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Transformers – Il risveglio: recensione, migliori frasi e citazioni

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TF7_INTL_DGTL_Payoff_Digital_Key_Art_Unite_2025x3000_ITASecondo prequel per iTransfomers, ormai fuori dalla tirannia di Michael Bay e con Transformers – Il Risveglio si affidano a un nuovo regista, Steven Caple Jr., e si trasferiscono nel 1994.


Transformers – Il Risveglio, settimo capitolo della saga, inizia con una novità: qualcuno ha nascosto qualcosa di molto prezioso sulla Terra. In effetti non è mai capitato nella storia del cinema: qualcuno o qualcosa ha nascosto qualcosa o qualcuno sul nostro pianeta. L’impatto è stato fortissimo. E sai chi vuole tantissimo ‘sta cosa? Unicron, un mostro galattico che divora pianeti. Si tipo Galactus, ma coi bulloni.

Dallo spazio arrivano gli scagnozzi di Unicron, i Terrorcon – come avete capito dal nome sono i cattivi – e si scontrano con gli Autobot, a tutti sta cosa serve per tornare a casa. In tutta la confusione si buttano in mezzo i Maximal, che sono un ghepardo, un gorilla e un’aquila, sì tipo la filastrocca ma anche loro fatti con ingranaggi e bulloni.

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Quindi partono le solite scazzottate, si fa un viaggio in Perù, quindi si fa a botte in spagnolo, e c’è un momento, breve eh, che sembra Indiana Jones. I due protagonisti, Noah ed Elena, cominciano a tastare tutto quello che trovano in un antico tempi azteca mentre cercano di decifrare disegnini. I due sono interpretati da Anthony Ramos – che si è costruito una carriera cantando in Hamilton – e Dominique Fishback, vista in una bellissima serie tv disponibile su Prime Video, Sciame, una di quelle costate due lire e che non hanno pubblicizzato e che è bella e da vedere, mentre quelle costate 300 biliardi di monete d’oro di Jack Sparrow fanno schifo e ne discutono tutti, ne parlano prevalentemente perché fanno cagare. Insomma vedete Sciame.

Piccola parentesi. Il 20-25% del pubblico che va nelle sale cinematografiche americane (o nel mondo? Non ricordo, il dato contenuto in un articolo che ho letto qualche mese fa) è latino-americano, ma solo il 3% dei ruoli è per gli ispanici. Transformers – Il Risveglio ci mette una pezza: la famiglia di Noah fa Diaz di cognome, c’è una storia di sottoproletariato, mamme sole che fanno due lavori e turni massacranti, bambini senza assicurazione sanitaria bisognosi di cure costosissime, ragazzi scapestrati cacciati dal lavoro e non riescono a trovare qualcuno che dia loro fiducia. Insomma il nuovo film sui robottoni ha l’ambizione di rivolgersi a un nuovo pubblico e penso ci stia riuscendo: al box office il film di Caple Jr. regge ben oltre i suoi meriti.

Transfomers – Il Risveglio è un film molto latino-americano: Noah di cognome fa Diaz, lui e la sua famiglia è vagamente ispanica, nel senso che non si capisce se sono messicani o cubani, è composta dalla madre, il fratello gravemente ammalato bisognoso di dispendiosissime cure. Anche chissenefrega, ma ai produttori del film importa eccome, come importa che la stagista archeologa Elena è appunto interpretata da un’attrice afro-americana. Siamo dalle parti del proletariato che cerca di farcela, svoltare e sbarcare nel mondo d’orato della middle class americana. Il sogno è sempre quello: villetta a schiera, soldi sufficienti per avere un’assicurazione sanitaria senza dover passare la vita a pagare un piede rotto.

Transformers – Il Risveglio ha delle ottime scene di azione, intrattengono e divertono. Addio al Bayhem, il tachimetro viaggia entro limiti di velocità e noi possiamo godere di più le sequenze più spinte a livello di botte. Persino le sequenze delle trasformazioni sono più lente e ordinate, più “visibili”.

Se uno non volesse ricordare che siamo al settimo film in cui questa automobili si trasformano in robottoni e che di film e di eroi che vogliono salvare il mondo da distruttori galattici ne abbiamo le palle piene, Transformers – Il Risveglio regge bene nella sezione di azione ed effetti visivi. Peccato che nel mezzo ci sia una storia e una morale scritta da un AI autocompiacente, le solite frasi, ancora più consunte, sul credere in se stessi, sul non arrendersi mai, convinti che nessuno le abbia mai dette prima.

Una banalità senza fine ovvero fino al cartello “the end”, quando arriva l’ennesimo tentativo di svolta, unire un franchise coi bulloni che vuole disperatamente evitare la ruggine con una serie di film che probabilmente hanno visto solo le famiglie di chi ci ha lavorato. Tant’è che quando è comparso Michael Kelly sullo schermo, io ho pensato subito ad House of Cards, fino a vedere il suo biglietto da visita dei G.I. Joe. Brividi. Sipario.

E ora le migliori frasi e citazioni di Transformers – Il Risveglio

Le migliori frasi e citazioni di Transformers – Il Risveglio

Se un bianco fa una battuta tu ridi, ci tengono a queste stronzate. Breanna Diaz

Combatti da solo o combattiamo insieme? Noah

Non essere un problema altrimenti avremo un problema. Noah

Noah:Una compilation da furto?
Reek: No, è una compilation da esproprio.

Mirage: Sono un alieno.
Kriz: Sei ET?
Mirage: ET? Quello brutto nel cestino?

Conoscenti? Sei stato dentro di me! Mirage

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