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Visioni successive – Le tette di Eva Green (spoiler, forse)

frabnklyn

In una città alquanto strana c’è un tizio che ha letto troppi fumetti di Alan Moore. Si crede V, poi arrivano le tette di Eva Green e, per quanto mi riguarda, il film apre e chiude cosi. Poi, ad aumentare la sensazione di straniamento, ecco Re Teoden, con la faccia contrita di chi è stato accusato di pedofilia per aver dato la caccia agli hobbit che hanno rubato il piattino delle offerte della sua reggia. Scoppia una rissa e finalmente beccano il V dei poveri; il poliziotto, togliendogli la maschera, chiede: “chi ha combinato tutto questo casino?”. Cretino, è stato Ryan Philippe, non lo hai letto il manifesto del film?
Allorchè mi accorgo che a) nell’universo di fantasia del film non esiste il manifesto del film che sto guardando e che b) in sala ci sono solo altre 4 persone, oltre me e Francesca, due dormono e due sbadigliano. Finisco con chiedermi che fine fanno tutti i manifesti, i pressbook e i gadget dei film che noi vediamo e che non esistono nell’universo dei film. Li riciclano nei cassonetti per la raccolta differenziata di Marrazzo e Tozzi? Finisco con lo sbadigliare anch’io perché, un po’, è come contare le pecore.
Intanto, nell’universo bidimensionale (?) messo in piedi da Gerald McMorrow non esiste nemmeno Feisbuc, perchè uno dei personaggi ha l’ardire – addirittura! – di incontrare per strada la sua compagnuccia di giochi di quando era cucciolo (probabilmente quella con cui giocava a comporre l’insalata nello stanzino dei genitori) senza neppure fare una ricerca inserendo il nome nel form preposto di Feisbuc e vivendo menomato perché non potrà dire “mi piace” o commentare qualsiasi stronzata scriva durante la giornata ‘sta povera sfigata che non sta nemmeno su Feisbuc. Insomma, ‘sto poraccio la insegue per strada, rischiando una denuncia per molestie. Per inciso, il ragazzo l’aveva scelta bene già all’epoca perché le compagnucce di molti di noi – vent’anni dopo – hanno parecchie probabilità di essere diventate come Anna Maria Barbera, invece il nostro eroe ha rimediato una che assomiglia a Eva Green che si lava i capelli e indossa la lingerie migliore, quella che non poteva utilizzare nei film di Bertolucci perché il Maestro – giustamente! – la voleva sempre nuda, per guardarle le tette.
Il film continua prendendo una piega pornografica (strano eh quando si nominano Bertolucci e la Green) quando un bruto alto almeno due metri chiede ad Eva “posso offrirti qualcosa di caldo?”. A questo punto io mi ero già immaginato un film hardcore e nella sala ero l’unico che rideva perchè tutti gli altri dormivano, invece Franklyn prosegue con il suo andamento discontinuo, un puzzle onirico in cui il pezzo forte è l’impronta stilistica e visiva. Nel frattempo, in sala io sono completamente sbracato, ho occupato tre posti, allungato le gambe e controllato su Feisbuc se la mia amichetta dell’asilo, Sonia, ha risposto alla mia richiesta di amicizia.
Intanto le fantasie, i desideri e le paure dei protagonisti sembrano prendere sempre più corpo, ed i veri pericoli sono quelli che si annidano nell’anima e non dietro gli angoli oscuri delle città contemporanee (spiegalo al regista che in Italia, oltre ai rumeni dobbiamo temere pure le ronde). Piano piano, mentre McMorrow mette in scena questi incubi di fanciulli, favole andate a male che lasciano un maleodorante eco nel nostro contemporaneo, mi viene in mente Qelo e la sua famosa frase mantra “la risposta è dentro di te ed è sbagliata”. Beh, Franklyn sembra proprio ripercorrere questa filosofia, tutti vivono un’illusione, riverbero di un tragico passato che spezza le loro esistenze e che sostanzialmente si rivelano un inganno di menti turbate o schiacciate dalla depressione, la tristezza, i fantasmi di un’altra epoca o dimensione.
Così, mentre scorrono i titoli di coda, cerco di ricordare se Sonia è una proiezione della mia mente malata e se sia il caso che indossi il passamontagna – gadget di “Dick & Jane Operazione Furto” per bucare le gomme dello scooter che sotto casa mia occupa sempre lo spazio in cui potrebbero parcheggiare due macchine. La vita è già abbastanza difficile senza bisogno di immaginarsi altro. O almeno senza immaginarsi continuamente di toccare le tette di Eva Green.
 
3 buono***
È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere
 
Ps: insomma a me il film è piaciuto anche perchè una pellicola con ampi debiti verso V, Watchmen e Blade Runner mi garba a prescindere, ma non alle altre 5 persone presenti in sala che hanno dormito tutto il tempo.

8 pensieri riguardo “Visioni successive – Le tette di Eva Green (spoiler, forse) Lascia un commento

  1. @Lessio: sono contento perchè ho un po’ sfottuto il film e la situazione e non vorrei che non si fosse percepito un certo entusiasmo nella pellicola che non fosse solo dettato dalle tette di eva green

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  2. Perdonami se intervengo probabilmente a sproposito in questo intervento.

    Mi presento: sono Drewes, autore del blog cinematografico “Angolo dei film” ( http://angolofilm.blogspot.com/ ).

    Mi piacerebbe poter effettuare uno scambio di link tra i nostri due blog, considerando che si occupano dello stesso tema.

    Che ne pensi? Spero di risentirti, in qualche modo.

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  3. ahh, meno male, mi sento meno sola! in sala credevo di essere l’unica a non essersi appisolata o aver seguito la trama del film.
    sonia (non quella dell’asilo)

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  4. @sonia (non quella dell’asilo): però sono in compagnia pure tutti quelli che hanno dormito che, da quel che leggo in giro, sono tanti.
    Grazie per essere passata e torna presto

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