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Steve Harrington: l’eroe per caso di Stranger Things che ci ha insegnato a crescere

Per dieci anni Stranger Things è stata la comfort-serie dell’umanità: il plaid narrativo con cui Netflix ci ha avvolti mentre Hawkins implodeva un giorno sì e l’altro pure. Una serie che ha catalizzato l’attenzione mondiale, mescolando nostalgia anni ’80, amicizie salvamondo, Stephen King, Steven Spielberg, Chris Columbus e qualcuno me scordo, e una quantità industriale di lucine natalizie consumate per comunicare col Sottosopra. In mezzo a tutto questo, mentre Eleven sollevava furgoni con la mente e il Mind Flayer provava a fare urbanistica creativa sulla cittadina, è successo un piccolo miracolo: Steve Harrington ha smesso di essere un cliché ambulante ed è diventato il cuore emotivo della serie.

Sono tante le sequenze emozionanti e indimenticabili che lo hanno visto protagonista. Da quando prende a mazzate il primo demogorgone, alla passeggiata lungo i binari insieme a Dustin, quando gli rivela il segreto dei suoi capelli perfetti, quando passa da confidente di Robin e gelataio a superbia contro i russi, fino al finale struggente, con quella birra presa su un tetto insieme a Jonathan, NAncy e Robin, quando tutti abbiamo pensato “riusciranno i nostri eroi a frequentarsi ancora?”. 

Perché Steve Harrington è diventato il cuore emotivo della serie Netflix

Quando lo incontriamo nella prima stagione, Steve Harrington è il classico ragazzo americano “troppo bello per essere vero”: capelli perfetti, zero problemi e la morale di chi ha sempre vissuto in cima all’ecosistema sociale del liceo. Il primo Steve non salva nessuno: salva solo la propria immagine. Popolare, vanitoso, incapace di guardare oltre la lunghezza del suo ciuffo laccato.

Poi succede qualcosa. Anzi, succede la cosa. Steve va a casa Byers a scusarsi con Nancy per aver fatto il cretino, apre la porta e trova in salotto un demogorgone che sta facendo interior design con le pareti. E invece di scappare urlando – cosa che chiunque dotato di buon senso avrebbe fatto – Steve afferra una mazza da baseball chiodata e resta.

Da lì in poi non se ne andrà più.
Non è maledetto, non ha superpoteri, non ha un passato pieno di esperimenti o portali dimensionali: è entrato nella guerra contro il Sottosopra per sbaglio… e per le persone giuste è rimasto.

Con Mike, Dustin, Lucas e Max diventa il fratellone che tutti avremmo voluto: il babysitter riluttante ma affidabile, l’autista ufficiale, la spalla comica, il protettore sempre in prima fila contro qualunque mostro Vecna voglia tirare fuori dal suo catalogo IKEA dell’orrore. Non importa quanti demogorgoni del Sottosopra arrivino: Steve c’è. Sempre.
Non perché è l’eroe designato, ma perché finalmente qualcuno ha bisogno di lui. E lui non può — non vuole — tirarsi indietro.

La teoria sulla possibile morte di Steve Harrington nella stagione finale

Tra i fandom è girata per anni: la paura che Steve, l’unico senza poteri né destino profetico, sia il sacrificio necessario per chiudere definitivamente la porta con il Sottosopra. È stato l’archetipo del personaggio che muore salvando la squadra, quello che la narrazione sembra spingere sempre più vicino all’eroismo tragico.

E ammettiamolo: i fratelli Duffer ci hanno giocato come gatti col gomitolo, avvicinando Steve al pericolo con la stessa disinvoltura con cui Dustin gli ruba la pazienza. Nell’ultima puntata sta per cadere dalla torre mentre i mondi stanno per collassare l’uno sull’altro, un momento di schermo nero, fiato sospeso per milioni di fan in tutto il pianeta, ma poi ecco, appeno nel vuoto mentre Jonathan – il rivale per l’amore di Nancy – lo tiene agganciato ancora a questa storia. Ma la verità è un’altra: Steve non poteva morire, non narrativamente. È diventato il collante emotivo dei ragazzi, la bussola morale che non avevano. E i Duffer hanno amato troppo i loro personaggi per lasciarli andare. Pensateci, sono morte solo figure secondarie, apparse in stagione in corso o ritornate dopo un’apparizione, come Kali.
E se Stranger Things è una storia di crescita, allora Harrington è l’adulto che i ragazzi scelgono come esempio. E un esempio non lo butti nel Sottosopra senza motivo.

Il finale perfetto: perché Steve diventa insegnante e allenatore

Il suo epilogo – che molti fan considerano tra i più riusciti – lo vede diventare ciò che la serie lo aveva silenziosamente preparato a essere: un educatore, un allenatore, un mentore. Steve Harrington finisce a fare per davvero ciò che aveva fatto per quattro stagioni: formare giovani menti, tenere insieme una squadra, mostrare ai ragazzi che il coraggio non è un potere paranormale ma una scelta quotidiana.

È una chiusura coerente, tenera e profondamente umana.
Steve non salva il mondo (non più, almeno). Salva le persone, una alla volta.
Come ha sempre fatto.

Perché Steve è il mio preferito (e forse anche il vostro)

Steve Harrington è il personaggio di Stranger Things che più rappresenta il senso della serie: la crescita attraverso il caos, la scelta di diventare migliori, l’idea che la famiglia non sia quella che hai, ma quella che costruisci. È uno dei pochi ad avere un arco narrativo completo, dall’egoismo all’altruismo, dalla superficialità al sacrificio, dall’adolescenza all’età adulta.

E sì, lo ammetto: Steve è il mio preferito.
Perché è il fratello maggiore che tiene tutto insieme mentre il mondo cade a pezzi.
Perché non ha superpoteri, ma ha cuore, presenza, responsabilità.
Perché quando Hawkins traballa, lui si mette davanti.

E perché diciamolo: nessuno brandisce una mazza chiodata come lui.

Joe Keery: chi è l’attore dietro Steve Harrington e la sua passione per la musica

A dare vita a Steve è Joe Keery, attore americano classe 1992, diplomato alla DePaul University. Nel 2021 è stato scelto per lavorare al fianco di Ryan Reynolds in Free Guy e nel 2024 nel film di Saverio Costanzo, Finalmente l’alba.

Mentre diventava il “babysitter d’America” ha coltivato la sua vera, grande passione: la musica. Keery infatti è chitarrista e cantante con lo pseudonimo Djo, con cui ha pubblicato tre album elegantissimi, psichedelici e sorprendentemente maturi (quasi quanto il suo alter ego Steve).

Tra cinema, serie tv e musica, Keery è diventato un’icona pop trasversale: l’unico che può passare dal combattere il Mind Flayer a suonare in tour negli Stati Uniti senza perdere un colpo… né un capello.

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