Si chiude con la protagonista che tuffa il viso dentro una torta di tofu bianco Lady Vendetta, a chiosare nel grottesco le montagne russe di visioni, inquadrature tra sogno, delirio e cambi di registro stilistico dei suoi 115 minuti. Uscito in patria il 29 luglio 2005, è il capitolo conclusivo della trilogia della vendetta firmata da Park Chan-wook.
ronheart è la nuova serie tv Marvel sbarcata su Disney+ a fine giugno, con tutta la grazia di un sequel non richiesto di Black Panther: Wakanda Forever – ma che comunque ti guardi perché ormai abbiamo la FOMo di perderci qualcosa del MCU e perderci un riferimento a qualche personaggio secondario nel prossimo film che ci pentiremo di aver visto –.
Paul Verhoeven non gira film, gira colpi di frusta. Basic Instinct nel 1992 non solo ha fatto sbancare i botteghini (a fronte di un budget di 49 milioni, il film ha incassato 352 milioni di dollari, praticamente un condominio di Las Vegas in contanti), ma ha anche inventato una nuova categoria di thriller: quello in cui non guardi il killer, ma le gambe di Sharon Stone.
Scopri la recensione satirica del nuovo Superman di James Gunn: un film pieno di battute imbarazzanti, padroni di cani molesti e supereroi che sembrano usciti da una sitcom su Rete 4.
Jurassic World – La Rinascita è il primo film della saga in cui i dinosauri non sono solo pupazzi da far schiantare sui jeeponi o mascotte da vendere a Orlando, ma creature in un ecosistema ostile, quello terrestre. Tipo noi in fila alla ASL o in tangenziale a Ferragosto.
Dept. Q – Sezione Casi Irrisolti è il murder procedural che Netflix ha tirato fuori dal suo cilindro nordico-anglosassone per farci dimenticare per un attimo che abbiamo visto 857 serie su detective disturbati e che, nonostante tutto, le vogliamo ancora. Perché se il poliziotto non ha un trauma, non ha senso. E se non lo mandano nel seminterrato, nemmeno.
F1 – Il Film è lo spottone definitivo per la Formula 1: 250 milioni di dollari per un mix tra Rocky IV, L’allenatore nel pallone e un reel sponsorizzato da Etihad.
Non è un bel film, ma è comunque più divertente di un GP a Baku.
Fedeltà o non fedeltà questo il dilemma… e non stiamo parlando di corna e storie sentimentali ma della seconda stagione di The Last of Us che a quanto pare ha sconvolto i fan del videogioco. E come sapete benissimo a noi non ce ne frega niente. Perché un titolo che fu elogiato per le sue qualità narrative e “cinematografiche” torna letteralmente a casa, la tivvù, la serialità, lo “streaming” nel formato serie tv, senza però la sua caratteristica peculiare: l’interattività.
C’è un momento in cui capisci che Andor non è più solo Star Wars, ma un’invasione aliena nel palinsesto HBO: uno dei burocrati dell’Impero, invece di approvare la distruzione di comunità e l’arresto e condanna a morto di innocenti, si stranisce perché le posate non sono perfettamente allineate per cena. E mentre tu pensi “sarà mica il nuovo Gordon Ramsay?”, arriva la mamma rompiscatole in competizione con la nuora. I volenterosi carnefici dei Sith hanno le nevrosi come il nostro capo o il vicino di casa. In questa galassia qua e in quella lontana lontana.
Thunderbolts* inizia così: il logo Marvel si colora di grigio, sfuma nel nero e capiamo che no, non sarà uno di quei film pieni di battutine ogni tre minuti, ma piuttosto una roba in cui si affronta la depressione a cazzotti in slow motion. Bene. Thunderbolts* è esattamente questo: il gruppo di sostengo psicologico e armato per sicari solitari e supersoldati depressi, ma armato fino ai denti e con muscoli più gonfi dell’ego di Tony Stark. Piangiamo insieme ripensando al poro Tony e noi tutti sui orfani?
A Different Man è un film che si basa sull’assunto “pensate un po’ cosa potrebbe accadere se foste brutti e una mattina vi svegliate e siete Sebastian Stan”. Esclamereste “oh mio dio dove è il mio braccio in vibranio?”… “Pamela-Anderson-anni-Novanta non è compresa nel desiderio?”. E così via
Follemente di Paolo Genovese si presenta come una commedia romantica che strizza l’occhio a Inside Out, ma quando il cinema italiano si avventura in territori già esplorati da colossi dell’animazione come Pixar, il risultato può essere un’arma a doppio taglio.
ACAB è la serie tv sequel del film di Stefano Sollima del 2012, disponibile sulla piattaforma streaming Netflix. Nel cast ci sono Marco Giallini, Adriano Giannini e Valentina Bellé.
Non vorrei proprio fare una recensione di Io sono la fine del mondo di Gennaro Nunziante con Angelo Duro, perché in fondo sarebbe come farla del libro delle barzellette su … Continua la lettura di Angelo Duro in Io sono la fine del mondo: le migliori frasi e citazioni
Nel linguaggio dei social si abusa spesso della locuzione “la serie tv bellissima di cui nessuno parla”, trucchetto da clickbait però mai così adatto come per Say Nothing, miniserie tv disponibile su Disney+
Il Signore degli Anelli – La guerra dei Rohirrim è il film sul femminismo che meritiamo ma non quello di cui abbiamo bisogno – oppure era il contrario?
Torna la serie più vista nella storia di Netflix: ma Squid Game 2 non chiude la storia ma la rilancia
Abbiamo recensito Squid Game nel 2021 attribuendole il Premio Sola dell’Anno “La Casa di Carta”.
Un agente FBI, un misterioso serial killer che firma le sue lettere Longlegs. Con uno strepitoso Nicolas Cage, la brava Maika Monroe
Il clamoroso successo di critica e di riconoscimenti di Shogun è importante soprattutto per un motivo: finalmente gloria per Hiroyuki Sanada.