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Zerocalcare, canzoni e serie tv mentre il mondo va a fuoco

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Su Netflix la nuova serie tv animata di Zerocalcare, Questo mondo non mi renderà cattivo, c’è l’Armadillo, c’è Secco, ma l’impressione è che finisca tutto a tarallucci e vino.


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C’è un nuovo strato nel mondo seriale di Zerocalcare in conformazione su Netflix e di cui Questo mondo non mi renderà cattivo rappresenta il nuovo capitolo: la partecipazione e la lotta politica. Era già presente in Strappare lungo i bordi, sommerso però sotto le elucubrazioni personali e sull’umana condizione dei protagonisti. Del protagonista. Questo mondo non mi renderà cattivo ne fa la sua cifra stilistica, il suo elemento cardine, il suo racconto, con una parola che sicuramente Zerocalcare odierebbe, la narrazione.

C’è sempre Zero, c’è Secco che vuole andare a prendere il gelato, c’è Sarah. Avevano scritto e detto che non è una stagione 2, ma in effetti lo è. I personaggi sono lì, dove li avevamo lasciati, anche l’Armadillo con la voce di Valerio Mastandrea. Non solo ma Zerocalcare prende spunto dal dibattito suscitato dalla prima serie per scherzare e prendere in giro i suoi detrattori. Un esempio su tutti: la storia del romanaccio e del doppiaggio per alcuni incomprensibile. “Poi esse benissimo uno de Trieste che ha guardato troppo I Cesaroni” gli dice l’Armadillo mentre Zero si arrovella nei suoi dubbi. “A me nun me se bevono, ho fatto la serie pe Netflix, posso fa er cazzo che me pare” ironizza a un certo punto Zero riguardo allo strapotere mediatico che aveva assunto qualche tempo fa.

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In Strappare lungo i bordi la vita era politica fatta carne e ossa, in Questo mondo non mi renderà cattivo è la politica ad essere la vita e plasmare le scelte e perfino i pensieri dei personaggi. Così le stanche giornate spese da Zero, evitando di portare avanti i progetti di lavoro, sono distratte da un fatto nuovo: nel quartiere compaiono manifesti di estrema destra contro il centro di accoglienza. È il sasso nello stagno, i cerci nell’acqua colpiscono tutto e tutti, consentendo una nuova visione delle cose e delle persone.

Questo mondo non mi renderà cattivo è innanzitutto una lucida messa in scena del dibattito politico italiano nel suo elemento primordiale e basico: la vita di tutti i giorni delle persone. Le posizioni politiche degli individui sono il prisma attraverso cui guardare al momento che vive l’Italia.

Zero guarda amici, conoscenti, vicini, rivali, nemici cercando di capire le opinioni e le necessità di tutti, partendo dal loro vissuto in quella lui stesso fa chiamare dai suoi personaggi “la fossa delle Marianne di Roma”: 12 chilometri dal centro cittadino equivale ad essere 12 chilometri sotto la superficie del mare, sottoposti a un’enorme pressione dall’acqua sovrastante e costretti a vivere senza luce. Ciascuno deve trovare un modo per sopravvivere, risolvendo i problemi di tutti i giorni nell’abbandono totale delle istituzioni.

E se Zerocalcare tende a capire le ragioni di tutti, quello che proprio è per lui inaccettabile è che la vita di amici e rivali politici finisca nel tritacarne dell’informazione, dove ogni ragione è data in pasto ai media per mettere in piedi un teatrino il cui scopo non è mai raccontare la realtà e capirla, ma mostrare la rissa. E tanto meno la politica è interessata alla soluzioni, ma solo a rincorrere con il fiato corto le pulsioni delle gente e le alimenta, per un pugno di like, sperando che si trasformino in voti, non esitando ad alimentare l’odio.

Giornalisti e politici sembrano essere gli unici cattivi per Zerocalcare, in un mondo in cui tutti hanno una ragione, una giustificazione, tutto è comprensibile. Perfino rinunciando a chiamare fascisti i fascisti, perchè in fondo, lo sa Zerocalcare per primo e lo dice nel suo show, ormai in un fascista si trova sempre un aspetto positivo “sì è fascista ma è una brava persona”. Io, che bravo non sono, parto sempre dal presupposto contrario: se sei fascista non sei una brava persona, quindi una tara ce l’hai. Fine della nota personale. Allora Zerocalcare li chiama nazisti, perché sì, quelli sì che tutti sanno che sono cattivi, da Indiana Jones fino all’anziana del supermercato.

Bene e male sono relativi e forse è la soluzione più realistica e meno idealista per comportarsi è guardare fuori dalla finestra di casa nostra, parlarsi, ascoltare. Se non fosse che mi rimane in testa l’idea che in fondo, dopo 6 puntate su Netflix, si sia concluso tutto a tarallucci e vino, mentre il quartiere, la città, i Paese, l’Europa e il mondo esplodono, noi ci entusiasmiamo per le canzoni, le citazioni, l’universo pop di Zero – che poi è quello di tutti noi, di cui ci compiaciamo – e ce ne stiamo sul terrazzo di un palazzo a guardale le colonne di fumo mentre mangiamo il pollo arrosto,immobilizzati dalla considerazione che in fondo, tutti hanno le proprio ragioni. Insomma Zero, bella la serie, belli i disegnini, belle le frasette che me so segnato e i meme che ci accompagneranno (“guarda, è uno spunto interessante, ma non lo devi dire a me, ma a un amico mio, che è proprio la persona preposta a raccogliere queste idee, lo conosci pure, lo sai chi è? Sto cazzo”) capisco che c’è giocavi ai videogiochi nella sala giochi, quel luogo che non c’è più rimasto nel cuore di tutti noi e che oggi è rimpiazzato da un Acqua e Sapone, ma Cesare è uno stronzo e un violento e pure fascista.

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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