Oscar 2026: tutti i film candidati al miglior film spiegati in una classifica
Quali sono i film candidati all’Oscar 2026 per il miglior film? E soprattutto: quali meritano davvero la vittoria? In questa guida analizziamo tutti e dieci i titoli in nomination – dai favoriti della critica ai blockbuster più discussi – con una classifica ragionata tra cinema d’autore, grandi produzioni e outsider.

Gli Oscar 2026 secondo Coccinema
Ogni anno gli Oscar sono quella cosa meravigliosamente schizofrenica in cui convivono cinema vero, marketing planetario, drammoni scandinavi, complotti su YouTube e blockbuster infilati dentro perché qualcuno ha firmato assegni grandi come il debito pubblico argentino.
E quindi sì: la solita liturgia.
Critici che parlano di “cinema necessario”, studios che parlano di “posizionamento”, e noi che cerchiamo disperatamente di capire perché certi film siano stati candidati.
Questa non è la classifica degli Oscar.
È la classifica di Coccinema: personale, discutibile, ma soprattutto non potrà mai essere la tua classifica.
Dal film che non dovrebbe stare nemmeno nel parcheggio dell’Academy a quello che meriterebbe la statuetta anche se probabilmente non la vincerà.
10. Formula 1
Il mistero degli Oscar 2026. No davvero. Se qualcuno tra vent’anni studierà questa candidatura in un libro di storia del cinema probabilmente penserà al potere dei soldi.
Formula 1 è il classico blockbuster industriale: Brad Pitt, Hans Zimmer, motori che rombano e una produzione Apple che sembra uscita da una riunione tra manager con la cravatta allentata e la parola sinergia scritta sulla lavagna. Il problema non è che sia brutto. Il problema è che è una gigantesca marchetta di due ore e mezza alla Formula 1.
La trama è banalissima, il racconto ordinario, il film è costruito come una macchina da marketing perfetta. Tutti i pezzi sono al posto giusto: star, musica epica, montaggio da adrenalina.
Ma alla fine resta la sensazione di aver visto uno spot molto lungo.
Che sia finito tra i dieci candidati all’Oscar è un mistero più grande di chi abbia davvero sparato a JFK.
9. Frankenstein
Guillermo del Toro fa Guillermo del Toro. Che non è necessariamente una buona notizia. Il maestro messicano porta su Netflix la sua versione di Frankenstein, un film elegante, pieno di costumi, trucco, scenografie, nebbie gotiche e tutto il repertorio estetico che l’Academy ama premiare nei premi tecnici. Il problema è che il cuore del film batte piano. Sembra uno di quei progetti che finiscono agli Oscar più per rispetto verso l’autore che per reale entusiasmo. Poi c’è la candidatura di Jacob Elordi, che fa Frankenstein. Ecco: probabilmente è uno di quei casi in cui Hollywood premia il momento, non la performance. Elordi è ovunque, è sulla cresta dell’onda, e quindi eccolo qui con una nomination da mettere nel curriculum. Ma soprattutto che cazzo c’entra Elordi con il Mostro di Frankenstein? Film bello da vedere. Ma più museo del cinema che cinema vivo.
8. Marty Supreme
Il film che piace a tutti. E quindi automaticamente quello che a qualcuno deve piacere meno. Il Safdie bravo torna a fare quello che gli riesce meglio: raccontare la frenesia del successo, del denaro e della contemporaneità che ti mangia vivo. Il problema? Sembra Diamanti Grezzi 2. Stessa energia, stesso caos, stessa adrenalina. Timothée Chalamet è bravissimo – giustamente candidato – ma nella corsa all’Oscar sembra essere stato sorpassato da Michael B. Jordan, che ha vinto i SAG Awards (cioè il premio del sindacato attori, che all’Academy pesa come il voto dei pensionati alle elezioni). Film solido, velocissimo, perfettamente calibrato. Ma non rivoluziona niente.
7. Hamnet
Il film che per tre quarti sembra un drammetto qualunque. Famiglia distrutta dal lutto. Dolore. Silenzio. Traumi. Insomma: manuale base del dramma da festival. Poi però succede qualcosa. Negli ultimi venti minuti il film prende fuoco. Diventa improvvisamente potente, devastante, emotivamente clamoroso. E in mezzo a tutto questo c’è Jessie Buckley, che offre una performance talmente intensa che potrebbe già iniziare a preparare lo spazio sulla mensola per l’Oscar. Se volete scommettere dei soldi sulla notte degli Oscar 2026, questa è una delle poche certezze.
6. Bugonia
Yorgos Lanthimos che parla di complottismo nell’era dei social. E già questo dovrebbe bastare. Bugonia è il remake di un film coreano del 2003 (Save the Green Planet!), arrivato troppo presto per essere capito dal grande pubblico occidentale. Adesso invece viviamo nell’epoca perfetta: YouTube, TikTok, paranoia digitale e complotti ovunque. Il film racconta esattamente questo: il mondo visto attraverso la lente deformata del complottismo contemporaneo. Emma Stone produce, recita, scrive, respira e probabilmente prepara anche il caffè sul set. Anzi no, non possiamo dirlo. Il risultato è un film molto attuale, intelligente e disturbante. Non è il miglior Lanthimos. Ma resta Lanthimos. E questo basta.
5. I Peccatori (Sinners)
Il front runner. Il favorito. Quello che probabilmente vincerà davvero. Ryan Coogler dirige un film spettacolare che funziona soprattutto grazie a un montaggio incredibile: storie diverse che convergono lentamente fino a un unico climax narrativo. È cinema fatto benissimo. Intrattiene, diverte, tiene incollati. Poi lo rivedi una seconda volta e inizi a vedere qualche crepa nella struttura. Qualche sbavatura. Qualche scorciatoia narrativa. Ma resta uno di quei film che l’Academy ama: ambizioso, spettacolare, emotivo. Ed è per questo che resta il principale candidato alla vittoria.
4. Train Dreams
Il film piccolo. Quello che spesso gli Oscar amano premiare per ricordarsi che il cinema non è solo budget milionari. Train Dreams, su Netflix, è quasi un western esistenziale. La storia di un uomo che attraversa la vita tra fatica, perdita e solitudine senza mai smettere di cercare un motivo per andare avanti. Joel Edgerton è straordinario. Il film è semplice, delicato, emozionante. Una di quelle storie che non fanno rumore ma ti restano dentro.
3. L’agente segreto
Titolo ingannevole. Se vi aspettate James Bond, potete spegnere il televisore dopo tre minuti. L’agente segreto è un film brasiliano che racconta la fuga di un uomo perseguitato durante una dittatura. È un racconto politico, umano, doloroso. E soprattutto è il film che contiene la miglior interpretazione maschile dell’anno: Wagner Moura. Tre personaggi diversi. Tre identità. Tre vite nello stesso corpo. Una prova mostruosa. Un filmone.
2. Sentimental Value
Il dramma nordico che sembra uscito da una seduta spiritica tra Ingmar Bergman e il cinema contemporaneo. Joachim Trier racconta la storia di una famiglia di artisti e delle cicatrici lasciate da un’assenza paterna impossibile da elaborare. Renate Reinsve è magnifica. Il cast è straordinario. La scrittura è chirurgica. È uno di quei film che ti lascia in silenzio per diversi minuti dopo i titoli di coda. Cinema vero.
1. Una battaglia dopo l’altra
Il miglior film di questa lista. Anche se probabilmente non vincerà. Paul Thomas Anderson firma un film enorme, complesso, stratificato. Un racconto politico, umano, mentale. Uno di quei film che dimostrano perché Anderson sia uno dei più grandi registi viventi. Leonardo DiCaprio è gigantesco, anche se la corsa all’Oscar sembra favorire altri. Il film probabilmente vincerà la sceneggiatura non originale, adattata da Thomas Pynchon. Ma se il mondo fosse giusto, vincerebbe tutto.
Chi vincerà davvero?
Previsioni da bar di Coccinema:
• Miglior film: Sinners
• Miglior regia: Paul Thomas Anderson
• Miglior attore: Michael B. Jordan
• Miglior attrice: Jessie Buckley
• Sceneggiatura non originale: Una battaglia dopo l’altra
• Film internazionale: L’agente segreto
Poi magari gli Oscar fanno come sempre: prendono tutte le previsioni, le accartocciano e le buttano nel cestino. Ma in fondo è anche per questo che li guardiamo.
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