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Prima visione – This piano plays me

coralineCoraline è la storia di una bambina la cui mamma non voleva cucinare mentre il papà preparava solo dei pesantissimi contorni carichi di olio che la piccola non riusciva a digerire, disturbandole il sonno. I suoi sogni, ben presto, si fanno molto agitati – come se fosse in preda ad un trip degno del peperone calabrese meglio conosciuto come “Corna del diavolo”: passando attraverso una porticina nascosta dietro la carta da parati del salotto, entra in una casa, in tutto e per tutto uguale alla sua, solo più pulita, ordinata e colorata e dove, al posto dei suoi genitori, trova “un altro papà” e, soprattutto, “un’altra mamma” che cucina sempre i suoi piatti preferiti e alimenta un mondo incentrato completamente sui suoi desideri, fatto di bambole di pezza con dei bottoni al posto degli occhi. In questa sorta di universo parallelo in cui tutto è saporito e divertente, Coraline scoprirà presto che c’è un prezzo da pagare per poter restare in questa specie di paradiso sulla terra: rinunciare ai propri occhi in cambio di un bel paio di bottoni.
La prima parte di Coraline si gioca nella lotta per lo spirito della bambina, la seconda diventa una vera e propria corsa per la propria sopravvivenza e dei “veri” genitori, con giardini che si animano di piante carnivore, trebbiatrici malvagie e mostri che spuntano da ogni parte.
Quel che è notevole in Coraline – che, non dimentichiamolo è un adattamento da un libro di grande successo, vincitore del Premio Hugo per il miglior romanzo breve – è la “scrittura” nel tratteggiare i personaggi e la forza visiva del regista Henry Selick nel raccontare i due mondi in contrapposizione. Coraline non è la classica bambina da cartone animato ma è la degna esponente di una nuova generazione di bambocci cresciuti da genitori troppo presi da sé e dalla propria carriera. Coraline è coraggiosa e determinata, come quando riprende gli adulti che storpiano il suo nome, o racconta a se stessa il panorama intorno perché nessun al suo fianco sembra avere voglia di ascoltarla. Lei si muove in un mondo grigio, pieno di regole, limiti e barriere, esattamente come i bambini percepiscono il mondo degli adulti: verdure da mangiare, grigi grembiuli da comprare e mille stratagemmi per compensare l’assenza dei genitori. Qui la scelta stilistica è stata proprio improntata a marcare questi aspetti, soprattutto in antitesi con quello che potremmo chiamare “L’altro mondo”: lì tutto è brillante, divertente e, soprattutto, ruota intorno a lei; perfino il giardino, visto dall’altro, riproduce il suo volto. La realtà è molto più triste.
Va aggiunto, però, che questa sorta di avventura alla Alice nel paese delle meraviglie si trascina forse un po’ troppo e, malgrado lo stupore per a meravigliosa stop motion e ancor di più per l’animazione in 3d (perfetta e adatta alla storia, per una volta finalmente!), fa capolino qualche sbadiglio. Forse la si mena un po’ per le lunghe con tutti i dettagli che arricchiscono senza meno il film.
Poi, però, la storia sterza e la battaglia per l’anima diventa una guerra per la sopravvivenza. Attenzione: prendete queste parole con il bilancino, è e rimane un film adattissimo ai bambini. Quel che diventa inquietante è come tutto ciò che era rassicurante ed entusiasmante nell’ambiente creato dagli adulti nell’altro mondo, si trasforma in una trappola e Coraline dovrà cercare di evitare i pericoli, risolvere enigmi e salvare i propri genitori e le precedenti vittime de “l’altra mamma” per tornare a casa.
Il sonno difficile causato dai peperoni calabresi si trasforma, così, in un incubo. Qui noi ci svegliamo completamente, gli sbadigli sono un ricordo, il mondo di beatitudine si trasforma in un piccolo inferno. Il finale è grandioso con un crescendo degno del primo Die Hard. Nessun afflato fanciullesco, siamo trasportati un incubo: tutto ciò che era luminoso e colorato è ingoiato dal nulla, le forme dell’altra mamma si affinano fino a diventale affilate come la sua perfida mente, fredde come l’acciaio.
 
3 buono***
È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

6 pensieri riguardo “Prima visione – This piano plays me Lascia un commento

  1. azzo, ti sei visto un’anteprimona, esce fra quasi due mesi.
    a quanto ho capito, senza infamia e senza lode, come tutti questi nuovi giocattoloni. questo, almeno, è un giocattolone dark. lo vedrò.

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  2. io lessi il libro svariato (molto) tempo fa e quando vidi che sarebbe uscito il film mi ero subito emozionata.. ma a quanto leggo ci sono delle sostanziali differenze che mi spaventano °_° credo che lo rileggerò per poter valutare con più giudizo quando uscirà… spero di ricordarmi male!

    *Asgaroth

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  3. In ogni caso credo che valga davvero la pena godersi lo spettacolo dell’animazione e del 3D, è un’esperienza e anche se non si tratta di un capolavoro, la fantasia di Neil Gaiman è magica come quella dei bambini… non vedo l’ora!

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