Ari Aster e la frontiera del Wi-Fi: recensione di Eddington
Recensione di Eddington di Ari Aster: western pandemico, sceriffi negazionisti, sindaci marxisti e Pokémon capitalisti. Il film più sporco e lucido del 2025.
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Recensione di Eddington di Ari Aster: western pandemico, sceriffi negazionisti, sindaci marxisti e Pokémon capitalisti. Il film più sporco e lucido del 2025.
C’è un momento in Mr. Scorsese, il nuovo documentario in cinque puntate diretto da Rebecca Miller (figlia di Arthur, moglie di Daniel Day-Lewis, quindi sì: il livello di cinefilia genetica è tipo DNA Criterion Collection), in cui qualcuno, dice una cosa che ti apre lo sterno come una lametta: “È un sensualista ma lavora come un minatore. E ha la vocazione dell’uomo di chiesa. E nel caso di Marty capisco che questa è la sua cocaina”.
C’è un momento, in A House of Dynamite, in cui il tempo smette di essere una misura e diventa un’arma. Kathryn Bigelow prende i 17 minuti che precedono l’impatto di un missile intercontinentale su Chicago e li dilata come una gomma da masticare nucleare: tre punti di vista, tre versioni, zero possibilità di fuga.
Springsteen: Liberami dal nulla è la storia di quando il Boss ha smesso di fare l’eroe da stadio per diventare un uomo con la chitarra e i nervi a pezzi. Jeremy Allen White lo interpreta come uno appena uscito da un ristorante ma ha la fame dell’anima. Scott Cooper lo filma come un poeta folk in crisi di mezza età che cerca la luce tra i demoni — e finisce per trovare solo più ombra. Ma che ombra meravigliosa.
Ryan Murphy torna su Netflix con Monster: The Ed Gein Story, nuova tappa nella sua antologia del male reale: la vera storia del killer che ha ispirato Psycho, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti.
Paul Greengrass prende Matthew McConaughey, un incendio apocalittico e uno scuolabus: il risultato è The Lost Bus, il film su Apple TV+ che sembra Speed ma con più fumo, più umanità e più America bruciata
Benvenuti nel nuovo film di Luca Guadagnino, After the Hunt, quello dove il cinema diventa un seminario di filosofia morale con vestiti Ralph Lauren e cravatte che costano quanto uno scooter.
Non eravamo pronti, ma lo sapevamo. Perché quando scompare un’attrice come Diane Keaton, se ne va un altro frammento di quel mondo in cui il cinema era fatto di persone, non aveva ancora ceduto completamente alla serialità o agli universi condivisi.
Nel mondo di MobLand, anche il tè delle cinque sa di sangue e gin. Guy Ritchie torna a Londra, la sua giungla preferita, per dirigere i primi episodi di una serie gangster che sembra uscita da un meme di Peaky Blinders con l’accento di The Crown e l’ego di Succession.
Dazi, disordini, un consiglio recalcitrante, imperatori in modalità hippie, un villain matto che vuole conquistare l’universo, avatar incastrati in un mausoleo volante, donne ibernate che combattono una guerra personale. Poi … Continua la lettura di Fondazione 3: recensione, migliori frasi e citazioni
Non ho molto da dire su The Life of Chuck di Mike Flanagan, decostruzione della vita di un uomo, con invito a godersi ogni minuto perché in un battito di ciglia semo all’alberi pizzuti.
Ve lo avevano detto: mai portare lo xenomorfo sulla Terra. Tabù assoluto della saga, da Ridley Scott in giù. E invece Noah Hawley, l’uomo che con Fargo ha trasformato il Midwest in un luna park di sangue e con Legion ha fatto trip mentale su trip mentale, ha deciso che era ora di giocarsi la carta proibita. Risultato: Alien: Earth, serie Disney+ che prova a mescolare Ridley Scott e Blade Runner, Musk e Zuckerberg, maternità tossiche e cyborg in transizione con l’anima di un bambino. Un caos? Certo. Funziona? Incredibilmente, sì.
Paul Thomas Anderson è tornato. Non con un film, ma con un’overdose. Una battaglia dopo l’altra è Pynchon buttato in lavatrice con Tarantino e strizzato da un Kubrick strafatto di caffeina con i Coen che affettuosamente guardano. Robert Altman spiritual guidance.
La Valle dei Sorrisi prova a raccontare il dolore collettivo ma finisce per sembrare l’ennesimo déjà-vu: comunità chiusa, segreti a pioggia e adolescenti problematici. Un film che scorre lento, con qualche spunto interessante ma troppo convinto di essere più profondo di quanto non sia davvero.
Ci sono film che iniziano piano e poi esplodono. Sinners – I peccatori invece parte già con la tromba del jazz che ti trapana il cervello, e non ti molla più fino alle prime luci del mattino. Ryan Coogler prende l’horror, lo immerge nel Mississippi del 1932 e ci butta dentro Michael B. Jordan, la sua ossessione di sempre, diviso in due gemelli che sembrano un prequel dark su Clemenza e Tessio.
Darren Aronofsky torna dietro la macchina da presa con Una scomoda circostanza – Caught Stealing, un film che mischia noir, gangster movie e commedia nera, fratelli Coen e Guy Ritchie. Ambientato nella New York malata e zozza del 1998, il film segue Hank (Austin Butler), un ex promessa del baseball diventata barista, che finisce in una spirale di mafie russe, criminali rabbini e assassini chiacchieroni portoricani solo per colpa di un gatto. Un cast stellare (Zoe Kravitz, Matt Smith, Regina King, Vincent D’Onofrio, Liev Schreiber) per un Aronofsky che prova un cinema ad alti ottani e riesce a metà.
Recensione di I Roses, remake cinico e tagliente di Jay Roach. Olivia Colman e Benedict Cumberbatch trasformano il matrimonio in una commedia nera da prima fila.
Racimolare 25mila dollari in una sola notte? Per noi comuni mortali significherebbe finire in galera dopo cinque minuti (probabilmente al primo turno di night shift). Per Vanessa Kirby invece è solo il lunedì sera. In La notte arriva sempre (disponibile su Netflix, regia del televisivo ma solido Benjamin Caron, sì quello di The Crown e Sherlock), la nostra aristocratica musa diventa Lynette, cameriera
Prime due puntate di Alien: Pianeta Terra promosse: tra citazioni a manetta, un po’ di Blade Runner, cyborg, ricchi annoiati e la solita Alice nel Paese delle Metafore Finite
Le citazioni e le frasi più belle di Il diritto di contare (Hidden Figures), un film del 2016 diretto da Theodore Melfi.