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Death by Lightning recensione: Shakespeare alla Casa Bianca, Netflix racconta la Storia

Death by Lightning è la miniserie storica Netflix del 2025 che ti racconta un presidente dimenticato – James A. Garfield – e un attentatore che voleva entrare nella Storia dalla porta del consolato, ma ha trovato solo l’uscita di sicurezza del destino. Creata da Mike Makowsky e diretta da Matt Ross, la serie non costruisce suspense: costruisce personaggi, archetipi, maschere. Con Michael Shannon e Matthew Macfadyen a guidare la scena, il racconto dell’America del 1881 diventa un palco shakespeariano travestito da convention politica, dove il potere è un caso clinico e la follia un monologo da standing ovation. In questa recensione scopri perché la tensione non la fa il proiettile, ma gli sguardi, e perché Netflix non accende il fulmine: accende i riflettori sul destino.

Steve Harrington: l’eroe per caso di Stranger Things che ci ha insegnato a crescere

Per dieci anni Stranger Things è stata la comfort-serie dell’umanità: il plaid narrativo con cui Netflix ci ha avvolti mentre Hawkins implodeva un giorno sì e l’altro pure. Una serie che ha catalizzato l’attenzione mondiale, mescolando nostalgia anni ’80, amicizie salvamondo, Stephen King, Steven Spielberg, Chris Columbus e qualcuno me scordo, e una quantità industriale di lucine natalizie consumate per comunicare col Sottosopra. In mezzo a tutto questo, mentre Eleven sollevava furgoni con la mente e il Mind Flayer provava a fare urbanistica creativa sulla cittadina, è successo un piccolo miracolo: Steve Harrington ha smesso di essere un cliché ambulante ed è diventato il cuore emotivo della serie.

Un finale perfetto per una serie imperfetta: la nostra recensione di Stranger Things “Il Mondo Reale”

Il finale di Stranger Things 5 chiude una delle serie più amate degli ultimi dieci anni con un episodio che riesce dove gran parte della stagione aveva fallito: emozionare, sorprendere e dare un senso compiuto agli archi narrativi di Undici, Hopper, Will e dell’intero gruppo di Hawkins. In questa recensione del finale di Stranger Things analizziamo perché l’ultimo capitolo funziona così bene, cosa significa davvero la scelta dei Duffer Brothers e come questo epilogo – intenso, nostalgico e profondamente umano – riesca a unire azione spettacolare, dramma emotivo e un ritorno alle origini anni ’80 che ha definito l’identità della serie.

In questo approfondimento troverai la spiegazione del finale di Stranger Things, i temi chiave, il ruolo dei ricordi (positivi e negativi), la maturazione dei personaggi e il motivo per cui questo episodio rappresenta una chiusura coerente e necessaria dopo una stagione altalenante. Un’analisi dettagliata che va oltre la superficie e racconta perché questo addio a Hawkins è destinato a diventare uno dei momenti più importanti della storia recente di Netflix.

Stranger Things 5 – Volume 2: Un mezzo finale o una lunga camminata verso… l’Abisso?

Con il Volume 2 Stranger Things passeggia nella terra di mezza della quinta e finale stagione, una preparazione infinita verso l’epilogo, mentre i social sono in ebollizione, cercando di intuire su chi ci lascerà le penne nell’episodio finale atteso per la notte di San Silvestro del 2025 e iniziare ad elaborando il lutto. Nel frattempo si annaspa tra spiegazioni, flashback e dialoghi da tesi universitaria di teoria del Multiverso.  

Train Dreams – Elegia per taglialegna, sogni spezzati e boschi che piangono: recensione, migliori frasi e citazioni

Train Dreams, il film del 2025 diretto da Clint Bentley e disponibile su Netflix, propone un ritratto crudele e poetico dell’America del primo Novecento. Attraverso la vita del taglialegna Joel Edgerton, tra ferrovie, foreste distrutte e perdite atroci, il film racconta la brutalità del progresso e la fragilità dell’anima umana. In questa recensione  ecco come Train Dreams esplora intrecci dolore e bellezza, nostalgia e verità

Jay Kelly – Manuale di sopravvivenza per attori inutili: recensione, migliori frasi e citazioni

Jay Kelly ovvero il manuale di sopravvivenza per attori inutili sbarca su Netflix e Noah Baumbach ci regala l’ennesima crisi esistenziale travestita da commedia. Questa volta tocca a George Clooney interpretare un attore egocentrico, svuotato e convinto che il mondo debba inginocchiarsi ai suoi capricci, mentre Adam Sandler prova a tenerlo a galla con la sua sempre più convincente vena drammatica. Il film è una satira compassionevole del sistema Hollywood, tra amori mancati, nostalgia anni Sessanta e il fantasma di Woody Allen che osserva da lontano.

Recensione Stranger Things 5 – Volume 1: quattro episodi tra epica e confusione

La recensione del Volume 1 di Stranger Things 5 non può che partire da un dato: la stagione finale comincia con più spiegoni di un film per la tv della domenica pomeriggio. Netflix ci porta di nuovo nel Sottosopra, tra citazioni anni ’80, superpoteri potenziati, riferimenti ai Goonies e idee da Marvel Cinematic Universe. Il risultato? Un mix che intrattiene, diverte, ma a volte annaspa nella sua stessa ambizione.

Frankenstein di Guillermo del Toro – Mostri, padri e cattivi maestri su Netflix

Netflix ha deciso di metterlo in catalogo il 7 novembre, dopo un “passaggio tecnico” in sala: due proiezioni contate, giusto per dire che sì, è uscito anche al cinema.

Peccato, perché il Frankenstein di Guillermo del Toro è tutto ciò che un televisore non riesce a contenere: un film da schermo enorme, da pelle d’oca e velluto, da luci che fanno rumore, colori che ti restano attaccati addosso come brividi.

La notte arriva sempre: Vanessa Kirby e 25mila dollari in una notte (recensione Netflix)

Racimolare 25mila dollari in una sola notte? Per noi comuni mortali significherebbe finire in galera dopo cinque minuti (probabilmente al primo turno di night shift). Per Vanessa Kirby invece è solo il lunedì sera. In La notte arriva sempre (disponibile su Netflix, regia del televisivo ma solido Benjamin Caron, sì quello di The Crown e Sherlock), la nostra aristocratica musa diventa Lynette, cameriera

L’Eternauta – Gli alieni, la neve e la miseria umana

Quattro amici, un tavolo da gioco, l’atmosfera da briscola del sabato sera e poi puff: tutto si spegne. Luci, telefoni, radio. Fuori, la gente cade a terra come se avessero appena annunciato l’ennesimo rincaro Netflix. È la neve. Una neve assassina, che non viene da Cortina ma da qualche incubo distopico. Scende lenta, luminosa e letale. E qui già capisci che non sarà una roba tipo Love Actually.

Così comincia L’Eternauta

Adolescence su Netflix– una recensione in piano sequenza

“Adolescence”, la nuova miniserie Netflix diretta da Philip Barantini, è un dramma intenso girato interamente in piano sequenza. Con una narrazione mozzafiato, affronta temi come bullismo, cyberbullismo e incomunicabilità generazionale, mettendo a nudo il divario tra genitori e figli nell’era dei social media. Ecco perché è la serie di cui tutti parlano.