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Visioni (di molto) successive – Sperduto tra il nulla e l'addio

milliondollarbaby

Ricordo che la prima volta che lo vidi fui sorpreso dal cambio. Ci rimasi male: un film di boxe che finisce col parlare di eutanasia. Non bastava un finale alla Rocky? Con un bianco e un nero che se le danno di santa ragione e poi una giuria corrotta derubrica il ko tecnico a semplice utilizzatore finale?
Ogni volta Million dollar baby mi strema, perfettamente bilanciato tra l’eleganza formale e il melodramma più nobile. Come un’opera, Eastwood mette in scena una tragedia in cui gli interpreti sono netti ma in cui le risposte non sono mai semplici e le domande sono quelle che non vorremmo mai porci. 
I protagonisti oltrepassano da sconfitti, non è possibile non amarli: Frankie, Maggie e Scrap sono regalati alla galleria dei più belli e intensi e toccanti mai visti sullo schermo. È soprattutto la Maggie di Hilary Swank a spezzarmi il cuore in ogni inquadratura: l’attrice – che vinse il suo secondo Oscar con questo ruolo strappato alla Bullock – mostra di dare il meglio quando può lavorare duro sugli emarginati, i Brandon Teena e le cameriere provenienti da famiglie in cui “i problemi si misurano in chili”, donne che un posto al mondo se lo devono guadagnare con le unghie e con i denti, spesso senza la gratificazione di una vittoria o dell’amore. Un po’ come essere un’attrice che inizia lavorando nel film di Buffy l’ammazzavampiri o in Karate Kid 4, affrontandolo con tenacia, spingendo e lavorando fino ad arrivare all’Oscar a 32 anni, soffiandolo ad Annette Bening, una che, al contrario della Swank, fa parte della schiatta più nobile di Hollywood.
Million dollar baby è talmente poetico da strapparti un sorriso mentre al tempo stesso ti porta alle corde delle emozioni, spingendoti alle lacrime raccontando l’essenza della vita – e della morte – con una metafora rubata alla boxe. Non è un caso che questo, come un altro capolavoro di Eastwood, Lettere da Iwo Jima, sia stato adattato da Paul Haggis, quello di Diff’rent Strokes – Arnold, thirtysomething – In famiglia e con gli amici, Crash e Nella valle di Elah.
Alla fine resti con una sensazione dolce – amara quando sei forte perché hai assistito a qualcosa di bello ma anche debole perché è qualcosa di profondamente triste e ingiusto. Un po’ come la vita.
 
5 buono*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

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