Fallout 2: le migliori frasi e citazioni della seconda stagione tra ironia nucleare e disperazione umana
Scopri le migliori frasi e migliori citazioni di Fallout 2: battute, dialoghi e momenti cult della seconda stagione da salvare e condividere.
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Welcome to Derry è il prequel di IT più atteso dell’anno, una serie horror che torna nell’universo creato da Stephen King per raccontare le origini del male che infesta la cittadina di Derry. Con un comparto visivo di alto livello, atmosfere anni ’60 ricostruite con precisione maniacale e il ritorno del Pennywise di Bill Skarsgård, la serie firmata da Andy e Barbara Muschietti punta a espandere il mito di uno dei villain più iconici dell’horror moderno. Ma tra ambizioni narrative irrisolte, sottotrame sfilacciate e un mostro che rischia di perdere parte del suo mistero, Welcome to Derry si rivela un prodotto affascinante e imperfetto: tecnicamente solido, emotivamente discontinuo, e destinato a dividere pubblico e critica.
In nove episodi Vince Gilligan azzera l’umanità, esalta una sola attrice e ci chiede se preferiamo il collettivo perfetto o il caos del libero arbitrio. Noi intanto ridiamo per i droni e riflettiamo sulle pandemie. Benvenuti nella serie più strana (e più nostra) del 2025.
Con il Volume 2 Stranger Things passeggia nella terra di mezza della quinta e finale stagione, una preparazione infinita verso l’epilogo, mentre i social sono in ebollizione, cercando di intuire su chi ci lascerà le penne nell’episodio finale atteso per la notte di San Silvestro del 2025 e iniziare ad elaborando il lutto. Nel frattempo si annaspa tra spiegazioni, flashback e dialoghi da tesi universitaria di teoria del Multiverso.
La recensione del Volume 1 di Stranger Things 5 non può che partire da un dato: la stagione finale comincia con più spiegoni di un film per la tv della domenica pomeriggio. Netflix ci porta di nuovo nel Sottosopra, tra citazioni anni ’80, superpoteri potenziati, riferimenti ai Goonies e idee da Marvel Cinematic Universe. Il risultato? Un mix che intrattiene, diverte, ma a volte annaspa nella sua stessa ambizione.
Task è la nuova serie tv HBO creata da Brad Ingelsby, disponibile in Italia su Sky e NOW, con Mark Ruffalo protagonista: un crime disperato e umano che mescola rapine alle “drug house”, FBI in crisi esistenziale e famiglie sfasciate nella periferia operaia di Philadelphia. In questa recensione di Task proviamo a capire perché la serie con Ruffalo, Tom Pelphrey ed Emilia Jones non è solo un’ottima crime story, ma una delle storie più dolorosamente umane dell’anno.
C’è un momento in Mr. Scorsese, il nuovo documentario in cinque puntate diretto da Rebecca Miller (figlia di Arthur, moglie di Daniel Day-Lewis, quindi sì: il livello di cinefilia genetica è tipo DNA Criterion Collection), in cui qualcuno, dice una cosa che ti apre lo sterno come una lametta: “È un sensualista ma lavora come un minatore. E ha la vocazione dell’uomo di chiesa. E nel caso di Marty capisco che questa è la sua cocaina”.
Ryan Murphy torna su Netflix con Monster: The Ed Gein Story, nuova tappa nella sua antologia del male reale: la vera storia del killer che ha ispirato Psycho, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti.
Nel mondo di MobLand, anche il tè delle cinque sa di sangue e gin. Guy Ritchie torna a Londra, la sua giungla preferita, per dirigere i primi episodi di una serie gangster che sembra uscita da un meme di Peaky Blinders con l’accento di The Crown e l’ego di Succession.
Dazi, disordini, un consiglio recalcitrante, imperatori in modalità hippie, un villain matto che vuole conquistare l’universo, avatar incastrati in un mausoleo volante, donne ibernate che combattono una guerra personale. Poi … Continua la lettura di Fondazione 3: recensione, migliori frasi e citazioni
Dept. Q – Sezione Casi Irrisolti è il murder procedural che Netflix ha tirato fuori dal suo cilindro nordico-anglosassone per farci dimenticare per un attimo che abbiamo visto 857 serie su detective disturbati e che, nonostante tutto, le vogliamo ancora. Perché se il poliziotto non ha un trauma, non ha senso. E se non lo mandano nel seminterrato, nemmeno.
Fedeltà o non fedeltà questo il dilemma… e non stiamo parlando di corna e storie sentimentali ma della seconda stagione di The Last of Us che a quanto pare ha sconvolto i fan del videogioco. E come sapete benissimo a noi non ce ne frega niente. Perché un titolo che fu elogiato per le sue qualità narrative e “cinematografiche” torna letteralmente a casa, la tivvù, la serialità, lo “streaming” nel formato serie tv, senza però la sua caratteristica peculiare: l’interattività.
C’è un momento in cui capisci che Andor non è più solo Star Wars, ma un’invasione aliena nel palinsesto HBO: uno dei burocrati dell’Impero, invece di approvare la distruzione di comunità e l’arresto e condanna a morto di innocenti, si stranisce perché le posate non sono perfettamente allineate per cena. E mentre tu pensi “sarà mica il nuovo Gordon Ramsay?”, arriva la mamma rompiscatole in competizione con la nuora. I volenterosi carnefici dei Sith hanno le nevrosi come il nostro capo o il vicino di casa. In questa galassia qua e in quella lontana lontana.
Per la sua miniserie Sconfort Zone, disponibile su Prime Video, Maccio Capatonda sfrutta una scelta narrativa quasi di scuola: la crisi di ispirazione dell’artista, una opzione alla 8 e 1/2, per dirne una
Al termine delle sue otto puntate M – Il Figlio del Secolo pone lo spettatore di fronte alla considerazione di aver assistito a un’esperienza visiva, un’installazione di arte contemporanea, un attacco a tutti i nostri sensi per stimolare la reazione che solo la violenza, la disumanità, la prepotenza del forte sul debole deve suscitare: il rigetto.
ACAB è la serie tv sequel del film di Stefano Sollima del 2012, disponibile sulla piattaforma streaming Netflix. Nel cast ci sono Marco Giallini, Adriano Giannini e Valentina Bellé.
Nel linguaggio dei social si abusa spesso della locuzione “la serie tv bellissima di cui nessuno parla”, trucchetto da clickbait però mai così adatto come per Say Nothing, miniserie tv disponibile su Disney+
Torna la serie più vista nella storia di Netflix: ma Squid Game 2 non chiude la storia ma la rilancia
Abbiamo recensito Squid Game nel 2021 attribuendole il Premio Sola dell’Anno “La Casa di Carta”.
The Day of the Jackal è l’interessante adattamento di un classico della letteratura spionistica dei tempi della Guerra Fredda. All’epoca volevano ammazzare Charles De Gaulle, oggi il mondo è tutti contro tutti e allora il nemico è la new economy, Elon Musk, Jeff Bezos e compagnia.