo rincaro Netflix. È la neve. Una neve assassina, che non viene da Cortina ma da qualche incubo distopico. Scende lenta, luminosa e letale. E qui già capisci che non sarà una roba tipo Love Actually.
Così comincia L’Eternauta
Squid Game 3 è tornato, e stavolta ha deciso di scrollarsi di dosso tutto quello che lo aveva reso interessante: la critica sociale, il capitalismo cannibale, la metafora politica. Ciao corea del Sud, benvenuti Netflix Studios™.
Scopri la recensione satirica del nuovo Superman di James Gunn: un film pieno di battute imbarazzanti, padroni di cani molesti e supereroi che sembrano usciti da una sitcom su Rete 4.
Jurassic World – La Rinascita è il primo film della saga in cui i dinosauri non sono solo pupazzi da far schiantare sui jeeponi o mascotte da vendere a Orlando, ma creature in un ecosistema ostile, quello terrestre. Tipo noi in fila alla ASL o in tangenziale a Ferragosto.
Warfare – Tempo di guerra si apre con virilità da spogliatoio: i nostri eroi guardano un videoclip più hot del deserto a mezzogiorno. Goliardia, testosterone, maschi alfa un tanto al chilo. Poi cala la notte e il maschio diventa preda.
Dept. Q – Sezione Casi Irrisolti è il murder procedural che Netflix ha tirato fuori dal suo cilindro nordico-anglosassone per farci dimenticare per un attimo che abbiamo visto 857 serie su detective disturbati e che, nonostante tutto, le vogliamo ancora. Perché se il poliziotto non ha un trauma, non ha senso. E se non lo mandano nel seminterrato, nemmeno.
F1 – Il Film è lo spottone definitivo per la Formula 1: 250 milioni di dollari per un mix tra Rocky IV, L’allenatore nel pallone e un reel sponsorizzato da Etihad.
Non è un bel film, ma è comunque più divertente di un GP a Baku.
Dal 2010 il franchise Dragon Trainer (How to Train Your Dragon) ha contato tre film di animazione, cinque cortometraggi e una serie tv andata in onda tra il 2012 e il 2018 (Dragon), è ispirata alla omonima serie di libri della scrittrice Cressida Cowell. Cioè più spin-off che al pranzo di Natale di Beautiful. E proprio quando pensavi che avessero finito i draghi… zac! Ti tirano fuori il live action.
Tre epoche, tre guerrieri e un’arena aliena: Predator torna con un film d’animazione brutale e sorprendente. Ecco cosa sapere su Predator: Killer dei Killer, diretto da Dan Trachtenberg.
Fedeltà o non fedeltà questo il dilemma… e non stiamo parlando di corna e storie sentimentali ma della seconda stagione di The Last of Us che a quanto pare ha sconvolto i fan del videogioco. E come sapete benissimo a noi non ce ne frega niente. Perché un titolo che fu elogiato per le sue qualità narrative e “cinematografiche” torna letteralmente a casa, la tivvù, la serialità, lo “streaming” nel formato serie tv, senza però la sua caratteristica peculiare: l’interattività.
Benvenuti su PowerPoint: Impossible, ottavo episodio della saga a difesa del mondo libero, la NATO cinematografica di Tom Cruise – classe ’62, cuore da maratoneta e faccia da “non ho mai sentito parlare di assicurazioni INAIL” – impegnata a combattere la sua nemesi più temibile, una sorta di nemico interno: gli spiegoni.
C’è un momento in cui capisci che Andor non è più solo Star Wars, ma un’invasione aliena nel palinsesto HBO: uno dei burocrati dell’Impero, invece di approvare la distruzione di comunità e l’arresto e condanna a morto di innocenti, si stranisce perché le posate non sono perfettamente allineate per cena. E mentre tu pensi “sarà mica il nuovo Gordon Ramsay?”, arriva la mamma rompiscatole in competizione con la nuora. I volenterosi carnefici dei Sith hanno le nevrosi come il nostro capo o il vicino di casa. In questa galassia qua e in quella lontana lontana.
Dunque, mentre il mondo va a funghi e voi andate in ferie o a votare o a scrollare per vedere chi è e per quale squadra fa il tifo il nuovo Papa (spoiler: non sarà Jude Law, purtroppo, e sostiene la Roma), io sono rimasto a casa a fare il missionario del cinema. Così, con spirito da martire e portafogli da penitente, ho investito cinque euro — CINQUE — per noleggiare Conclave, il film di Edward Berger che, all’epoca dell’uscita in sala, è rimasto impigliato nella mia agenda tra un’anteprima e un’imprecazione.
Lavatrici volanti, pallottole che fischiano vicino alle orecchie come in una partita a Fortnite, tachicardia galoppante come dopo aver gargarozzato 7 Red Bull e i grugniti di Tom Hardy insonne da un mese e con indosso sempre la stessa camicia: ecco Havoc, nuovo titolo Netflix diretto da Gareth Evans (sì, quello di The Raid, l’uomo che non conosce la parola “pausa”), film d’azione che arriva, prende a testate la porta del genere e urla: “Avete ordinato caos extra-large?”.