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Serial&Co(cci)House of cards 2 (In SPOILER we trust)

Oui jew suis Frank Underwood I
Oui je suis Frank Underwood I

Che cosa è?
Ovvero di come Frank Underwood divenne Francis J. Underwood I, re degli Andali e dei Rhoyar e dei Primi Uomini, lord dei Sette Regni e protettore del reame. Il tutto a dispetto di una scrittura di qualità, tratta da un bestseller di successo da cui fu tratta una serie inglese di successo da cui sarà trattala biografia di Renzi.

Cosa è successo?
L’ascesa di Frank è inarrestabile. Prima rimuove gli ostacoli figli del recente passato: Zoe e Lucas continuano a indagare sulla morte di Peter Russo. Entrambi faranno una brutta fine: la prima finisce investita da un treno della metropolitana, spinta proprio da Underwood, all’omicidio numero due compiuto con le sue manine sante. Il secondo verrà incastrato da Doug grazie all’Fbi e a un hacker che finge di volerlo aiutare a fare luce sulla morte di Zoe ma in verità lavora per il nemico.
Nella sua ascesa Frank ha un nemico irriducibile, Raymond Tusk, eccentrico miliardario che ha forti interessi in Cina e nell’energia nucleare, nonché amico del neo presidente Garrett Walker; era Tusk, infatti, che si opponeva alla nomina di Underwood a vicepresidente. Sarà sull’argomento delle relazioni commerciali tra Cina e Usa che i due si scontreranno. In mezzo il presidente che fa parte del piano di Frank. Nella sua scalata è ovvio che Underwood abbia nel mirino il presidente. L’attacco è duplice: sul piano familiare, Frank e Claire alimentano le insicurezze della moglie; sul piano politico riesce a far coinvolgere Walker in uno scandalo di finanziamenti elettorali illegali che lo costringono alle dimissioni. In tutto ciò, stupisce come Walker, giunto al vertice del sistema politico americano, possa essere così passivo e così ingenuo rispetto alle trame di Frank: ma come sei diventato presidente che non riesci a schivare gli intrighi di un rivale? Nel finale, però, Frank è in trappola: con la sua reazione Walker lo ha stretto nell’angolo. Nell’assalto finale, difronte alla commissione che sta indagando, Tusk testimonierà che i finanziamenti illeciti provenienti dalla Cina erano diretti ad Underwood e che il presidente non ne sapeva niente. Tusk ha in tasca il perdono presidenziale per non scontare la pena. L’ultima carta che gioca Frank è mettere il suo cuore nelle mani di Walker: prepara due lettere al presidente con la macchina da scrivere di famiglia. Nella prima c’è una storia strappalacrime sul padre che una volta Frank ha sorpreso con la canna di un fucile in bocca. Confessa che a volte non avrebbe voluto fermare il padre perché così ha sottoposto se stesso e sua madre ad anni di sofferenza vicino a un uomo pieno di dolore. Per questo motivo decide lui di porre fine alla vicenda assumendosi completamente la responsabilità dei fatti. Nella seconda lettera si prende la colpa di tutto. Il presidente abbocca come un principiante, annulla l’accordo con Tusk il quale, sentitosi fregato, incolpa il presidente. Ormai con la popolarità sotto i tacchi si dimette. Il nostro assassino è presidente degli Stati Uniti. Le sue manine sporche di sangue sono sul bottone rosso del deterrente nucleare.
Nel frattempo però Doug muore per mano di Rachel, la quale sempre più si domanda se non fosse meglio fare la puttana piuttosto che fare la sguattera nel buco del culo del mondo. Ancora all’oscuro della notizia di aver perso il suo braccio destro, vediamo Frank entrare nello studio ovale, guardare dritto in camera e sbattere il pugno sul tavolo sottolineando il momento con il suono del suo anello che colpisce il legno.

Come è stato?
A dispetto del fatto che gli intrighi e le lotte di potere si sono intensificati – e Frank ce lo spiega nel terzo episodio della stagione quando dice “Più si è in alto sulla montagna più è impervio il sentiero” – questa seconda serie riesce anche a offrire uno sguardo più da vicino e più profondo sull’algida coppia. Frank è sempre più un sociopatico Iago disposto a tutto. A chi può interessare, la questione della sessualità di Frank si fa più intricata, dopo che si ammucchia insieme alla moglie con il bodyguard Meechum. Del resto tra i due c’è una franca sincerità rispetto a desideri e pulsioni. Qualcuno potrebbe dire che sono moderni. A me, però, se devo dire la verità, l’idea di un Presidente degli Stati Uniti che si fa le canne, scopa le donne e scopa pure gli uomini e se sbronza con gli amici me piace. Certo, fatico un po’ a venire a patti con l’omicidio a sangue freddo. Che posso farci? Nessuno è perfetto!
I panni della Lady Macbeth vanno stretti a Robin Wright/Claire. Meno spietata, sembra davvero interessata a poter fare qualcosa che sia di una qualche utilità al suo Paese. La storia dell’aborto e dello stupro ci consegna una donna che ha sofferto, che vuole aiutare altre donne a non passare attraverso ciò che ha sofferto lei. Gli intrighi dei corridoi del Congresso la costringono a un compromesso sul disegno di legge per i processi riguardanti gli abusi sessuali nell’esercito. Sarà aiutata anche mediaticamente da Megan, una marine che è stata violentata dallo stesso uomo che violentò Claire. Ma la giovane non comprenderà i compromessi della politica – ponendosi cosi nella prospettiva di molti cittadini incapaci di capire quello che accade nei sottoscala della politica: Megan tenterà il suicidio, Claire cercherà ancora una volta di aiutarla ma sarà respinta. Nell’episodio finale, Claire racconta il suo ultimo incontro con Megan alla first Lady, la quale le dirà che è una bella persona, ma riflettendo su tutti gli intrighi, i compromessi e le menzogne Claire scoppia in lacrime soprattutto perché la persona che glielo sta dicendo è il primo obiettivo e principale vittima insieme al marito delle sue macchinazioni.
Diciamo che Netflix si sta posizionando forte sul mercato, soprattutto verso il pubblico omosessuale. Immagino che con il threesome tra Claire-Frank-Meechum e la scena lesbo tra Rachel e la suonatrice de chitarra, il canale ha superato a sinistra HBO e i piselli all’aria di True Blood.
House of cards continua a distinguersi per l’abbattimento della quarta parete, anche se ce la fa soffrire. Nella premiere, dopo aver ignorato il “suo” pubblico, Frank si rivolge ad esso chiedendo “Pensavate mi fossi dimenticato di voi?”. Per il resto della stagione, Frank si rivolge al pubblico soprattutto per fare battute o sottolineare con ironia alcuni passaggi della storia che vedono coinvolti i suoi rivali. Come quando sfotte il presidente Walker rivolto agli spettatori “If he’s worried about his marriage counselling, he should be” e dice al suo interlocutore “If you’re worried about your marriage counselling, you shouldn’t be”.

Viva Apple
Durante la serie un computer Dell si sfascia e un Blackberry viene distrutto. Però un iPad esplode, tanto per non sembrare troppo sbilanciati verso Cupertino

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I computer Apple non si rompono mai e non prendono virus. Tiè

C’è la fica?
Stiamo messi bene. La perdita di Kate Mara poteva essere un brutto colpo ma in questa stagione guadagniamo Molly Parker, una gheparda in gonna stretta. Una Boschi in salsa yankee.

La battuta
2.2 – Sono a un passo dalla presidenza e non una persona mi ha votato. La democrazia è sopravvalutata (Frank Underwood)

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